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Se manca la decenza

Foto © Acri In Rete
Franco Bifano
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Venticinquesima giornata del campionato di calcio di Eccellenza calabrese, l’Acri, impegnata nella lotta per non retrocedere, gioca in trasferta a Scalea.
I rossoneri sono reduci da due vittorie consecutive ma hanno comunque la necessità di continuare a fare punti. Si profila quindi una partita interessante.
Su invito di una bella comitiva, formata dalle famiglie di dirigenti e tifosi, partiamo insieme in macchina per la bella cittadina tirrenica. Siamo pieni di speranza!
Lo stadio “Domenico Longobucco” è una buona struttura, ed ha una felice collocazione centrale, facilmente raggiungibile. Si trova nei pressi di una piccola villetta con annesso parco giochi per ragazzi, una grande Chiesa e due edifici scolastici.
Un ampio parcheggio, evita a chi va a vedere la partita, lunghi ed estenuanti giri in cerca di una collocazione per l’auto. La giornata è più che primaverile, il sole è caldo. L'inizio dell’incontro è previsto per le ore 15:00.
Noi, insieme ad alcune famiglie dei calciatori dell’Acri, arriviamo con un buon anticipo. Siamo più o meno una cinquantina di persone, con una buona presenza femminile e qualche ragazzo.
Acquistati i biglietti ci presentiamo all’ingresso della tribuna dello stadio.
Qui troviamo la prima delle sgradite sorprese. Ci viene comunicato che la nostra collocazione sarebbe stata in un altro settore.
Pare, infatti, che nel corso della partita precedente tra la tifoseria locale e quella del Gallico ci sia stato qualche problema, e che quindi le forze dell’ordine abbiano deciso di assegnare ai tifosi dell’Acri un settore diverso. Delusi ci avviamo all’ingresso previsto. Qui troviamo la seconda sgraditissima sorpresa.
Il “famoso” settore riservato a noi tifosi ospiti è una striscia di terreno separata dal campo di gioco da una rete metallica.
Non è prevista nessuna gradinata quindi non è possibile sedersi, se non a terra, ed è un settore completamente scoperto.
Non ci sono servizi igienici, né tantomeno una seconda uscita, a questo si aggiunge una posizione contro sole che, ovviamente, rende difficoltoso guardare la partita.
Naturalmente, chiediamo di poter parlare con il responsabile della società dello Scalea, ci invitano a rivolgerci ai carabinieri. Terza sgradita sorpresa.
Il Maresciallo al quale ci rivolgiamo, segnalando le gravi lacune e invitandolo a verificare se il settore fosse idoneo ad ospitare famiglie, quindi donne e ragazzi, non solo non recepisce le nostre istanze, ma dà la sensazione di lavarsene le mani.
Soprattutto, il solerte sottufficiale non effettua, nonostante più volte richiesta, nessuna verifica sull’agibilità del settore in cui siamo costretti.
Non senza un certo senso di sconforto decidiamo di restare per sostenere comunque i nostri ragazzi.
L’incontro finisce in parità, il buon risultato non mitiga l’amarezza per quanto è successo.
Allo stadio di Acri minacciano di non far disputare la partita anche se non funziona la catenella del bagno, in altri si gioca anche se il bagno non esiste, insieme alle condizioni minime di decenza.





PUBBLICATO 18/03/2019 | © Riproduzione Riservata



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