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Acritani

Foto © Acri In Rete
Giacinto Le Pera
Ad Acri non c'è una mafia organizzata, quella che spara o chiede il pizzo. Ad Acri c'è un intreccio complesso di complicità e di soggezione psicologica che sono frutto di pura ignoranza.
Esiste un diffuso solidarismo sociale che si esprime in pieno attraverso uno dei fondanti elementi della cultura mafiosa: l'omertà.
Questo elemento è capace di determinare conseguenze come la condizione nella quale si ritrova oggi Acri. Per il quieto vivere di ciascuno, e per salvaguardare spiccioli interessi personali, si alimenta involontariamente la cultura mafiosa. Tutti indignati per questo, pochi però hanno il coraggio di contrastare. E contrastare significa semplicemente far valere i propri diritti. Niente di più.
Questa premessa per dire che un cambiamento può essere possibile solo se si ha la consapevolezza di esistere, di essere parte di una collettività. Una società migliore dipende dai singoli che evolvono e che si oppongono alla servitù volontaria. Non sono i cambi di guardia allo pseudo-potere a determinare soluzioni. Il cambio deve avvenire dal basso, per poi poter riflettere come in uno specchio. Chi governa altro non è che quello che siamo.
Sono circa tre anni che mi sto interessando di quanto accade ad Acri, con particolare attenzione ai pubblici spazi. Quegli spazi che dovrebbero essere punti di incontro spontaneo tra persone, ma che invece altro non sono che vacche da mungere a servizio di privati affari.
Ed ecco che, nonostante tanti si lamentino di ciò, entra in campo quell'elemento che fa sì che nulla cambi. Il silenzio. Lo spazio del Caffè Letterario di Palazzo Sanseverino Falcone è stato l'esempio più chiaro di come vengono calpestati i diritti degli Acresi. Il Museo Maca è l'esempio ancora più chiaro di come leggi e senso civico vanno a farsi fottere.
In molti hanno creduto che il sottoscritto avesse personali interessi: e prima col Caffè Letterario, e dopo col Maca. Agli stessi ricordo che non vivo ad Acri, che non voto ad Acri e che, transito di tanto in tanto perché qui vive la mia famiglia. E mi auguro di non morirci. Agli stessi ricordo che si possono fare lotte per semplice senso civico. Mio malgrado mi sono trovato infischiato in questa melma putrida, e l'ho denunciato.
Coloro che hanno da difendere i loro ruoli dipendenti dalla pubblica pecunia attraverso l'omertà dei più, mi hanno avvicinato (durante la battaglia del Caffè Letterario) invitandomi a mollare il colpo in cambio di altro. Ho tenuto fede a me stesso, e a cacare li ho invitati ad andare.
Qualcuno, sempre di Acri, pensa che mi necessitava tutto ciò per farmi conoscere, mettermi in mostra. Agli stessi domando: per quale fine? Ora, sempre a costoro dico quanto segue: tirate fuori il tanto vostro senso civico/rivoluzionario e denunciate.Denunciate che i vostri soldi alimentano un Museo falso, denunciate che i vostri figli non hanno spazi ricreativi, denunciate che la politica ad Acri è come la neve al sole e che mai si potrà sperare in una condizione migliore se mai si avranno possibilità di stare assieme, di confrontarsi, discutere e fare "politica" col vero nobile senso che la stessa richiede.
Agli stessi dico di passare nottate a leggere documenti ministeriali, regolamenti comunali, e tutta una serie di scartoffie per poter poi essere capaci di chiudere feisbuq e sentirsi vivi nel reale mondo. Agli stessi dico, anche, di tenersi tutto com'è, ma di non frantumare i coglioni a chi non è come Voi.
Agli stessi dico che il sottoscritto toglie il disturbo.
Agli stessi dico che la cosa più difficile da fare è quella di essere se stessi.
Agli stessi dico che se vi necessitano i documenti che puzzano di merda e che contengono anche la vostra indifferenza, contattatemi e ve li giro con piacere: avrete possibilità di fare il lavoro di fino, conseguente al lavoro sporco che in tre anni il coglione sottoscritto a fatto senza nulla in cambio pretendere.
Buon Sonno!

PS: alle Famiglie che detengono i cosiddetti pacchetti di voto dico che oltre ad essere trogloditi e ridicoli, siete la causa (oltre l'omertà) che fa del MIO PAESE l'espressione più nitida del SOTTOSVILUPPO

PUBBLICATO 28/04/2017





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