Lettera aperta agli studenti che partecipano allo sciopero globale per il pianeta
Assunta Viteritti
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C’è il fuoco sotto la cenere e l’energia spinge per venir fuori. Il 15marzo 2019, in occasione del Fridays for future, giovani adolescenti del pianeta scioperano e prendono la parola per dire agli adulti che loro le cose le sanno e che sono molto arrabbiati. Fanno uno sciopero globale per denunciare i rischi che corre il pianeta, perché loro lo sanno.
Sanno che la terra non ha risorse infinite e che quelle esistenti scarseggiano. Sanno che il suolo è stato sfruttato in modo ingiusto, senza regole e senza bellezza. Sanno che i migranti si muovono da terre infestate da guerre e da calamità naturali che l’uomo bianco non solo non ha impedito ma ha spesso ha ampiamente alimentato. Sanno che la ricchezza è di pochi che non sono interessati alle sorti comuni del pianeta che i più giovani dovranno presto abitare. Fanno lo sciopero globale per dire che loro lo sanno. Anche le ragazze e i ragazzi di Acri hanno deciso di aderire allo sciopero globale, perché ogni suolo è parte dell’intero pianeta, perché sempre il piccolo è parte del tutto, anche il terreno franoso, il paesaggio cementificato, la natura tradita, l’assenza di cultura viva e partecipata, la politica spenta, triste e colpevole di una piccola città italiana che soffre gli stessi mali delle terre più grandi. Loro lo sanno perchè la vivono la povertà culturale dei territori, l’incompiutezza delle opere pubbliche che tanto utili sarebbero per i più giovani cittadini, sanno dell’impoverimento della natura e delle colture, sanno dell’assenza di luoghi pubblici di crescita e di condivisione, sanno che gli adulti intristiti dalle loro colpe e dalla disillusioni spesso comunicano solo assenza di futuro. Queste ragazze e questi ragazzi sanno tante cose, anche quelle che nessuno dice loro. Conoscono le responsabilità degli adulti che in modo scriteriato hanno sfruttato terreni, ucciso fiumi, debellato risorse, impoverito il linguaggio e il pensiero, desertificato il senso civico e il bene collettivo, esibito solo arroganza e ignoranza, anche in una piccola città italiana come Acri. Loro lo sanno perché anche quando nessuno racconta la verità loro la sentono e la sanno riconoscere. Non si fidano degli adulti che non credono in loro, come tutte le ragazze e i ragazzi del mondo. Vivono da stranieri nelle strade che percorrono ogni giorno, strade che gli adulti non hanno curato e non hanno amato, vivono da stranieri la terra che abitano, perché ne sono stati prematuramente estromessi. Camminano tra negozi chiusi, strade dissestate, case vuote, palazzi incompiuti, denari sperperato, adulti distratti e famiglie impaurite. Vivono tra adulti che si lamentano ma che non fanno nulla per migliorare le cose, che hanno insegnato loro il silenzio ma ora vogliono parlare. Vogliono farlo come Greta Thunberg, la sedicenne svedese, che davanti a adulti ottusi e senza futuro, chiede conto del cambiamento climatico. Greta ha iniziato a manifestare nel 2018 nel suo paese davanti al Parlamento per parlare poi fiera e consapevole davanti ai potenti del mondo. Con grande fermezza e verità rimprovera i potenti che potevano fare e fanno, rimprovera con franchezza, gentilezza e candore, quanti fanno finta di nulla mentre il pianeta si surriscalda, mentre i fiumi vengono inquinati, mentre le fabbriche ancora intossicano, mentre i rifiuti tossici vengono seppelliti vicino alle colture, mentre la bellezza viene ogni giorno sottratta. Greta ha studiato, è arrabbiata, è sicura,è una ragazza di un secolo giovane. Greta è sensibile, è unica ma è anche così simile a molte delle ragazze e dei ragazzi che popolano le nostre scuole, anche le scuole di Acri, io li ho visti. Hanno dentro una rabbia sopita che aspetta di svegliarsi. Prendere parola nello spazio pubblico necessita di fiducia in se stessi e loro la stanno cercando. Hanno il fuoco sotto quella cenere che spesso gli adulti buttano sul loro calore. Si svegliano presto la mattina e vanno a scuola, tutti i giorni, ascoltano adulti che raccontano loro storie, tutti i giorni, prendono sul serio quello che fanno e non fanno, cercano e sperimentano “altrove” se non trovano riconoscimento e se non si sentono visti. Quegli adulti che spesso li giudicano sono gli stessi che stanno sottraendo energia e vita al pianeta, alla terra, a ogni luogo. Ogni volta che un adulto, in privato e in pubblico, agisce fuori dai doveri e diritti sociali civili, etici e morali ai più giovani tocca faticosamente di cercare nuove ragioni per desiderare e costruire un futuro dove un diverso mondo sia ancora possibile. C’è il fuoco sotto la cenere e tanto lavoro da fare. Noi, di Hortus Acri, siamo con loro. |
PUBBLICATO 12/03/2019 | © Riproduzione Riservata

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