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Il giudice dà torto a Trematerra

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Rosanna Caravetta
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Tutto ebbe inizio a maggio 2013, nel pieno della campagna elettorale per le amministrative. Ieri, a due anni e mezzo di distanza, la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolti due cittadini , Pietro Pettinato, all’epoca non ancora consigliere comunale e Angelo Ferraro, assistiti dall’avvocato Ottone Martelli, contro Gino Trematerra, ex senatore e sindaco della cittadina, difeso dagli avvocati Antonio Algieri e Luigi Maiorano , si è conclusa con l’attesa sentenza.
L’accusa nei confronti del Senatore, con un atto di citazione datato 13 settembre 2013, era quella di aver leso con le sue dichiarazioni nel corso di un comizio pubblico l’onore e la reputazione dei due cittadini in questione firmatari entrambi di un precedente ricorso contro l’elezione di Trematerra al Parlamento Europeo. La frase incriminante, oggetto del contendere, ha visto Trematerra definire pubblicamente i cittadini Pettinato e Ferrarosciacalli e persone in malafede che non hanno dato nulla a questo paese e non potranno mai dare nulla”.
Frase che secondo il Giudice Beatrice Magarò della seconda sezione civile del Tribunale Ordinario di Cosenza si contraddistingue per il suo "contenuto diffamatorio e gravemente lesivo dell’onore e della reputazione".
Alla luce di tutto ciò Trematerra è stato condannato, con sentenza datata 28 gennaio , al risarcimento dei danni pari a diecimila euro per ciascuno dei ricorrenti, "tenuto conto - ha precisato ancora il giudice nella sentenza - della gravità dell’offesa, della posizione delle parti e della diffusione della notizia, considerato che il fatto è avvenuto nel corso di un comizio, alla presenza quindi di una moltitudine di persone; comizio che essendo trasmesso anche per via radiofonica, ha comportato una diffusione della notizia anche a livello extra provinciale e regionale".

PUBBLICATO 29/01/2016 | © Riproduzione Riservata



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