OPINIONE Letto 702  |    Stampa articolo

Altruismo: natura o cultura ?

Foto © Acri In Rete
Federica Meda
"La tendenza alla cooperazione e la propensione all’aiuto degli esseri umani poggiano, da sempre, su un nucleo di interesse personale”: questa frase, letta in un libro, mi ha fatto riflettere sulla natura di questo interesse. L’altruismo e la solidarietà umana sono costitutivi della natura dell’uomo oppure assimilati attraverso la cultura e l’educazione?.
Noi siamo continuamente a contatto con gli altri, e gran parte delle cose che facciamo sono condivise e si manifestano all’interno di un gruppo.
La famiglia, i rapporti di amicizia e di affetto, l’amore per una persona, un ideale, un credo: tutti questi aspetti hanno un valore inestimabile per un uomo e tutti presuppongono il “noi”, un concetto che compare già nei bambini, come dimostrato dagli psicologi. Che l’uomo sia un essere che necessita degli altri quindi è indiscutibile e quotidianamente dimostrato; anche nella piramide di Maslow ( piramide dei bisogni dell’uomo secondo la psicologia). In essa è presente il bisogno di affiliazione come fattore fondamentale nella vita, e la socialità è una vera e propria motivazione, cioè quella spinta che porta ad agire per soddisfare delle esigenze e raggiungere degli scopi.
A questo punto mi verrebbe spontaneo accettare l’idea che l’uomo è un essere sociale, portato istintivamente a stabilire stretti legami con gli altri e capace di creare relazioni come nessun’altra specie esistente, proprio per la necessità di condividere e sentirsi partecipe di varie esperienze. E se l’impulso solidaristico, il supporto e l’aiuto offerto ai propri simili derivasse da questo bisogno?
Forse è un’idea troppo ottimistica quella di vedere in quel famoso interesse personale una gratificazione intrinseca, sentirsi appagati per il semplice fatto di far del bene agli altri; ma è altrettanto vero che vi sono diverse situazioni che lo dimostrano, come ad esempio tutte quelle persone che fanno volontariato, che si dedicano completamente agli altri, o altre che addirittura sacrificano la loro vita e si mettono in gioco rischiando di perdere tutto pur di proteggere chi è in difficoltà: di tutte queste persone non si può dire che agiscano per la fama, il potere o qualche altro fine secondario, e nemmeno che la volontà di stare con gli altri, cercare appoggio e condivisione nelle proprie azioni sia una forma di egoismo.
Tuttavia ì è importante avere cura anche di se stessi, e se soddisfare il bisogno di benessere richiede la presenza di altri individui anche per il solo piacere di offrire e condividere, ben venga.
L’importante è che la condivisione sia reciproca o che comunque non si sfruttino gli altri pensando solo ai propri vantaggi: ecco l’altro lato di quell’interesse personale.
Purtroppo spesso gli uomini agiscono in funzione di qualcosa che non consiste in pura sensibilità e propensione verso gli altri; soprattutto all’interno dei diversi contesti sociali l’individuo è portato a pesare le azioni, considerando i benefici che può trarne e a dosare il suo altruismo, mostrandosi gentile con chi conviene e meno predisposto con chi potrebbe ostacolare i suoi obiettivi.
Ma la cosa peggiore ( e che spesso mi fa dubitare della sua naturale socialità ) è che l’uomo è anche capace di fare del male e sono innumerevoli gli esempi di antisocialità, conflittualità e prepotenza; si può dire che siamo l’unica specie in natura che pratica una guerra organizzata e che è in grado persino di autodistruggersi.
Che fine fanno quelle tendenze altruistiche di fronte a certi eventi? Come dare piena ragione a Rousseau?
L’uomo sarà anche dotato di una socialità innata, ma spesso si creano dei gruppi poiché ci si rende conto che associandosi si risolvono meglio dei problemi che da soli è difficile affrontare.
A quel punto, più che istinto è convenienza, e proprio Hobbes affermava che la società nasce da un contratto non scritto tra i suoi componenti, dove ognuno rinuncia ad una parte della propria libertà e coopera per far fronte a delle esigenze comuni.
Ritornando allora alla riflessione iniziale, credo che la natura umana sia molteplice e talvolta presenta inclinazioni estreme. Sicuramente ogni individuo ha le sue personali ragioni e interessi per cooperare o supportare qualcuno, ma ciò che conta è che tali azioni non siano a discapito di altri e che alla base ci siano motivazioni concrete e positive. Insomma, tra l’essere meschino e il martire, ci deve essere l’uomo, che sa misurare rispetto e bontà verso gli altri.

PUBBLICATO 24/03/2019





Ultime Notizie

NEWS   |  LETTO 187  
Buona Pasqua
La proprietà, la direzione e la redazione di Acri in rete augurano a tutti voi una serena Pasqua
Leggi tutto

VIAGGI  |  LETTO 573  
Una gita a….Spezzano Sila
Con l’arrivo delle belle giornate ritorna la possibilità e la voglia di effettuare escursioni e gite...
Leggi tutto

COMUNICATO STAMPA  |  LETTO 656  
Fc Calcio Acri, abbiamo sbagliato a concedere fiducia
Rimaniamo amareggiati della decisione improvvisa dei calciatori di rinunciare ad allenarsi in un momento....
Leggi tutto

NEWS   |  LETTO 1145  
Europee, ecco liste e candidati per la circoscrizione Sud
Sono state presentate le liste elettorali per le elezioni all’Europarlamento del prossimo 26 maggio....
Leggi tutto

COMUNICATO STAMPA  |  LETTO 475  
Picitti stories, tempo presente
Teatro, comunità e desiderio di esplorare il territorio attraverso nuove forme di linguaggio artistico...
Leggi tutto