Buon fine e radioso anno nuovo
Michele Trematerra
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Nei ritagli di tempo, durante queste festività natalizie, mi sono cimentato a scrivere qualche riflessione, non tanto sull’UDC, ma quando sul ruolo che hanno avuto i democristiani nella vita politica della nostra comunità.
Spesso le due cose si intersecano, UDC e Democristiani, solo perchè il momento di massima espressione della cultura cattolica impegnata in politica, è stata connotata dalla nascita del CCD prima e dell’UDC poi, comunque precedute dal raggiungimento per la prima volta di democristiani alla guida di palazzo Gencarelli, il professore Luigi Bonacci ed Il compianto Dott. Lorenzo Sammarro. Erano anni di forte contrapposizione politica tra i comunisti ed i democristiani, ma sempre nel rispetto del reciproco ruolo. La caduta del muro di Berlino, conseguentemente la nascita dei partiti leggeri prima e leaderistici poi, hanno generato la nascita di nuovi soggetti politici, tra gli altri di partiti a chiara radice democristiana tra i quali il CCD prima e UDC poi. Sono stati anni di grande scommesse vinte e anche di battaglie perse, ma la sensazione che si ebbe è che una comunità dell’entroterra della Calabria stava mettendosi nelle condizioni di uscire dall’isolamento nel quale era stata per molti anni, riuscendo a rintracciare i canali di finanziamento per le infrastrutture, che però furono gestiste nel modo che tutti sappiamo. Si recuperarono spazi di aggregazione, ora in disuso (la villetta comunale, l’anfiteatro), anticipammo Cosenza sulla riqualificazione delle piazze e sulla nascita di isole pedonali, ci dotammo di un museo che pur con tante criticità manteneva vivo il palazzo Sanseverino Falcone, nel quale fu allocato in maniera più dignitosa la sede del consiglio comunale, si immaginava di realizzare uno spazio ludico-sportivo (palazzetto dello sport) che trovava il finanziamento addirittura nella finanziaria dello stato, in definitiva si cercava di mettere la nostra comunità e soprattutto le nostre attività produttive nella condizione di poter sperare che si potesse uscire dall’isolamento mettendo insieme l’amore per la nostra città con la dedizione e l’impegno di tutti. Poi all’improvviso il black-out! L’amore, la concordia e la gioia hanno dato il passo ad altro, e siamo caduti in uno stato catatonico, da cui non mi pare stiamo uscendo, e non per colpa di chi amministra, ma più che altro per colpa di chi ha voluto seminare, negli anni i semi del rancore e della conflittualità ad ogni costo. Anche nel leggere alcuni articoli di stampa si intravedono atteggiamenti di rivalsa evidenziando i tanti che hanno abbandonato quel progetto politico, volendoli connotare con aggettivi non molto lusinghieri. Io non mi arrendo, non getto la spugna pur conscio che devo attraversare, ed in parte l'ho già fatto, un mare tempestoso ma vedo ormai la costa, anche se avrei preferito attraversalo insieme a chi mi conosce, a chi è cresciuto con me, a chi condivideva quel sogno, a chi in questi anni, all’ombra di quel progetto ha immaginato di essere diventato grande. Buon anno. |
PUBBLICATO 29/12/2017 | © Riproduzione Riservata

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