Inchieste giudiziarie e dovere di cronaca
Redazione
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La prima pagina spetta, naturalmente, alla nota vicenda giudiziaria scoppiata martedì scorso e che vede coinvolto il sindaco Capalbo, indagato per corruzione elettorale, assieme al consigliere regionale Aieta (che Acri in Rete aveva intervistato solo il giorno prima).
Precisiamo subito una cosa per tranquillizzare i diretti interessati ed informare i lettori; appena appresa la notizia (nel primo pomeriggio di martedì), abbiamo provveduto a pubblicarla riportando l’articolo della collega della Gazzetta del Sud, Mirella Molinaro. Né più né meno, senza commenti ed opinioni. Chi ci conosce sa benissimo che preferiamo essere cronisti, cioè raccontare i fatti, piuttosto che fare gli opinionisti o addirittura i giudici. Sempre nella giornata di martedì, l’articolo della Molinaro è stato ripreso da molte testate giornalistiche on line, locali, compreso il TgrR Calabria, e nazionali. Insomma, chi fa informazione ha fatto il suo dovere di cronaca, come giusto che sia, con la consapevolezza di non aver fatto nessun abuso o torto a chicchessia. Siamo certi che gli indagati, nostri amici e conoscenti, comprendano e ci auguriamo che le rimostranze manifestateci da qualcuno di loro, all’indomani della pubblicazione della nota (ribadiamo, ripresa da decine di testate giornalistiche) siano state dettate solo da uno stato d'animo momentaneo causato da vicenda ancora tutta da chiarire. Lo abbiamo fatto anche in passato, occupandoci di inchieste, forse ben più serie, perché, sebbene coinvolgessero persone a noi conosciute, era giusto farlo. La (S)fortuna della nostra testata è stata quella di non avere mai avuto dei buoni rapporti con le varie amministrazioni (non per nostra volontà) che si sono succedute dal 2004, anno di nascita di Acri in Rete, ad oggi. In molte occasioni siamo stati oggetto di esposti (cestinati), di riunioni di maggioranza, di giunta e, nel Gennaio del 2017, anche di un acceso consiglio comunale, ma non per questo abbiamo manifestato segni di ira, rancore e disappunto nei confronti degli amministratori di passaggio. Nel marzo del 2017 ci auguravamo questo: “Chiunque vincerà dovrà fare in modo di risollevare non solo le sorti della nostra cittadina, ma anche gli animi degli acresi che attualmente vivono in clima di tensione e di caccia alle streghe” e, invece, la realtà ci ha portato nella direzione opposta. Chi svolge questo lavoro deve mettere in conto anche questi tipi di azioni, così come chi ricopre ruoli politici sa che è esposto più di altri ad eventuali controlli. Detto questo, siamo garantisti e ci auguriamo che gli indagati chiariscano quanto loro (gravemente) contestato. Nel frattempo, ricordiamo che Aieta e Capalbo (che fino a qualche mese fa ha fatto parte della struttura del consigliere regionale), si conoscono da diversi anni e che i loro rapporti si sono intensificati in occasione delle regionali del 2014 quando Aieta Acri raccolse ad Acri circa 500 voti (poco meno di mille lo scorso 26 gennaio). Li lega, insomma, un rapporto di stima e di fiducia reciproca. C'è da dire che l'ex sindaco di Cetraro, a differenza di altri suoi colleghi, durante la legislatura 2014-2020 si è visto molte volte nella nostra città, verso la quale ha dimostrato attenzione e impegno, non solo attraverso la sua presenza fisica, ma anche e, soprattutto, per aver contribuito ad intercettare fondi regionali destinati al Convento dei Frati Cappuccini. |
PUBBLICATO 16/02/2020 | © Riproduzione Riservata

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