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Terremoti. Tansi; “la Calabria attraversata da faglie profonde e superficiali”

Foto © Acri In Rete
Roberto Saporito
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Qualche anno fa, per conto del quotidiano Calabria Ora, intervistai Carlo Tansi, geologo, ricercatore Cnr-Irpi e già responsabile della Prociv regionale, riguardo la questione terremoti. Utili spiegazioni, per esperti e neofiti, e concetti sempre attuali per tematiche con cui la Calabria ci convive da sempre.
Tansi cosa può dirci sulla pericolosità sismica della nostra regione?
E’ risaputo che la Calabria è esposta al rischio sismico perché è collocata esattamente lungo la zona di contatto tra l’Europa e l’Africa. In altre parole la Calabria è schiacciata dall’enorme morsa costituita dalla placca africana a sud e da quella europea a nord.
Che succede allora?
Le rocce calabresi, compresse in questa morsa, si rompono lungo le tante faglie che attraversano la regione, ogni qual volta una roccia si rompe genera un terremoto. I terremoti più superficiali, cosiddetti crostali, sono quelli che devono preoccuparci. Si originano dal movimento delle decine di faglie superficiali che attraversano la nostra regione e proprio in quanto superficiali queste faglie sono molto prossime ad alcuni centri abitati e le onde sismiche che da esse si dipartono non hanno lo spazio per disperdere la loro immensa furia distruttiva.
Quale sono le faglie più note?
E’ opportuno citare la faglia dello Stretto di Messina, le faglie che delimitano la piana di Gioia Tauro, del bacino Crotonese, di Lamezia e quelle che bordano la valle del Crati. Naturalmente più la faglia è superficiale, più è forte la magnitudo e più rischi ci sono per gravi danni a cosa e persone.
I terremoti non si possono prevedere.
Non si possono prevedere ma sapere le aree a rischio sì. Ricercatori ed esperti della materia non sono in grado di dirci oggi, allo stato delle conoscenze, quando, dove e con che intensità si verificherà il prossimo sisma ad elevata energia, ma tutti concordano sul fatto che questo la nostra regione è ad alto rischio e che l’unico modo per difenderci è quello di attivare una seria politica di prevenzione.

Cioè.
Quanto sono sicure le nostre case, le scuole dei nostri figli, gli edifici in cui lavoriamo?
A che livello di intensità dello scuotimento sismico riusciranno a resistere senza registrare danni tali da mettere in pericolo le nostre vite?
Il terreno su cui sono state costruite è sufficientemente stabile?
Cosa si è fatto in passato e cosa si sta facendo oggi per prepararsi ad affrontare un evento sismico di elevata energia?
Per sconfiggere il terremoto è, quindi, indispensabile che entri nella cultura di noi calabresi il concetto di progettazione geologica, la stabilità di un edificio in caso di terremoto dipende soprattutto dalla solidità dei suoi piedi e cioè dalla qualità dei terreni su cui poggiano le sue fondazioni, terreni che il geologo può mettere in sicurezza grazie a strumenti di ultima generazione.

PUBBLICATO 02/05/2019 | © Riproduzione Riservata



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