OPINIONE Letto 3258  |    Stampa articolo

Nel Blu dipinto di Blu di Klein, al MACA

Foto © Acri In Rete
Luigi Algieri
Di buon umore, fischiettando interiormente, come quando si va a certi appuntamenti, agli inizi di ottobre ho potuto visitare il Blu di Klein, esposto nel nostro MACA attraverso una cinquantina di opere, di artisti italiani ed altri. Anche molto conosciuti. Dopodiché, ho fatto un nuovo, profittevole giro nelle belle sale con le pitture, i disegni, le opere in vetro di Silvio Vigliaturo. Pensavo all’immediato contrasto tra questa monocromia Blu che affermandosi vuole coscenziosamente auto-negarsi, ed i colori, le policromie di Vigliaturo che si impongono pienamente, consapevolmente, coi loro trasparenti giochi di luce e coi temi trattati: “Maternità”, “Generali”, “Amanti”, “Acri, casa mia” (nel Casalicchio), “Vecchio mestiere, ciabattino”, “Giocatori” ispiratogli da Cézanne. Un Blu, quello di Yves Klein, talmente saturo, volutamente “esasperato” ma senz’altro magnifico che brevettò, nel 1960, col nome di IKB. Pensavo all’evoluzione del grande artista francese, a certe sue contraddizioni (e chi non ne ha, artista o meno). A come fosse arrivato a questo Blu che avrebbe dovuto trasportarci oltre la rappresentazione, oltre una realtà che, oggettivizzata in questo o quel modo, costituisce pur sempre (come crede) un opacissimo, duro ostacolo verso la purezza: mistica, zen (maestro di Judo, 4° dan, Klein lo insegnava), tutta spirituale. Libera da tante pesantezze, da tanti intralci... Artista negatore della sua stessa arte: “Le opere sono la cenere della mia arte”.
Arte smaterializzante, condensata, racchiusa nell’esecuzione, nel solo slancio creativo, come affermò. Una innocente, nuova realtà, oltre quella abituale, coi suoi sempre rinnovati orrori... Pensavo anche a certe sue senz’altro molto giocherellone performance. Come pure alle opere che Klein eseguiva con un lungo tubo a gas: “Peintures de feu”, 1961, un anno prima della morte avvenuta nel 1962 (era nato a Nizza nel 1928); cogitavo sulla sua celebre “Synphonie Monoton” che presentò quell’anno, con un filmato: “Mondo cane”, al Festival di Cannes dove gli venne accorciata, ridotta senza che ne fosse stato avvertito: dai venti minuti di quell’unica tonalità, più altri venti di silenzio, a cinque! Riflettevo sul fatto che contro le sue convinzioni, le sue affermazioni, questo concettualissimo Blu (per quanto riguarda questo suo periodo) piuttosto che abolirli, gli oggetti ed i corpi li magnifica (“Venere Blu”, presente alla Mostra): accentuandone la forma, mettendola in assoluto rilievo rispetto al luogo dov’è esposta... Cercavo di capirlo un po’ meglio tutto questo. Riflettevo sulle intenzioni più intime dei due artisti... Su questo Blu diventato talmente universale, immediatamente riconoscibile, indelebile nei nostri spiriti come i colori di certe grandi marche (il rosso delle Ferrari). Pensavo alle caratteristiche più essenziali dell’arte di Klein avendola ammirata anche al Centre Pompidou, nel 2007. Rimproverandomi, per quanto concerne quella di Vigliaturo, di non avere ancora scritto nulla di preciso su “Il Mondo di Silvio”, cosa che mi riprometto di fare dall’anno scorso... - La fischiatella (al di fuori delle pause più intensamente riflessive, va da se) prendeva, passando da un pensiero all’altro, così come venivano, toni anche ironici, ricordandomi alcune cose che su questo sito avevo letto sul MACA. Una, la più divertente, almeno per me, che rischiò, ahiahi, di farmi quasi trapassare dalle risate (non scherzo mica), online, fu quella ormai arcifamosa affermazione (non ricordo di chi ma doveva trattarsi di una personalità politica molto informata, sull’arte in generale e non solo su quella Contemporanea) che sostenne, informandone la nostra simpatica città, l’attenta popolazione acrese, che era “scientificamente dimostrato” che ad alcun artista vivente venissero dedicati Musei. Leggendola, questa bella novità, mi vennero subito in mente certi musei (“anti dimostrazione scientifica” potremmo e perché no “definirli”), alcuni avendoli visitati. Dedicati ad artisti viventi, fondati mentre questi erano vivi e vegeti. Pensai a quello di Dalì a Figueres, di Picasso (periodo giovanile) a Barcellona, di Guttuso (non l’ho ancora visitato questo) nella sua Bagheria; di Soulages a Rodez e, sempre in Francia, alla Fondazione, museale... di Dubuffet (Art Brut): grande artista, e teorico dell’arte che si batteva anche contro i Musei... Questi che ricordo non sono i soli ma più che sufficienti per quanto riguarda certa Scienza... Qualche ben mirata ricerca su internet e su tutte queste cose si approfondisce che è una facile, artistica bellezza. Inutile dilungarci. Questa straordinaria “verità scientifica ” venne, in buona fede credo, ripresa, ripetuta come se fosse diventata una verità incontrovertibile, fuori discussione. Ah le implicazioni. - Altra cosa che mi fece un po’ divertire, avvenne leggendo - sempre su questo sito - che il MACA non poteva acquisire donazioni da altri artisti etc.
Non potendo arricchire, il tal modo, il suo patrimonio. Vigliaturo, come se non avesse altro da fare (compreso da disegnare e da dipingere: giacché non si limita al vetro, cosa che si dimentica... parlandone e, soprattutto, criticandolo) rispose (marzo 2014 mi sembra) che non era semplicemente vero, ricordando... la donazione Patrito: 66 opere tra cui De Chirico (!) e Guttuso (!)... con mostra al MACA di queste stesse opere; ed altri doni: Francesco Guerrieri, Fritz Baumgartner... - Con in testa, ohiohi, tutte queste divertenti cose, artistiche o molto meno, ero allora entrato nelle sale del nostro Museo. A pianterreno di Palazzo Sanseverino mi ritrovai, come dicevo, tra tutto quello straordinario Blu. La cinquantina di opere (cliccare qui), erano molto ben presentate. Mi sembrava, lo dico come lo penso, di essere... à Paris. (Per inciso: gli articoli di stampa o online si trovano anche sul molto elegante sito del MACA.) Ne ricordo due, tra quelle che mi sono piaciute di più: “L’Attesa. Il telefono rotto”, di Lucio Fontana (Spazialismo): creative lacerazioni le sue, unità di spazio e tempo, variazione della luce sulla e dentro... la tela concepita e trattata non più come un piano: dipinta di blu (ne ha create con altri colori). E quella di Cesare Berlingieri (Calabrese, di Cittanova): “Oltremare piegato” (come la coperta su un letto!) - Ma, quello che mi ha fatto maggiomente piacere, lo confesso, sono le mani di ragazze e ragazzi: le loro impronte blu su un pannello bianco, durante i laboratori didattici che il Museo organizza; così come sui palloncini bianchi, poi fatti volar via nel cortile, come ho letto. Cose che aveva fatto Klein (antropometrie positive e negative). Immaginavo il giocoso, ludico piacere che hanno dovuto provare. Pensavo ad una ragazza e ad un ragazzo immersi nel Blu che loro stessi dipingevano di Blu. Innamorandosi...
Ai benefici che ne potevano trarre se vivacemente curiosi... di tutto. Ancorché, pochi sono i ragazzi, i giovani, o di altre età, che riescano a non ricevere alcun vantaggio da tali benvenuti, creativi spaesamenti; da questi, da noi, fuori dal MACA (diciamoci la verità va, non “scientifica” beninteso) non frequenti, tanto estetici... momenti. - Impronte delle mani che mi fecero ripensare (lo avevo letto molto tempo fa) a quelle preistoriche, sulle pareti delle caverne: tecniche adottate ed elaborate da Yves Klein (impronte, in negativo, dei cinque corpi femminili, nel suo grande quadro “Hiroshima”, 1961). - Mi dicevo che se su certe sue concettualizzazioni: trascendenza assoluta contro qualsiasi forma di oggettivazione della natura... incluso quelle, più o meno sovversive, sconvolgenti, etc., di precedenti Avanguardie (penso, adesso, al Dadaismo, ad Hans Richter sul quale si tenne, nel 2012, sempre al MACA, un’altra bella Mostra), se su certe sue convinzioni sono poco... d’accordo, quello che è riuscito a fare, oltre che rivelarsi molto bello, e per certi lati effettivamente sublime, è stato, per l’Arte e non solo, realmente... rivoluzionario. Certo, tra le intenzioni dell’artista e la percezione delle sue opere, ce ne corre. Per una “semplice” questione di Interpretazione, in generale. Questa, almeno per il momento, è la mia. - La mostra a lui dedicata mi è piaciuta e molto insomma. Così come ritrovarmi, si sarà ben compreso a questo punto, dopo la visita nel ricco Blu di Klein, nel ricco “Mondo di Silvio”, tra quelle trasparenze, tra quei colori che ci raccontano, dal suo punto di vista, con moderna creatività (fra l’altro, opere, personalissime, che vedo come franche strizzate d’occhio, d’occhi picassiani... a Chagall, De Chirico, Mirò, Matisse), aspetti anche molto familiari della nostra città, come ho ricordato sopra; e, in quanto uomini, non appartenenti in modo esclusivo... a questo o quel paese, attraverso universali, fondamentali dualità ch’Egli affronta (“Angeli e Diavoli” ad esempio) con la sua sensibilità e le sue riflessioni, il nostro umano, molto umano... essere nel mondo. Le nostre finitudini. In breve, la nostra condizione.



PUBBLICATO 30/10/2015





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