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Il consiglio comunale dice no alla centrale a biomass, ma la città è divisa

Foto © Acri In Rete
Roberto Saporito
All’indomani del del consiglio comunale, che con quattordici voti (liste civiche e Pd) contro tre (Udc) ha bocciato l’idea della costruzione di una centrale a bio masse, la città si ritrova divisa. Da una parte c’è chi parla di decisione oculata da parte della maggioranza, dall’altra c’è chi sostiene che si sia persa un’altra grossa occasione di sviluppo e lavoro.
La struttura, finanziata in parte dalla Regione, nell’ambito dei Pisl, piani integrati di sviluppo locale, avrebbe dovuto trovare posto in località Chianette, a pochi chilometri dal centro abitato, a ridosso della statale 660 Acri-Cosenza. Un progetto partito nel lontano 2011 quando la giunta Trematerra aveva individuato il sito e intercettato i fondi. Manca, però, il progetto ancora in fase embrionale. Nei mesi scorsi il consiglio comunale era stato costretto ad approvare un atto, previa la perdita dei fondi, che prevedeva l’erogazione di 800mila euro al Comune da parte della Regione per la realizzazione di opere di urbanizzazione, ovvero viabilità, reti idriche e fognanti, pubblica illuminazione.
Nel giro di qualche settimana, complici anche la pubblicazione sulla stampa delle indagini della Dda di Catanzaro su probabili interessi attorno alla struttura acrese di clan mafiosi ed imprenditori in odor di mafia e le prese di posizione di associazioni locali, la maggioranza, pressata ed impaurita, è stata costretta a fare dietrofront. In aula, però, i vari partiti si sono espressi con motivazioni diverse tra loro. Maggioranza compatta con il sindaco Tenuta che ha sottolineato i pochi vantaggi economici e occupazionali dell’imponente progetto, criticando anche la somma messa a disposizione della regione per le opere preliminari definendola “esigua e insufficiente.”
Secondo il Pd, invece, la centrale avrebbe provocato ricadute negative sull’ambiente sia per la difficoltà nel reperire la materia prima sia per il sito infelice sia per lo sprigionamento di probabili sostanze nocive o inquinanti nei pressi di abitazioni.
Infine l’Udc, che tre anni fa aveva creduto nell’idea: “ancora una volta, per mancanza di lungimiranza e coraggio, Acri sta perdendo un’altra occasione che avrebbe potuto creare occupazione e favorire un notevole risparmio nel settore energetico in un momento delicato.” Gli ambientalisti ed i contrari tirano un sospiro di sollievo, ma c’è chi anche sottolinea come le varie classi dirigenti, evidentemente poco avvedute, stiano contribuendo a far perdere alla città una serie di importanti servizi.
E la mente non può che andare al carcere, alla viabilità veloce per Cosenza ed il mar Ionio, al salumificio, alla Guardia di Finanza, al Giudice di pace, agli uffici Enel. E ancora non è finita, purtroppo.

PUBBLICATO 26/01/2014





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