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IlluminAcri sta per compiere un anno…

Foto © Acri In Rete
IlluminAcri
Ci siamo quasi fra poco IlluminAcri, idea folle perché partorita da un gruppo di folli una mattina davanti ad un caffè, arriverà a spegnere la sua prima candelina.
E’ stato un anno intenso e ricco di incontri, scontri, liti e momenti di aggregazione, ma ancora contrassegnato da instabilità non si ha ben chiaro il medo per realizzare il sogno di far tornare un territorio bello e ridente, come solo Acri può e sa essere.
Il confronto è stato quello che ha caratterizzato questo periodo, l’inesperienza e la voglia di cambiare, invece, le tipicità di ogni evento e manifestazione; quello che ne è venuto fuori è la voglia di continuare a fare, di non piangersi addosso, come invece a qualcuno potrebbe sembrare perché non addentrato nel problema, e soprattutto di riappropriarsi di un territorio amato e disprezzato allo stesso tempo, che per pigrizia e perché comunque fondamentalmente si stava bene, abbiamo lasciato in mano a pochi, che troppo spesso ne hanno fatto il proprio comodo.
Molti di noi sono commercianti, liberi professionisti, artigiani quindi imprenditori che nelle proprie attività hanno investito denaro, tempo e sacrificato altri interessi personali per offrire un servizio sul territorio e fare in modo che il paese cresca economicamente.
Il territorio è ricco, non solo di bellezze naturali ma anche finanziariamente, la crescita edilizia degli ultimi 40 anni ne è la prova concreta, chiunque avesse guadagnato con il proprio un gruzzoletto lo ha investito nel mattone nel tentativo di creare benessere per sé e per i propri figli.
Oggi, invece, ci ritroviamo per un insieme di fattori anche esterni e non facilmente controllabili, se non applicando stili di vita completamente diversi, a subire un forte calo demografico, ci sono fasce d’età praticamente assenti per svariati motivi (lavoro, studio, affetti) e la forte tristezza di vedere ogni sera gli autobus carichi di persone e pacchi che lasciano il proprio paese verso tutte le aree fortemente abitate del centro e del nord.
Il sogno è quello di far risplendere Acri di luce propria e non da altri concessa o donata, con le proprie forze e le proprie numerose risorse, perché in fondo siamo ancora sufficientemente numerosi e ancora con quella luce negli occhi che ci contraddistingue.
In fondo noi folli dovremmo essere grati anche al periodo storico che ci ha permesso di riscoprire l’unione e la forza posseduta nel cercare di affrontarlo e ci sta permettendo di crescere con molta più consapevolezza.

PUBBLICATO 01/10/2016





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