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Un declino annunciato ed a cui non possiamo sottrarci?

Foto © Acri In Rete
Anna Vigliaturo
Affermazioni del tipo “l’opposizione non esiste”, “che fine ha fatto Anna?“, “che fine hanno fatto i consiglieri di opposizione?” e altre simili, girano sui social e arrivano tramite sms. Una domanda mi pongo sempre più spesso: “Serve scrivere?” Serve sollevare questioni con lo scopo di stimolare una discussione, quando la critica viene presa sempre per il verso sbagliato, solo perché proviene da un consigliere di minoranza? Nulla di ciò che dice un consigliere di opposizione viene interpretato come suggerimento per fare meglio.
Quindi a che cosa serve, se poi puntualmente chi governa smentisce il tutto con comunicati e conferenze che il più delle volte hanno lo scopo non di informare ma di dimostrare, con una rabbia che rasenta la superbia, che si sta lavorando nell’interesse della città e che addirittura in soli 7 mesi è stato attuato il 50% del programma, per cui tutti possiamo stare tranquilli ed essere soddisfatti perché se così è, nei restanti 4 anni e mezzo Acri diventerà una metropoli e potrà competere con le grandi città, non solo del nord Italia ma dell’Europa e del mondo.
Mi preoccupa molto la sensazione di rassegnazione che si avverte ad Acri, quasi che il destino sia quello di andare sempre di più verso un declino già annunciato e a cui non possiamo sottrarci.
Ciò nonostante il mio spirito di critica è sempre vivo e mi soffermerò su alcune delle problematiche che andavano affrontate subito ed in modo risolutivo.
E’ stato risolto il problema del randagismo? Mi pare che i cani continuano a circolare indisturbati per le vie della città e addirittura vengono sfamati presso le villette pubbliche. Si può fare?
I regolamenti lo consentono? Perché se la soluzione al randagismo era questa, che si dica pubblicamente in modo tale da dare la possibilità di farlo anche ai cittadini.
Problema della riscossione dei tributi, problema dell’acqua, problema della gestione dei rifiuti.
E’ bastata una conferenza stampa per chiarire tutto quello che avverrà.
Nonostante la gioia nel vedere approvato il piano di rientro quinquennale, non è sfuggito l’atteggiamento minaccioso dell’assessore nel diffondere la paura di una probabile sospensione del servizio della raccolta dei rifiuti se non si dovesse raggiungere la totale copertura del costo, così come non sfugge la volontà di internalizzare l’unico servizio che funziona bene, riportando la gestione all’interno dell’ente, non si capisce con quali mezzi e con quali risorse umane.
Ben presto aspettiamoci un bando ad hoc, perché l’ufficio tributi non sarà stato capace di fare salire la percentuale di riscossione e allora la stessa dovrà essere affidata ad un privato.
Altra preoccupazione l’acqua, sia in termini di siccità sia in termini di manutenzione della rete idrica, obsoleta per colpa “ovviamente” delle precedenti amministrazioni che non hanno mai investito in questo settore.
Volutamente si sorvola sull’aumento delle bollette dell’acqua.
Aumento giustificato dall’adeguamento delle tariffe imposto dalla regione: un milione e 400 mila euro è il costo del servizio, per cui l’incasso deve essere di pari importo.
Senza ovviamente tener conto dei disservizi dovuti e causati dalla società che gestisce il servizio per conto della regione, e senza considerare i continui disservizi, causati non solo dalla siccità, sia nel periodo estivo sia nei mesi invernali.
Da più di 4 anni si discute del Caffè letterario. Inaugurato dalla precedente giunta, utilizzato per convegni e altri eventi, non è dato sapere come mai non si faccia funzionare per come in realtà è stato concepito.
Intanto però è partito il “Caffè letterario in tour”, idea geniale di un'acrese, che da anni opera nel settore della critica legata all’arte, subito giustamente accolta e sposata dall’assessore alla cultura, alla quale però è sfuggito un piccolo particolare, il caffè letterario in tour rischia di trasformarsi in “caffè letterario solitario”, perché a parte gli organizzatori e i graditi ed illustri ospiti, non mi pare che le presenze di pubblico siano così numerose.
Solo qualche anno fa, venne presentata l’App del Comune di Acri, una piattaforma scaricabile sul cellulare su cui venivano caricate informazioni e notizie riguardante Acri; io personalmente scrissi e sollevai critiche perché non era chiara la commistione privato/pubblico e soprattutto criticai l’opportunità o meno di utilizzare il logo del Comune per fare pubblicità ad attività commerciali.
Dopo un anno si assiste, tramite conferenza stampa, alla presentazione di un sito di promozione turistica della nostra cara città.
Un privato gestisce un sito, si fa pagare dalle attività commerciali perché fa loro pubblicità, e fin qui niente di male, tutto nella norma.
La cosa strana e non chiara è che il Comune lo presenta e lo fa suo senza nessun bando, nessun progetto, nessun affidamento, nessuna determina di incarico, niente di niente, solo le dichiarazioni di qualche assessore circa il fatto che questa iniziativa è stata finanziata in modo privato dagli assessori, alla faccia del rispetto delle procedure e della trasparenza.
Ma d’altra parte cosa vogliamo? Questa è l’amministrazione dove tutti si vogliono bene, tanto che offrono le loro prestazioni in modo gratuito; dove numerose sono le deleghe concesse a titolo gratuito, alcune ritirate o restituite non si sa come e perché; dove tutti corrono in soccorso di un ente che è in difficoltà, dove molti professionisti si accontentano di lavorare gratuitamente per il comune perché hanno tanto tempo libero da impiegare, oppure perché hanno qualche altro tornaconto che a noi non è dato sapere.
Poi ci meravigliamo che, a meno di un anno dalle elezioni amministrative, i grillini prendono il 60% dei consensi, senza fare propaganda politica, senza essere presenti nella gente (a parte qualche attivista pentastellato che conosco personalmente e con cui diverse volte mi sono confrontata su questioni riguardanti l’attività ammnistrativa) e soprattutto senza avere espresso candidature negli ultimi anni.
Il consenso verso i grillini ad Acri, così come nel resto della Calabria e dell’Italia, è stato il risultato di una reazione al vecchio modo di fare politica, una politica distante anni luce dalla gente e che ha completamente abbandonato i territori.
Il risultato delle politiche era annunciato e scontato; non ha vinto “l’ignoranza” o il reddito di cittadinanza, ha vinto “l’antipolitica”, ha vinto l’avversione verso una politica malata, una politica che non si occupa più dei problemi reali, hanno vinto i partiti che hanno saputo cogliere la protesta e soprattutto il disagio sociale che una politica malata e cieca non è più in grado di cogliere.
Bella lezione data dai grillini ai partiti tradizionali! Quei partiti che dovevano essere nelle mani degli elettori, dei cittadini, nelle mani di chi ogni giorno si impegna e si spende stando vicino alla gente, di chi ascolta e cerca soluzioni ai problemi quotidiani e concreti delle persone.
Partiti che invece sono diventati strumento di potere, sono nelle mani di chi aspira a comandare, non a governare, di chi ambisce al potere in questa o quella provincia, in questa o quella regione.
Ed ecco il risultato!
Le campagne elettorali si fanno nei territori, si fanno porta a porta, andando a chiedere il consenso a persone che sono sempre più in difficoltà e che sempre più spesso sono costrette a lasciare i nostri territori per trovare lavoro fuori regione.
Le scelte però si fanno a Roma, dove si decidono le candidature, si collocano le pedine nei vari collegi, senza conoscere luoghi e persone, proprio come se fosse una scacchiera dove piazzare i soliti nomi che devono andare ad occupare i posti alla Camera e al Senato, come se fosse un diritto acquisito, alla faccia di chi lavora tutti i giorni mettendoci la faccia, alla faccia di chi il consenso se l’è conquistato sul campo, senza essere figlio di nessuno e soprattutto senza promettere nulla.
In questi mesi ho creduto in un progetto che potesse riunire le forze moderate, in linea con la mia storia politica e con quanto espresso nella campagna elettorale per le amministrative.
Progetto politico il cui risultato in termini di voti era prevedibile in tutta Italia, perché di fatto non è mai decollato come unico progetto, ma è stato percepito da subito come cartello elettorale, in cui hanno prevalso personalismi e contrasti a danno di chi invece vede la politica come missione.
Credo ancora che la politica possa e debba essere al servizio delle persone, ma a questo punto mi auguro che il risultato di alcune forze su altre, faccia andare in pensione definitivamente un modo di fare politica che è stato ampiamente bocciato e mi auguro che prevalga una nuova visione della politica, più trasparente e soprattutto che parta dai territori.

PUBBLICATO 23/03/2018





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