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Civati, energie fresche per il partito in Calabria

Foto © Acri In Rete
Piero Cirino
Pippo Civati arriva ad Acri dopo le dieci, al termine di una lunga giornata che lo ha portato a visitare Castrovillari, Corigliano e San Demetrio, prima di chiudere nel centro presilano.
Incontra i suoi sostenitori in un noto locale cittadino, il Panoramik, in un’atmosfera tutt’altro che formale, quasi conviviale. A incontrarlo non lo si direbbe provato da questa estenuante campagna elettorale che lo vede contrapposto ad altri tre candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Ha una freschezza che lo porta a essere disponibile con tutti e ad accettare di scambiare qualche battuta con il cronista prima di incontrare i suoi sostenitori acresi.
C’è innanzitutto la questione della sospensione del tesseramento a partire da lunedì, vista “con un certo scetticismo, perché appare parziale e tardiva. Certo non abbiamo fatto le barricate, ma ci sentiamo presi in giro. E poi non bisogna dimenticare che ci sono ancora due giorni”.
A proposito delle numerose denunce di irregolarità nei congressi, “io ho chiesto, senza ottenere risposte dagli altri candidati, di fermarci un attimo perché quello che sta accadendo danneggia il partito. Così si rischia anche di rovinare le vittorie, perché non si può avere credibilità facendo cose incredibili”.
Sul Partito Democratico calabrese, “innanzitutto occorre archiviare la fase di commissariamento, che è durato troppo a lungo. Il Pd in Calabria deve avere una sua autonomia e non più essere dependance di questo o quel pezzo di partito romano. Occorre investire su energie sane e fresche. Se sarò segretario, mi occuperò molto della Calabria. La sfida ora è quella di preparare un partito in grado di vincere le prossime elezione regionali, perché si superi definitivamente il modello negativo incarnato da Scopelliti”. Per Pippo Civati, a livello nazionale, occorre “un rinnovamento di quei gruppi dirigenti che non mi vogliono, ed è meglio così. Se non si recupera il dialogo con gli elettori non si va da nessuna parte, perché questo è mancato negli ultimi anni e oggi ne paghiamo le conseguenze”.
Anche Matteo Renzi dice le stesse cose, ma “io sono più a sinistra e soprattutto parlo del partito, non solo del programma di futuro candidato alla presidenza del consiglio”.

PUBBLICATO 11/11/2013





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