COMUNICATO STAMPA Letto 6333  |    Stampa articolo

Che teste!

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Parliamo di quelle dei nostri “amministratori”. Sanno tutto, non sbagliano una mossa quelle infallibili capocce. Che siano di destra, che siano di centro, che siano di sinistra. Basta guardare i risultati. Acri è progressivamente diventata, grazie al loro ingegno innato, alla loro eroica dedizione, al loro altruismo, una città modello. Chi ci viene per la prima volta ci mette radici, chi di tanto in tanto ci ritorna si pente amaramente di averla stoltamente lasciata, magari solo per un giorno.
Però…suvvia, in fondo nessuno è perfetto, da nessuno si può pretendere troppo. Malgrado studi, impegno, sudore, qualcosa può sfuggire a tutti, Consiglieri compresi, a cominciare dal Presidente. Ne abbiamo avuto la prova giovedì 26 gennaio 2016.
Atto I. Nel corso della giornata Gianluca Garotto riceve, in qualità di responsabile di Acri In Rete, una missiva formale - carta intestata, timbro del protocollo comunale –. Missiva ineffabile, dalla quale si potrebbe trarre, se dotati di un minimo di fantasia, il copione di un’esilarante opera teatrale. Ne alleghiamo copia, così che ogni acritano, a corto com’è di occasioni spassose, possa una volta tanto ridere a buon mercato.
Purtroppo, a quanto pare, l’unico a non coglierne l’aspetto divertente è stato solo il buon Gianluca. Il quale, incredulo e incacchiato per il divieto ricevuto, senza por tempo in mezzo, pubblica la sua educatissima protesta. Fa appello alla Costituzione, richiama i principi del diritto di cronaca, i diritti politici, di opinione, di parola. Senza alcun risultato: troppo insensibile è il cuore dei Consiglieri, ancora più insensibile il cuore del Presidente.
Atto II.  Ore 15.00, seduta del Consiglio. Alcuni membri della maggioranza, complice forse un bicchiere di troppo, si scagliano contro un cittadino-spettatore reo di avere portato con sé una vistosa videocamera, e pronto a riprendere e pubblicare i lavori dell’organo collegiale. I detti membri, in un momento di umanissima défaillance, dimentichi – o inconsapevoli – del luogo in cui si trovano e dell’evento a cui stanno partecipando, si sentono in dovere di invitare energicamente l’intruso a spegnere la macchina impicciona. Visto, tuttavia, che il cittadino-reporter di obbedire non ne vuole proprio sapere, si addiviene, dopo il verificarsi di qualche tafferuglio, alla decisione di mettere ai voti la faccenda. Il risultato della consultazione è chiaro: il signore in questione non può effettuare riprese. A quel punto si sarebbe dovuto far spegnere la telecamera al cittadino-impiccione, ma probabilmente è cominciato a serpeggiare qualche dubbio nella testa di chi si doveva assumere questa responsabilità, probabilmente il Presidente, fatto sta che nessuno ha dato ordine di mettere in atto ciò che si era votato. Che figura!!!
Finale. Tutti i membri riconoscono pubblicamente di non saperne nulla di diritti e di Costituzione. D’altra parte noi li comprendiamo; perché, come dicevamo prima, qualche difettuccio possono averlo anche i migliori. Ma anche, e soprattutto, per i due seguenti impegni che hanno preso solennemente, all’unanimità.
Impegno N.1 – Abbandonare tutte le altre incombenze per studiare quanto necessario, possibilmente h24, al fine di colmare una volta per tutte le residue lacune; oltre che sottoporsi, uno alla volta, a un pubblico esame che attesti la loro piena idoneità ad occuparsi di politica, anche se solo nella prossima vita.
Impegno N.2 – Dimettersi, qualunque sia l’esito degli esami, e non farsi vedere mai più almeno per i prossimi cento anni.
Per contro noi cittadini ci impegniamo, altrettanto solennemente, ad erigere, appena dopo la loro sparizione, un monumento collettivo in autentico marmo di Carrara, che li rappresenti nell’atto stesso di darsi alla fuga e ne conservi il monito e il ricordo. Nei secoli dei secoli.




PUBBLICATO 28/01/2017 | © Riproduzione Riservata



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