Esposto. Letto 2241  |    Stampa articolo

Esposto sulla copertura del fiume Calamo e l'area del Purgatorio in ACRI.

Arch. Giacinto Ferraro
Foto © Acri In Rete
Acri 18.12.2006.

Sen. Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica.

On. Giuliano Amato
Ministro degli Interni

On. Antonio Di Pietro
Ministro delle infrastrutture

On. Alfonso Pecoraio Scanio
Al Ministro dell'ambiente.

Dott. Francesco Musolino
Prefetto di Cosenza.

On. Agazio Loiero
Presidente della Giunta Regionale

On. Luigi Incarnato
Assessore Regionale ai LL.PP

On. Michelangelo Tripodi
Assessore Regionale all'Urbanistica

On. Diego Tommasi
All'Assessore Regionale all'Ambiente

Dott. Elio Coschignano
Al Sindaco di Acri.

Arch. Ottavio Amaro
Segretario Generale
All'Autorità di Bacino

Ing.capo
Al Genio Civile

Capo Compartimento
Anas Cosenza.

Protezione Civile
Cosenza.

________________________________
Loro Sedi.


Oggetto: Esposto sulla copertura del fiume Calamo e l'area del Purgatorio in ACRI (Cosenza) in relazione al Programma di Recupero urbano (P.R.U.)


Il sottoscritto arch. Giacinto Ferraro, iscritto all'Ordine degli Architetti della Provincia di Cosenza con il n.67 con studio in via S.Francesco, 5
Acri (Cosenza).

ESPONE
Quanto segue.

Premessa.

E' necessaria una premessa preliminare per evitare qualsiasi equivoco o fraintendimento.
Le considerazioni che seguono sono relative all'assunzione di un problema non più differibile e che va affrontato in maniera radicale una volta per tutte.
Esse non hanno come obiettivo la messa in discussione del P.R.U. (Programma di Recupero Urbano) ma l'uso dell'area del Purgatorio all'interno del PRU. Questo esposto pone un problema di grande pericolosità e intende sottoporre all'attenzione tutta una serie di inadempienze,insufficienze e anomalie: su tutto ciò le Autorità, gli Enti e i soggetti ai quali mi rivolgo sono tenuti a dare risposte convincenti, assumendosi le loro responsabilità,per quanto loro compete, e decidere i provvedimenti da adottare.

L'area del fiume Calamo e quella ai suoi lati, compresa fra i due ponti di S. Domenico e SS. Annunziata, (fig. 1-2) ha costituito dalla seconda metà degli anni '60 uno dei "passaggi" cruciali della pianificazione urbana ad Acri.
Negli anni '60 la Giunta comunale con un deliberazione del tutto illegittima stabilisce che la distanza del fabbricati dall'alveo del fiume viene ridotta a 2-3 metri.
Dopo questa 'trovata'- la chiamo invenzione perché questa delibera è rimasta nei cassetti comunali e non è stata mai mandata all'allora Coreco e al Genio Civile per essere resa esecutiva,- è sorta ai margini del fiume una serie di edifici che in più casi non solo coincidono con il limite del fiume, ma in qualche caso,- e si tratta di edifici di grandi dimensioni- si trovano dentro il letto del fiume,il cui andamento era stato opportunamente deviato.
Un decennio dopo circa, il fiume Calamo viene interamente coperto tra i due ponti (per circa 300 metri) e deviato nel punto indicato nella fig.2. Qualche anno dopo viene coperto per un lungo ulteriore tratto verso il quartiere Viola e la zona di Pompio (cioè altri 400-500 metri) viene coperto altresì il tratto che dalla deviazione, porta il fiume Calamo verso il fiume Mucone, nell'area denominata "Rinfresco", per altri 150 metri circa. Complessivamente quindi il fiume Calamo viene coperto per ben circa 900 metri lineari.
La copertura - per il tratto compreso tra i due ponti S. Domenico e SS. Annunziata- viene organizzata a verde pubblico e l'area diventa "parco Calamo", una scelta insana e irrazionale, poiché "normalmente" i fiumi sono soprattarversati in senso trasversale alla direttrice di deflusso dell'acqua e con strutture aperte (ponti,passerelle) o attraversati con "tubolari in cemento armato o in lamiera, ma appena di pochi metri. In ogni caso l'area di Parco Calamo è un'area pedonale non aperta al traffico di alcun genere.
Verso il '95 Parco Calamo viene aperto parzialmente al traffico automobilistico a senso unico e solo da un lato.
Gli ultimi interventi fatti tra 2000 al 2005 hanno ridotto ulteriormente la superficie alberata e verde e trasformato il cosiddetto parco Calamo in una normale arteria di traffico sia automobilistico che anche di camion, pullmans ecc. cioè di veicoli con carichi di tonnellate.
Nello stesso arco di tempo è stato chiuso al traffico un tratto di via G.Amendola e tutta Piazza Sprovieri.

Se era stato insano coprire un fiume e trasformarlo in un verde pubblico, addirittura demenziale e idiota (non riusciamo a trovare altri aggettivati qualificativi) è stata la scelta di trasformarla in sostanza nella più importante arteria di traffico urbano, sulla quale è stato convogliato e consentito con un doppio senso di circolazione- l'accesso a qualsiasi mezzo, di qualsiasi dimensione e di qualsiasi carico. Tanto per restare in argomento, è come se a Roma si coprisse una buona parte del Tevere per farne un'arteria di traffico automobilistico e si trasformasse il lungotevere in "passeggiata pedonale", o a Firenze si facesse la stessa operazione sull'Arno e sul Lungarno(…).
Tra l'altro difatti e nei fatti, questa arteria ripristina e sostituisce parzialmente l'interruzione della strada 660 bis,oggi in parte ripristinata su un altro versante dalla "Tangenziale est."
In questa funzione ha sostituito completamente via Amendola e, aspetto ancora più inquietante, ha immesso il traffico verso il quartiere Viola e l'Oaspedale,passando tra Palazzo Mangano l'abitazione Fusaro e il retro della Chiesa della SS.Annunziata. (Fig. 2)


Sia il progetto di copertura che l'esecuzione dell'opera sono stati fatti negli anni '70 in maniera empirica e frettolosa. Il letto del fiume è stato 'rifatto' con una platea di calcestruzzo armato,ma non ancorata,e a quanto sembra, senza alcuna analisi geologica o di tipo geotecnica. Ai lati del fiume sono stati eseguiti dei muri in cemento armato a gravità sui quali poggia a incastro in alcuni punti una soletta in c.a., in altri una volta in cemento armato.
Soprattutto la soletta e la volta non erano state progettate e calcolate perché potessero sopportare i carichi accidentali di decine di tonnellate di camion e mezzi da autotrasporto e le relative sollecitazioni, spinte e vibrazioni, e questo perché non si pensava minimamente di trasformarla in una arteria di traffico.
E' del tutto evidente che un volume di traffico di questo genere modifica sensibilmente (per non dire radicalmente) il comportamento di una struttura già di per sé sollecitata da altri fattori (acqua e relative spinte idrauliche e contenimento del terrapieno).
A questo bisogna aggiungere il fatto- ed è un particolare tutt'altro che trascurabile- che negli anni '70 si applicavano norme tecniche diverse da quelle attuali in materia di progettazione ed esecuzione nelle zone sismiche, e che la qualità del calcestruzzo sia dei muri che della soletta è di certo molto scadente e probabilmente ( e "lavora" molto,ma molto al di sotto di 250kg/ cmq.
Già da questi punti di vista quindi l'opera presentava più di un problema, e oltretutto è stata progettata così male e frettolosamente che non ha cunicoli di ispezione periodica, sistemi di aerazione e di scambio, e questo accelera il coefficiente di degrado e di deperimento del calcestruzzo e i fenomeni di ossidazioni del ferro. Non solo,basta un accumulo di detriti per ostruirla)

E' necessario porsi alcune domande:
1) E' possibile che già negli anni '70 era stato previsto il corretto dimensionamento delle strutture in cemento armato realizzate e cioè platea muri soletta, in grado di sopportare i carichi e le sollecitazioni di tutti gli agenti,le terre di contenimento, le acque di deflusso del fiume ei sovraccarichi che agiscono attualmente sull'opera,tanto più (è bene ripeterlo) che non si pensava in quegli anni di trasformare Parco Calamo in una arteria con queste caratteristiche?
2) E' possibile che era stata prevista la sopraelevazione dei muri laterali esistenti per consentire il riempimento di inerti ,necessario alla realizzazione del piano stradale e conseguente bitumazione.
O siamo ben oltre la soglia degli stati limite e delle tensioni ammissibili?

Esiste in realtà un problema ancora più grave e più complesso, dovuto certamente alla copertura del Calamo,ma anche a fattori esogeni,incontrollabili e soprattutto imprevedibili,in particolare all'"andamento storico" del fiume, se si può usare questa espressione e cioè al fatto che un fiume ha un livello (una portata) costantemente "bassa" e quindi controllabile per un arco di tempo anche piuttosto lungo e all'improvviso e cioè nel giro di pochi giorni, più "alzarsi" di colpo con effetti devastanti e distruttivi.
E' noto, e la storia non solo italiana, ce lo ricorda costantemente, che un fiume in piena è praticamente impossibile da controllare,non solo un fiume ma l'acqua in genere.
Affidarsi alle "serie storiche" delle portate e all'andamento annuale delle precipitazioni, anche per intervalli relativamente lunghi , non è affatto tranquillizzante. Oltretutto la meteorologia è assolutamente inattendibile nel lungo termine, basti pensare all'eccezionalità delle temperature estive di alcuni anni fa o al volume di acqua di questi anni che nessun centro aveva minimamente previsto.
New Oerleans, stiamo parlando di una importante città degli Stati Uniti ,non di della valle del Sarno dove ha imperversato la camorra e le varie forme di illegalità storiche e politiche, non ha proprio nulla da insegnare? E Firenze e Venezia sono solo ricorrenze? E Soverato, Vibo Valentia, sono solo notizie giornalistiche?.

Nel caso del fiume Calamo,con i problemi di cui si è detto prima, e con numerosi punti critici e cioè sezioni variabili dell'alveo durante il percorso a monte molto ridotte e comunque a rischio costante, con la totale carenza di manutenzione all'interno della condotta e di quasi totale mancanza di opere di difesa idrogeologica a livello territoriale generale, possono provocarsi fenomeni di rigurgito a monte e fenomeni di eccessiva turbolenza , tipo "colpi di ariete" nella condotta, dagli effetti micidiali.
Logicamente questo non significa che ogni anno ci sarà un livello di precipitazioni tali (piogge) da far saltare la soletta-volta del Calamo o provocare tracimazioni a monte con danni irreparabili.
Significa però che c'è un rischio reale che nessuno, ma proprio nessuno potrà far finta di non sapere.
Significa altresì che nessuno potrà prevedere quando e in che modo ci sarà un livello di piogge "eccezionale" e soprattutto che cosa potrà provocare: è assolutamente impossibili prefigurarlo e predeterminarlo esattamente proprio perché sfugge a fattori umani certi, e dipende esclusivamente da…cielo, cioè da quanta acqua verrà giù e per quanto tempo.
Si tenga presente che nel Piano Stralcio di Bacino per l'Assetto idrogeologico Dell'Autorità di Bacino (Allegato n. 3) quest'area è connotata come area a forte rischio idrogeologico con la possibilità concreta di "danni molto gravi".
Sostanzialmente diverso è il punto relativo al tratto compreso tra i due ponti. Per questo aspetto bisogna rifare le verifiche a partire dal rifacimento del letto del fiume, che ha sensibilmente modificato la dinamica dell'acqua sia in termini di velocità che di spinte e di infiltrazioni che possono o potranno incidere sulle caratteristiche meccaniche sia del terreno che della struttura coperta.
Bisogna rifare le verifiche sulla consistenza e la qualità del calcestruzzo sia della soletta che dei muri con prove di carotaggio. Solo così si può appurare se questa soletta è realmente in grado di sopportare i carichi del traffico, tenuto conto che su questa opera esiste una documentazione largamente insufficiente: non esistono certificati relativi alle prove sui materiali, e per quanto se ne sa, non è stata mai collaudata in corso d'opera e probabilmente neanche a lavoro ultimato: si intende collaudo statico strutturale e non collaudo amministrativo.

Negli ultimi anni (2004) si è trasformato il tratto di fiume coperto che va dal ponte SS. Annunziata e costeggia il fianco della Chiesa per arrivare in via Viola, in una strada di collegamento,tratto che in precedenza era solo pedonale.
Per questa operazione è stato fatto un intervento di smantellamento della vecchia soletta, con la sostituzione dei vecchi pilastri che la reggevano,che è doveroso sottolineare, hanno le fondazioni letteralmente nel letto del fiume e quindi nell'acqua. Questa nuova strada segue esattamente l'andamento del corso d'acqua e si trova proprio su di esso.
Anche questo intervento, presenta non pochi rischi, e probabilmente non sono state prese tutte le precauzione e fatte le necessarie verifiche e non sano stati fatti studi adeguati sulle vibrazioni, sulla velocità dell'acqua ecc, e che insomma che verifiche di tipo geotecnica potrebbero presentare più di un problema.
Non è chiara l'eventuale interazione tra copertura-strada, struttura verticale che la sostiene ed edifici,in particolare casa Turano, Palazzo Mangano e soprattutto chiesa della SS. Annunziata.

Infine arriviamo al nodo cruciale del problema, ossia all'area del Purgatorio.

Il primo punto da mettere in chiaro è il fatto tutt'altro marginale che il fiume Calamo è stato deviato nel suo andamento: in pratica non fa più il "giro dell'area", ma è stato convogliato direttamente verso l'area del "Rinfresco" e da qui prosegue nel suo andamento verso il fiume Mucone. (fig . 1)
E' evidente che questa deviazione presenta due problemi:
1) il primo di natura idrogeologica e comunque legato in maniera specifica alla "dinamica dei fluidi" e 2) Il secondo come problema di appartenenza dell'area.

Vediamoli separatamente
Deviazione del fiume: a tutt'oggi non si è in grado di valutare,neanche in maniera approssimativa, con quale velocità la massa di acqua arriva nel punto in cui il fiume è stato deviato.
Non è stato mai fatto o simulato un modello idrodinamico che possa dare una risposta in tal senso, seppure in via ipotetica.
Si comprende facilmente che la velocità non è più la stessa, ma non se ne conosce il coefficiente.
Vorrei sottolineare un altro aspetto: negli ultimi cinque anni è stata rifatta la soletta antistante il ponte di S. Domenico e parte di essa di fianco al negozio di casalinghi e giocattoli (negozio sig. Greco) e consolidata la struttura portante dei pilastri, che anche in questo hanno la loro fondazione nell'acqua.
( Il fatto che le due solette in prossimità dei due ponti siano state rifatte, e i pilastri di sostegno siano stati sostituiti o consolidati dopo solo una ventina d'anni , significa pur qualcosa…)

Infine vorrei sottolineare e porre alla Vostra attenzione altri due aspetti che l'area del Purgatorio presenta sia in relazione al problema del fiume Calamo che alla individuazione come area di intervento all'interno del P.R.U-

1) Sul regime giuridico dei beni appartenenti al Demanio idrico i referenti normativi imprescindibili e, per ciò stesso, ineludibili, sono gli artt. 946 ss. Cc. (così come modificati dalla L. 37 del 1994- "Norme per la tutela ambientale delle aree demaniali dei fiumi, dei torrenti e delle altre acque pubbliche"):

1.L'articolo 946 del codice civile è sostituito dal seguente:
Art.946 (Alveo abbandonato). Se un fiume o un torrente si forma un nuovo letto,abbandonato l'antico, il terreno abbandonato rimane assoggettato al regime proprio del demanio pubblico.

Art.4.
L'articolo 947 del codice civile è sostituito dal seguente:
Art.947 ( Mutamenti del letto dei fiumi derivanti da regolamento del loro corso).
Le disposizioni degli articoli 942,945 e 946 si applicano ai terreni comunque abbandonati sia a seguito di eventi naturali che per fatti artificiali indotti dall'attività antropica, ivi comprendendo anche i terreni abbandonati per fenomeni di inalveamento.
In ogni caso è esclusa la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico.

Ebbene, è principio ormai acquisito, siccome positivizzato, quello secondo cui essendo la demanialità una qualità del territorio che deriva direttamente dalla legge, i beni che ne sono oggetto sfuggono a qualsivoglia forma di sdemanializzazione tacita, potendosi attuare solo quella espressa (ossia, mediante uno specifico provvedimento di carattere costitutivo da parte della competente autorità amministrativa).
Relativamente all' area del Purgatorio, la problematica sul regime giuridico dei beni demaniali,e quindi della corretta attuazione dello stesso, si pone sotto molteplici aspetti.
Innanzitutto occorre precisare e ripetere ancora una volta che nel corso degli interventi di copertura e di intubazione del fiume Calamo, parte del corso naturale del bacino ha subito per effetto di "fatti artificiali indotti dall'attività antropica" una consistente deviazione proprio in corrispondenza della attuale rea del Purgatorio.
E' chiaro che, alla luce delle norme succitate, sia il nuovo letto del fiume che il terreno abbandonato per effetto della riferita deviazione continuano, entrambi,a rimanere assoggettati al regime proprio del demanio pubblico (rectius: Demanio Statale, oggi gestito, per effetto della delega di funzioni di cui all'art 86 dlge 112 del 1998, dalle Regioni).
E' ovvio, quindi, che l'amministrazione comunale non può accampare diritti e poteri di sorta (se non quelli di mera gestione) né sull'originario letto del fiume né su quello attuale, oltre che, ovviamente e per quello che qui si rileva, sulla superficie di copertura, ossia sull'"anello" dell'area del Purgatorio.
Ciò sia in applicazione del principio, di portata generale, secondo cui la proprietà (anche quella demaniale) si estense usque ad siderea ad inferos, ma anche e soprattutto in applicazione del principio dell'accessione ex art. 934 cc, che trova, ovviamente, applicazione, come reiteratamente affermato dal Supremo Organo di ermeneutica giurisprudenziale (cfr Cass. Civile, Sez II, 9 dicembre 1995, n 12631, nonché Cass. Civile n. 1698/'66 e n. 3387/'79) anche nei confronti della Pubblica Amministrazione.
In sostanza, la predetta superficie, in quanto realizzata entro i limiti di un'area (fiume Calamo) appartenente al demanio (oltretutto necessario) dello Stato, ne segue il principio giuridico.
C'è di più: neanche prospettabile è l'ipotesi che gli interventi realizzati dal Comune di Acri sull'attuale piazza Purgatorio abbiano concretato - stante l'inerzia e la mancanza di contestazioni da parte dell'Amministrazione Statale- una ipotesi di sdemanializzazione tacita, posto che tale eventualità è esclusa da una disposizione di carattere imperativo e cogente quale è l'ultimo comma del succitato art. 946cc ".. In ogni caso è esclusa la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico".
Su tale ultimo punto, ossia sull'ineludibile principio della immanenza e permanenza della demanialità delle risorse idriche, risulta oltremodo ed oltremisura consolidato l'iterato e reiterato orientamento espresso dalla giurisprudenza la quale ha sempre escluso la possibilità di sdemanializzazione , in assenza di un provvedimento esplicito dell'amministrazione competente, pur in presenza di una modifica dello stato dei luoghi, per ciò stesso irrilevanti.

Una legge chiarissima e inequivocabile,che ha avuto ulteriori precisazioni e approfondimenti che ne confermano in pieno forma e sostanza. Ovviamente non è questa la sede per riportarne la giurisprudenza nei termini esatti.

In parole chiare e distinte : una parte dell'area del Purgatorio e segnatamente l'area costituita da letto del fiume, anche dopo la sua deviazione, non è di proprietà comunale,quindi il Comune non ha alcun titolo giuridico su questa area.
Vorrei sottolineare che anche la giurisprudenza corrente ha dato un'interpretazione inequivocabile.
"Tali beni si caratterizzano, oltre che per la necessaria appartenenza allo Stato anche per la peculiarità del loro regime giuridico.
I beni demaniali hanno la natura di res extra commercium,ossia di cose poste al di fuori della sfera dei rapporti patrimoniali privati. Di conseguenza, come stabilisce l'art. 823 c.c. " sono inalienabili e non possono essere oggetti di negozi di diritto privato, diretti a trasferire la proprietà a persone diverse dallo Stato, o a costituire a favore delle medesime servitù o altri diritti reali.
Il carattere di indisponibilità dei beni demaniali si presenta così intenso da comportare una loro incommerciabilità assoluta, che determina una nullità radicale degli eventuali atti di disposizione che li concernono, per impossibilità giuridica dell'oggetto, come si ricava dall'esame coordinato dell'art. 823 e 1418 del Codice Civile. ( Commissione Studi del Consiglio nazionale del Notariato, 16 dicembre 1997." In tema di acque pubbliche e private a seguito della riforma operata dalla Legge 5 gennaio 1994, n. 36 )."

Quindi questa area non può rientrare in nessun progetto di nessun genere, in particolare non può essere sdemanializzata e consegnata a una impresa privata.
Di fatto e nei fatti viene consegnata a una impresa privata in maniera surrettizia, per permettere il distacco dai confini e quindi una cubatura maggiore: quindi viene di fatto introdotto un meccanismo e un principio di commerciabilità.
Può rientrare solo in progetti di salvaguardia nei quali qualsiasi forma di edificazione sia assente, e solo dopo previo accordo di concessione da parte delle Autorità competenti e il comune di Acri, e non per salvaguardare un interesse privato, laddove l'interesse pubblico è largamente inferiore.

L'ultimo aspetto è relativo alla individuazione di quest'area all'interno del Programma di Recupero Urbano (PRU).
La natura, le caratteristiche e la funzione di quest'area non corrispondono in alcun modo ai requisiti richiesti dal Bando regionale relativo alla L. n.179 del 17/02/1992.
Va comunque sottolineato che la Deliberazione della giunta comunale n. 169 del 30.11.2002 e relativo Bando allegato indicano con chiarezza al punto b):"Riguarda la qualificazione edilizia, urbanistica ed ambientale degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica e delle aree che ad essi possono essere riconnesse" (pag. 2 del Bando) e al punto 2 del Bando (pag.3) " Per quanto riguarda l'area "Purgatorio" l'intervento dovrà essere ad interesse prevalentemente pubblico".

In particolare : La deliberazione Regionale n. 6048 dell'11/11/1998. art. n.5, comma 2 del Bando Regionale, riconduce la possibilità di intervento a due tipi di aree, e cioè: a) aree contigue e b) aree prossime.
La legge citata (n,179 ecc.) chiarisce in maniera inequivocabile la natura di queste aree.
"Per aree contigue si intendono le aree direttamente confinanti con quelle di pertinenza degli insediamenti residenziali pubblici o da queste separate da opere di urbanizzazione primaria e secondaria; per "aree prossime" si intendono aree che per la loro collocazione contestuale e per la loro connessione funzionale consentano alle attività in esse localizzate una o più delle seguenti azioni: una effettiva integrazione funzionale dei nuovi interventi con quelli di edilizia residenziale pubblica; una effettiva riduzione dell'isolamento degli insediamenti pubblici ed una efficace integrazione urbana di questi con la città consolidata".
E' del tutto chiaro, esplicito ed evidente che la natura degli interventi deve interagire direttamente con insediamenti residenziali pubblici e la legge sottolinea con forza questo aspetto.
Ed è anche per questo motivo che quest'area non avrebbe potuto e dovuto essere inserita in una perimetrazione del PRU.


L'area del Purgatorio infatti, rappresenta "un'area centrale" all'interno del sistema urbano della città di Acri.
Si trova infatti di fronte alla Sede Municipale,anche se a una quota più bassa, e nelle sue prossimità non esiste,e non è mai esistita, alcuna traccia di insediamenti residenziali pubblici (Aterp, Iacp, Ex Ina casa ecc. ).
C'è di più: nonostante Acri abbia una grande presenza di interventi di edilizia residenziale pubblica, questa è una delle poche aree nelle quali non c'è mai stato un intervento pubblico residenziale.
Per verificare questo non c'è bisogno di alcuna ricerca, di alcuno studio, di alcun rilievo: è sufficiente un semplice sopralluogo o anche un giro in macchina nelle sue vicinanze.
Ed è del tutto evidente che non essendoci alcuna presenza di interventi di edilizia economica e popolare, non ha alcun senso considerarla area prossima o contigua.
Una individuazione del genere come area di recupero in un PRU è potuta avvenire solo attraverso una non consentita, ossia del tutto arbitraria interpretazione estensiva della Deliberazione Regionale n. 66048.
Francamente non si comprende come la Regione Calabra abbia potuto accettare l'individuazione di quest'area all'interno del Pru, contraddicendo e disattendendo palesemente una sua stessa deliberazione.
Relativamente a questo aspetto specifico, chiedo che gli Assessorati Regionali (Assessorato ai LL.PP. e Assessorato All'Urbanistica) chiariscano questo punto, perché a me pare che siamo ai limiti della falsificazione dei luoghi e quindi dell'atto pubblico.

Su un caso analogo, avvenuto in Puglia nella città di Noci, esiste una Sentenza del Consiglio di stato, Sezione Quarta del 19 dicembre 2000, alla quale si rimanda.
In uno Stato di Diritto le sentenze del Consiglio di Stato hanno di norma più valore giuridico delle decisioni del consiglio comunale e del Consiglio Regionale.

Ancora meno si tratta di un'area a forte degrado urbano o edilizio, poiché non solo è compresa tra il Municipio e l'ex Pretura (oggi sede di uffici comunali), ma è un'area sulla quale si svolge settimanalmente il mercato pubblico e che viene usata anche occasionalmente per manifestazione tra cui concerti pubblici, festival di partito ecc. Appare davvero singolare e contraddittorio tenere un mercato settimanale e altre manifestazioni in un'area degradata…

Tutto ciò premesso, ritenuto e considerato,
il sottoscritto arch. Giacinto Ferraro chiede alle Autorità e Pubbliche Amministrazioni, ciascuna nell'ambito delle proprie competenze, quanto segue:

- Che per il tratto di strada tra i due ponti S. Domenico e SS.Annunziata siano verificate le condizioni di sicurezza e acquisita tutta la documentazione progettuale ed esecutiva sull'opera.
In particolare chiede che siano acquisiti i certificati e gli atti di collaudo statico-strutturale che ne attestino la sicurezza e la rispondenza alle normativa vigente.
Identiche richieste vengono fatte per il tratto che dal ponte S.Domenico immette il traffico su via Viola (Via 11 Settembre).e per l'intero tratto coperto.

  • Che L'Assessorato ai LL. PP. Ed Acque della Regione Calabria, attraverso L'Autorità di Bacino verifichi i fattori di rischio e di pericolosità che il Fiume Calamo costituisce all'interno del sistema urbano, non solo per il tratto coperto e compreso tra i due ponti, ma anche per l'intera area del Purgatorio e per il lungo tratto che dal ponte SS.Annunziata prosegue verso il quartiere Viola e l'area di Pompio.

  • Che venga ripristinato il traffico sull'intera via Amendola e su Piazza Sprovieri, perché non esiste nessuna ragione di tipo tecnico, urbanistico, logico o solo di buon senso comune, per cui una strada che ha funzionato per decenni e decenni come arteria di traffico, diventa senza alcuna ragione plausibile, un tratto pedonale e un fiume diventi la più importante arteria di traffico della città. E' una sconcezza semplicemente intollerabile
  • Che l'intera area del Purgatorio venga eliminata dalla perimetrazione del Pru, e individuata in una altro luogo, tenendo conto dell'art. 5, comma 2 del Bando regionale.

Ma è davvero così difficile trovare un'altra area all'interno della città?
Di una città delle dimensioni di Acri, che peraltro ha una delle superfici più estese d'Italia (circa 200 kmq) e decine di interventi di edilizia residenziale pubblica?

Chiedo semplicemente che questo Pru sia fatto all'interno dello "sviluppo sostenibile".
Sviluppo sostenibile significa fare le cose, cioè i progetti, gli interventi, le scelte, le decisioni in modo tale che le generazioni future, quelle che ci sostituiranno, possano sostenerle senza sforzi e costi eccessivi.
Ma qual è la logica perversa che vuole a tutti i costi questo intervento in un'area a forte rischio idrogeologico, un'area tra l'altro individuata in maniera quanto meno forzata?


- Che venga ripristinata la continuità della 660 attraverso via Amendola e non attraverso "Parco Calamo."

Il sottoscritto chiede infine un'ultima cosa.: poiché si è assunto l'onere e la responsabilità di questo esposto, chiede che le Autorità, gli Enti e i Soggetti ai quali è stato inviato facciano gli opportuni e ineludibili accertamenti sulle problematiche prospettate.
Chiede , altresì, ai sensi della Legge 248/'90 di avere notizie mediante comunicazione scritta delle determinazioni che, ciascuna, secondo le proprie competenze, riterrà e dovrà adottare in merito, assumendosi la responsabilità di quanto vorranno dichiarare.


Nell'attesa porge cordiali saluti

 

In Fede
Giacinto Ferraro.



Situazione dell'area prima dell'intervento
Situazione dell'area dopo l'intervento.
Carta Autorità di Bacino.

PUBBLICATO 27/1/2007

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