Caos rifiuti. Nuove discariche ed inceneritori. Ecco il sito acrese
Redazione
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Una legge regionale prevede che siano i comuni ad occuparsi della gestione del ciclo dei rifiuti tramite gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali).
In Calabria gli ATO sono 5 e ognuno comprende i paesi delle 5 Province. Il presidente dell’ATO di Cosenza è Marcello Manna. Dal 2015 la Regione ha sollecitato i Comuni a predisporre ogni atto necessario per iniziare a gestire direttamente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti entro il 30 giugno 2018, ma su richiesta dei sindaci il termine è stato posticipato al 31 dicembre 2018. Ma anche questa data non è stata rispettata, ovvero quasi tutti i comuni, quelli più grandi, non sono ancora pronti. Se a ciò si aggiunge la scelta dei gestori degli impianti privati di chiudere le discariche, si può capire che si sta andando verso il caos. Per ben 17 anni i rifiuti in Calabria sono stati gestiti da commissari. Diciassette anni durante i quali sono stati realizzati impianti in deroga, sversati rifiuti con grave pericolo per l’ambiente, lasciati milioni di euro di debiti e non sono stati realizzati gli impianti pubblici per permettere una corretta gestione del ciclo dei rifiuti. Il Piano rifiuti della Regione Calabria, approvato nel 2016, prevede la realizzazione di impianti di grosse dimensioni. Per l’ATO di Cosenza dovrebbero realizzarne due. Uno è in corso di riammodernamento (quello di Rossano) mentre per un altro deve ancora essere individuato il sito. L’ATO di Cosenza utilizza l’impianto di Calabra Maceri per la lavorazione dei rifiuti e la discarica di Crotone per smaltire gli scarti. Quest’ultima, però, è quasi satura e, quindi, tra pochi mesi nascerà il problema degli scarti. Vi sono, poi, le cosiddette discariche di servizio. Sul sito della Regione è presente lo studio per la localizzazione di una o più discariche nella provincia di Cosenza. I siti analizzati sono: Castrolibero, Castrovillari, Montalto Uffugo, Santa Caterina Albanese, Torano Castello, Acri e Castiglione Cosentino. Attenzione ai fattori ed al punteggio; i fattori che dovrebbero essere escludenti diventano solo penalizzanti, ovvero se un sito dista meno di 2000 metri da un centro abitato o è vicino ad una zona protetta o ad un corso d’acqua, non viene ritenuto non idoneo e, quindi, escluso ma acquisisce semplicemente un punteggio più basso che in assenza di altri parametri negativi, potrebbe farlo ritenere un luogo adatto per impiantare una discarica. Esiste uno studio dettagliato prodotto dalla Società Martino Associati Ingegneria e Tecnologie Ambientali. Come punto di partenza per la identificazione degli impianti viene utilizzata una lista di controllo qualitativa di tipo generale consistente in un elenco di voci come indice ragionato dei possibili effetti ambientali accorpate in tematiche fondamentali. Ad ogni fattore di possibile impatto è stata assegnata una magnitudo da 0 a 10. La magnitudo 10 corrisponde al massimo impatto sul fattore, mentre lo 0 corrisponde all’assenza dell’impatto sul fattore. Ne deriva, quindi, un risultato finale in cui le migliori localizzazioni sono quelle con punteggio finale minore, ossia che hanno minor impatto sulle componenti analizzate. Vediamo i punti dati al sito acrese; il sito dista 1400 mt dal centro abitato, 21 km dalla A2 e si trova a 785 m.s.l.m. Distanza dal centro punti 8, distanza da case sparse inferiore a 500 mt punti 10, viabilità complessa punti 10, vicinanza zona agricola punti 8, vicinanza area boschiva punti 10, vicinanza fiumi punti 5, visibilità sito punti 5, sito in frana punti 10, distanza dal metanodotto punti 5, distanza da A2 punti 10. Come si può vedere il punteggio è alto e, quindi, il sito non dovrebbe essere idoneo ma per quanto scritto in precedenza, ovvero in assenza di altri parametri negativi, potrebbe essere adatto per la realizzazione di una nuova discarica. Vedremo. |
PUBBLICATO 07/01/2019 | © Riproduzione Riservata

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