E ancora un’altra estate (Acrese) arriverà…
Redazione
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Qualche sera fa, grazie alle 6 o 7 impavide aziende espositrici abbandonate a ste stesse sotto gli intramontabili (e impresentabili) gazebo di plastica scadente, è andata in scena l’ultima edizione della Notte dei sapori.
Senza voler infierire più di tanto impegnandoci nel paragone con altre iniziative, ci limitiamo a segnalare che, contestualmente ai pochissimi sapori della serata, siamo entrati nel vivo del cartellone dell’Estate Acrese 2016. In linea di principio sarebbe ancora prematuro trarre delle conclusioni o muovere critiche ma, se il buongiorno si vede dal mattino, non dovremmo andare incontro a moltissime sorprese rispetto agli ultimi anni. Altre considerazioni. Anzitutto, rispetto al passato, la rassegna 2016 fa segnalare un’assenza grave e ingiustificata: quella dell’Anfiteatro di via della Sila. Al netto infatti dei vari saggi di danza e della disastrosa “Bravissima” in cui i pochissimi presenti hanno potuto constatare solo lo stato di abbandono e degrado della meravigliosa e suggestiva struttura, l’anfiteatro cittadino non ospiterà nessun evento estivo. Eppure stiamo parlando dell’anfiteatro più grande dell’intera regione, nonché di uno dei più belli. Alla base di questa decisione così come delle ragioni che hanno portato alla condizione disastrosa attuale della struttura dovranno necessariamente esserci dei validi e motivati argomenti. Aspettiamo con ansia di conoscerli. Aspettiamo con ansia però, soprattutto, di conoscere le motivazioni che hanno portato questa amministrazione e l’assessorato competente ad allestire una rassegna estiva ancora una volta deficitaria e che risulta apparentemente sufficiente solo perché infarcita dei moltissimi eventi che si sono resi possibili grazie al contributo eccezionale che ha dato alla causa, ancora una volta, l’associazionismo della nostra città. Alle molte critiche arrivate già in sede di presentazione della rassegna, è stato risposto che quest’anno, alla luce delle risorse impiegabili, si è deciso di rinunciare ai grandi eventi e dunque di valorizzare artisti e talenti locali. Posto che quest’ultima non dovrebbe essere una soluzione di ripiego ma invece una convinta scelta a cui fornire strumenti e spazi ben adeguati, ci viene però spontanea una riflessione riguardo alle risorse che il Comune di Acri ha messo in campo per l’Estate Acrese. Queste ultime infatti ammonterebbero a 40.000 Euro. Di certo non pochi alla luce di un cartellone che invece sembra messo su con quattro spiccioli. Sia chiaro, non sarebbero minimamente bastati a finanziare una rassegna di spettacoli votata alle stelle della musica ma forse, sarebbero stati sufficienti per una programmazione differente. Un esempio su tutti: A Soverato, piccolo centro del catanzarese noto in particolare per la vocazione balneare e le strutture ricettive legate al turismo, l’amministrazione comunale ha affidato alla Esse Emme Musica, una società privata, la gestione di uno spazio comunale (non un grande Anfiteatro, non un grande palasport ma bensì un campo di erba sintetica) per l’organizzazione a sue spese di una rassegna di concerti di respiro internazionale. Nannini, Mannoia, Capossela, J-Ax e Fedez, Sean Paul, Alborosie: l’insieme dei nomi è impressionante. Va da se che gli introiti degli eventi saranno interamente della società in questione. Le ricadute economiche legate all’evento però, rimarranno tutte per i cittadini e le attività commerciali di Soverato. Senza contare i vantaggi in termini di appeal o semplicemente quelli legati all’intrattenimento estivo dei cittadini. Sorge, spontanea, ora una domanda. Cosa avrebbe risposto la stessa società (o un’altra delle molte operanti nel settore) se anziché di un campo in erba sintetica gli si sarebbe proposta la gestione gratuita di una struttura come quella del nostro Anfiteatro? Magari inserendo nella proposta interventi di miglioria sulla struttura a carico del privato o finanche un contributo del Comune (attraverso una parte di quei 40.000 Euro) per attuare una politica di abbattimento sui prezzi dei biglietti per renderli più accessibili e, dunque, destinare il restante budget per promuovere, in maniera seria gli artisti, la cultura, i sapori locali? Certo formulare proposte di questo tipo richiederebbe una netta sprovincializzazione delle metodiche di amministrazione, comporterebbe una sinergia strategica con il mondo delle imprese, specie quelle operanti nei servizi, e in questi tempi di MaB abbandonati, alberi abbattuti, verde pubblico venduto al primo offerente e corsi pedonali dimenticati, sarebbe davvero chiedere un po' troppo. Lasciamo però ai lettori il compito di rispondere a queste domande, magari mentre ascoltano in piazza Annunziata, forse un po annoiati, un pezzo di Don Backy…. |
PUBBLICATO 25/07/2016 | © Riproduzione Riservata

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