Enel produzione. Rischio sottodimensionamento. Giovedì sciopero
Roberto Saporito
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Anche gli operai di Enel produzione, quelli di via Pastrengo per intenderci, parteciperanno allo sciopero di giovedì prossimo.
“La vertenza Enel Green Power dell'unità territoriale di Acri non trova altra soluzione che nello sciopero dei lavoratori per il rispetto del loro lavoro e per tutti i cittadini di un territorio che tanto ha dato e continua a dare in termini di risorse.” È quanto scrivono in una nota le segreterie regionali di Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil, i sindacati del settore energia, che annunciano per giovedì 30 gennaio 4 ore di astensione per tutto il personale con sit-in presso la sede di Acri. A motivare la decisione di ricorrere allo sciopero c'è, a detta dei sindacati, l'atteggiamento dei vertici aziendali di Enel Green Power Calabria, di completa chiusura verso le richieste volte a migliorare le condizioni dei lavoratori di Acri e a garantire il rispetto dei dettami contrattuali. L'esternalizzazione rischierebbe, infatti, secondo i sindacati, di mettere in gioco la sicurezza di un intero territorio, solo per scopi puramente finanziari di abbattimento dei costi che non risponde all’idea di grande azienda quale Enel Green Power vuole raccontare di essere. Non vorremmo mai pensare a eventuali incidenti gravi che coinvolgono territori e cittadini – insistono i sindacati, da sempre i lavoratori di Acri, compresi i guardia-dighe che oggi Enel Green Power svilisce nel ruolo, si sono distinti per professionalità e attaccamento all’azienda, e per questo hanno sempre colmato le lacune di organico che l'azienda stessa aveva riconosciuto circa un anno fa e che oggi non intende ammettere. I sindacati denunciano, infatti, un clima aziendale sempre più teso, una reperibilità del tutto fuori contratto, e ancora il sistematico svuotamento della struttura di staff, la colonizzazione di posti importanti come Rspp ricoperto da personale non in ruolo ad Acri, turni in diga che non rispettano nessun accordo. "In sostanza – osservano Filctem, Flaei e Uiltec – una unità territoriale gestita come cosa propria, nell’accezione peggiore del termine. Altresì – aggiungono i sindacati – è opportuno ricordare al management aziendale che la risorsa primaria (acqua) su cui sviluppa il business è di proprietà del territorio e pertanto il territorio e i cittadini che lo vivono devono avere le giuste ricadute compensative in termini di difesa e di sicurezza, sviluppo e opportunità occupazionali stabili e durature. Insomma, per i sindacati, il disegno industriale dell’azienda non coincide con l’interesse del territorio e dei lavoratori. Tra qualche anno – insistono Filctem, Flaei e Uiltec – andranno ridiscusse le concessioni, sarebbe opportuno capire come Enel Green Power si stia preparando a questa importante scadenza in termini di significativi investimenti economici sugli impianti ed in nuovo capitale umano. Per quello che stiamo osservando, si sta palesando un disinteresse, per noi ingiustificato, nonostante i vertici dichiarino che il futuro passa dalle rinnovabili e dall’energia pulita.” Non sappiamo come andrà a finire questa ennesima vertenza, di certo sappiamo che nel corso degli anni le strutture di Enel distribuzione ed Enel produzione sono state smantellate. Ci risulta che giovedì anche il sindaco Capalbo sarà a fianco dei lavoratori, bene così, anche perché, meglio ricordarlo, Enel sfrutta le acque del Mucone che scorre nel territorio acrese. Qui, fino a poco tempo fa, vi lavorano centinaia di persone, nel corso degli anni la struttura, come quella della distribuzione, è stata via via smantellata. Chi ricorda la Sme? Ad oggi sono una ventina gli operai in servizio ma in questo 2020 alcuni andranno in pensione. Si occupano della manutenzione e del controllo di sette impianti e tre dighe, sconfinando anche nei comuni di Celico e Castrovillari. Le assunzioni, ferme al 2013, sono, quindi, indispensabili. E ci si augura che qui possano trovare un posto di lavoro giovani locali. |
PUBBLICATO 28/01/2020 | © Riproduzione Riservata

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