Ospedale. E la chirurgia d’urgenza?
Redazione
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Apprezziamo l’impegno, per la verità continuo e costante, da parte anche di questa Amministrazione Comunale per tutelare e potenziare il Beato Angelo.
C’è da dire che le varie Amministrazioni che si sono succedute dal 2005 in poi, giunta Loiero, chi più chi meno, hanno dovuto interloquire con diversi dirigenti e commissari. Un fatto certamente negativo. Ma andiamo alla criticità, secondo noi, più importante; l’assenza del reparto di chirurgia d’urgenza. Può una struttura ospedaliera presente in un centro montano, già di per sé penalizzato dalla posizione orografica, fare a meno del reparto di chirurgia d’urgenza? Ad oggi questo reparto può contare su tre chirurghi, due anestesisti e pochi infermieri. Personale qualificato e competente ma insufficiente a garantire, quindi, la chirurgia d’urgenza che, come risaputo, ha bisogno di uno staff medico di almeno 5 chirurghi e 4 anestesisti. Riteniamo che una grande battaglia debba essere fatta anche per questo tipo di servizio, soprattutto all’indomani di quello che abbiamo vissuto direttamente sulla nostra pelle per un caso urgente che, se ci fosse stato il personale sufficiente, poteva essere risolto in loco. Invece siamo costretti a raccontarvi l’ennesimo viaggio verso un’altra struttura (questa volta l’ospedale di Rossano, da cui dipende Acri), a bordo di un’ambulanza e percorrendo circa 50 km in un’ora e mezza attraverso la Provinciale Acri-San Giacomo-Foresta (dicono che sia migliore della Provinciale Acri-Sant’Angelo-Santa Sofia-San Demetrio!!!) tra tornanti e dissesti vari. Un viaggio tortuoso dopo 6 ore di Pronto Soccorso dove i medici, bravi e professionali, hanno effettuato l’intero iter che bisogna seguire in questi casi (compreso il consulto chirurgico) per poi emettere la diagnosi. Quindi l’accesso al reparto di chirurgia dell’ospedale di Rossano, (fortunatamente vi erano posti disponibili altrimenti chissà quale sarebbe stata la destinazione) diretto dal dott. Guzzo, non nuovo ma confortevole, grazie anche alla presenza di aria condizionata e di numerosi servizi igienici ma soprattutto dotato di tantissime professionalità, medici, OOSS ed infermieri, in grado di dare le giuste risposte, così come accaduto attorno alle 18, ovvero dopo 10 ore dal primo accesso al Pronto Soccorso dell’ospedale di Acri. Fortunatamente tutto è andato bene ma ci sembra un tempo di attesa molto lungo ma soprattutto ci sembra un iter inconcepibile ancora di più se la patologia in essere è grave e merita tempi di risposta molto ridotti. Non riattivare la chirurgia d’urgenza significa anche mortificare gli operatori locali, che sarebbero in grado di intervenire su casi complessi, e penalizzare una vasta comunità la cui sicurezza è messa seriamente a repentaglio. Insomma, un ospedale come il Beato Angelo, un territorio vasto e difficile non può fare a meno di una chirurgia di urgenza come accadeva circa dieci anni fa. E’ risaputo che un ospedale è “vivo” ed è importante quando può contare su un Pronto Soccorso ed un reparto di chirurgia. Scura non lo ha capito, lo capirà Cotticelli? |
PUBBLICATO 10/07/2019 | © Riproduzione Riservata

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