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Consultorio, la montagna ha partorito il topolino

Foto © Acri In Rete
Piero Cirino
E’ pericoloso parlare di servizi sanitari in piena campagna elettorale, perché si rischia di inquinare ancora di più il clima, avvelenandolo ulteriormente.
Se poi sono candidati o partiti a farsi carico di promesse e di iniziative di intercessione presso i vertici della sanità provinciale e regionale tutto diventa assai meno credibile.
In pompa magna a inizio mese era stato annunciato un provvedimento del Direttore Generale dell’Asp, Gianfranco Scarpelli, che disponeva l’utilizzo di due ginecologi presso il Consultorio e la montagna, anche in questo caso, ha partorito il topolino.
Contestualmente alla chiusura del Punto nascita dell’ospedale di Acri, avvenuta nel luglio del 2011, una legge regionale disponeva l’istituzione di un consultorio, all’interno del quale avrebbe dovuto funzionare un percorso nascita.
E’ davvero il caso di dire che il progetto è stato soffocato nella culla, perché effettivamente non è mai partito.
Non basta spostare due ginecologi per far partire consultorio e percorso nascita. Necessitano anche psicologi, ostetriche e pediatri. Ad Acri ci sono tutti, meno questi ultimi.
E’ di questi giorni la notizia dell’avvio delle attività del consultorio da giovedì 28 novembre e si tratterà di un solo giorno a settimana di funzionamento.
Il punto è che così le attività vengono drasticamente depotenziate. Non potrà esserci un percorso nascita, perché mancano i pediatri, e soprattutto dovrà limitarsi unicamente a semplici visite fatte con attrezzature che garantiscono il minimo indispensabile. Infatti la sede, come era stato richiesto a gran voce, non è stata spostata all’interno dell’ospedale, in cui vi sono invece attrezzature idonee a visite più complete, ma rimane su Via Ippocrate.
In sostanza, si tratta di un consultorio che funziona solo una volta a settimana e che si limita solo a una forma di prevenzione appena sufficiente.
Per il resto, alle donne deve bastare l’ambulatorio, che funziona solo tre giorni a settimana, compreso il giovedì.
Intorno alla questione Punto nascita si erano riaccesi i riflettori lo scorso 5 novembre, quando una donna aveva dato alla luce la figlia in auto, proprio davanti all’ospedale.
Il cordone ombelicale era stato reciso in Pronto Soccorso e la puerpera era stata poi trasferita in elisoccorso all’Annunziata di Cosenza.
Per fortuna tutto è andato per il meglio, ma in caso di eventuali complicazioni non c’erano figure professionali, come ginecologi, ostetriche o pediatri pronti a intervenire.
L’ospedale civile Beato Angelo negli ultimi anni ha vissuto il paradosso di essere diventato sulla carta Spoke, ma di essere stato contestualmente indebolito, nell’offerta dei servizi sanitari, in maniera tale da erogarne addirittura meno rispetto a quando era semplicemente un Ospedale di montagna.

PUBBLICATO 21/11/2014





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