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Caro acqua. I cittadini chiudono utenze. Parla Capalbo: si rischia di pagare due volte il 2014

Foto © Acri In Rete
Giulia Zanfino
Dieci al giorno. Sono le richieste di chiusura dei contatori dell'acqua. Quelli dei garage o delle case disabitate. Di cui si può fare a meno. Perché sono davvero in pochi i cittadini che possono permettersi il lusso di regalare centinaia di euro al Comune, per un consumo pari a zero.
"La cosa preoccupante è che la lettura delle utenze, che riguardano le ultime bollette, è stata fatta a luglio 2014" sostiene il consigliere del Pd, Pino Capalbo. "Però le cartelle riguardano l'anno duemilatredici. Pertanto nel duemilaquindici, quando ci sarà da pagare il duemilaquattordici, c'è il rischio che ci facciano pagare di nuovo i sei mesi che abbiamo già pagato".
Insomma, in questa "guerra dell'acqua" sono molte le zone d'ombra su cui si deve far luce. E in fretta. C'è chi minaccia di bruciare tutte le cartelle in Comune. Chi va avanti e indietro, perché pare che negli uffici non trovi risposte concrete. Per lo più persone anziane che tentano, invano, di spiegare ai responsabili che i conti non tornano. Ad alcuni sono stati addebitati cento metri cubi in più di consumo. E si sono ritrovati trecentotrenta euro di bolletta, contro le abituali ottanta euro. Scontrandosi con i responsabili dell'Ufficio Tributi. Loro, i responsabili, prima di modificare l'importo, vogliono vederci chiaro. E fanno girare i contribuenti di ufficio in ufficio. E' un pellegrinaggio.
Dal piano terra al primo piano. Dall'ufficio acquedotti, di nuovo al piano terra. E poi di nuovo su. E di nuovo giù. Sarebbe farsesco, se non fosse una tragedia. Il danno e la beffa. Un rito ormai consolidato da settimane. Incredibile che l'Amministrazione non abbia preso provvedimenti per fare chiarezza su un mare di errori. Utenze aperte nel duemilaquattordici a cui arrivano le bollette del duemilatredici. Bollette a tutto canone. Il rischio di pagare due volte il duemilaquattordici. E, in mezzo, un bene primario. L'acqua, una risorsa preziosa.
La Calabria ne è ricca. La esporta in Australia e in Cina. Ma in tutta la regione è in atto una guerra.

PUBBLICATO 14/01/2015





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