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Gli anatemi di Giacinto: un mezzo per far chiarezza sul Caffè Letterario

Foto © Acri In Rete
Giacinto Le Pera
La telenovela Palazzo Sanseverino Falcone/Caffè Letterario continua. Avendo riscosso un discreto successo mediatico, è giusto riassumere quanto accaduto nelle precedenti puntate per mantenere ben chiara la narrazione.

- Prima puntata:
il giorno 15 luglio 2015 col titolo “Palazzo Sanseverino Falcone: conseguenza di una politica della bruttezza”, il sottoscritto denunciava pubblicamente che il contratto firmato il 29 giugno 2015 tra il Comune di Acri e la società Oesum Digital Exhibition s.a.s non era privo di abusi di potere, in virtù del fatto che all’interno erano stati nascosti dei punti che invece nulla avevano a che fare con la vicenda del bando regionale al quale la O.D.E. aveva partecipato con conseguente aggiudicazione. I punti incriminati erano: 
1) l’affido diretto degli spazi comunali adibiti a caffè (attrezzato di tutto il necessario) all’interno di Palazzo Sanseverino Falcone
2) la durata di anni 5 (cinque).
Lo stesso giorno (forse casualmente o forse no) la Regione Calabria con una nota trasmessa via pec comunicava al Comune di Acri che il “Contratto di Concessione di Servizi” sottoscritto in data 29/06/2015 non risultava essere in linea con l’articolato dell’Avviso Pubblico (art.22) nonché col Regolamento CE n°1083/2006. A seguito di ciò, in data 17/07/2015, alle ore 13.30 con una seduta di Giunta, si sono visti costretti (quelli che sostengono che io produco gaffe) ad una deliberazione verbalizzata al n°158 del registro, per rettificare lo schema di contratto e di demandare al Consiglio Comunale la definitiva approvazione. Quanto appena su esposto non è frutto della mia fantasia, bensì di quanto affisso all’Albo Pretorio  in data 20 luglio 2015.

- Seconda puntata:
il giorno 17 luglio 2015 col titolo “Bruttezza è mancanza di Verità non di Bontà”, l’Amministrazione Comunale cercava di screditare il sottoscritto e, con “la sfacciata volontà di insabbiare quanto invece risulta oggi un grave problema venuto alla luce” sosteneva che non fossi ben informato e che avrei dovuto leggere con attenzione le loro “scartoffie”. Se non avessi letto bene quel contratto, che a oggi risulta nullo grazie alla mia volontà di capire, qualcuno, sempre di loro, mi dovrebbe spiegare come mai sono stati ammoniti dalla Regione Calabria e come mai sono stati costretti a far sì che il problema venga discusso in Consiglio per avviare una sacrosanta prassi di normale amministrazione per indire un benedetto bando pubblico (speriamo presto) per uno spazio comunale come quello del caffè all’interno di Palazzo Sanseverino Falcone.

- Terza puntata:

il giorno 24 agosto 2015 il sottoscritto pubblicava, oltre ai titoli della stampa calabrese sulla vicenda del caffè letterario, anche un pubblico documento della Camera di Commercio di Cosenza dove all’interno è riportata la data di costituzione della Oesum Digital Exhibition s.a.s.  e, col beneficio del dubbio, mi ponevo il quesito di come fosse possibile partecipare e vincere un bando del 2014 attraverso una società costituita un anno dopo. Ma perché questo dubbio? Questo dubbio mi era nato perchè sia nel famoso contratto, sia nella risposta (“Bruttezza è mancanza di Verità non di Bontà”) del 17 luglio da parte dell’Amministrazione alla mia del 15 luglio, c’era un brano che recitava così: “In data 10/03/2014 veniva pubblicato sul Burc l’avviso pubblico per lo sviluppo di attività imprenditoriali, all’interno delle filiere della valorizzazione del patrimonio e della produzione culturale che prevedeva come soggetti ammissibili alle agevolazioni le PMI, le Associazioni e Fondazioni Culturali iscritte nel registro delle Imprese
E per questo non chiedo scusa, in quanto è lecito avere dubbi, ma invece ringrazio l’ Assessore alla Cultura, Dott. Salvatore Ferraro che, avendo fatto formale richiesta di copia dell’Atto di Adesione al dirigente regionale del Settore Dipartimento Turismo e Beni Culturali, ha disciolto ogni dubbio, pubblicandone i passaggi salienti, dove si evince che il  Bando Regionale prevedeva che i soggetti beneficiari potevano essere anche le imprese costituende. Aggiungo, per chi avesse letto velocemente tutti i passaggi della vicenda in questione, che il termine “società fantasma” non è un mio pensiero ma una parte del titolo “Museo D’ARTE: SOCIETA’ FANTASMA VINCE IL BANDO” di un articolo uscito sul quotidiano La Provincia in data 25 agosto.
Concludo con soddisfazione - e non solo per me – questo interessante scontro/confronto con gli Amministratori locali, attraverso il quale si è potuto “liberare” da indebita appropriazione uno spazio pubblico, creato con soldi pubblici e ubicato nel “magnifico”  Palazzo Sanseverino Falcone (definito così dall’Assessore Ferraro), per poterlo rendere accessibile a chi, partecipando e aggiudicandosi il bando che il Comune a breve dovrà confezionare, lo renderà vivo come nuovo punto di aggregazione per la città di Acri e non solo.

PUBBLICATO 28/08/2015





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