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Sila, scoperti resti di un elephas antiquus

Roberto Saporito
Foto © Acri In Rete
A pochi passi da noi. Il Parco Nazionale della Sila si rivela ancora una volta pieno di sorprese, non solo dal punto di vista naturalistico.
Anche grazie alla siccità dell’anno in corso, che ha comportato il ritiro delle acque lacustri e la conseguente emersione di aree solitamente sommerse, sono state rinvenute, sulla riva meridionale del lago Cecita, in località Campo San Lorenzo, resti di un Elephas antiquus e presenze di un’area destinata alla produzione di armi da parte dei Longobardi.
La scoperta è avvenuta ad opera di funzionari della ”Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio” recatisi sul posto al fine di recuperare alcuni reperti metallici presenti sulla superficie emersa.
Questa zona conferma la sua importanza, unitamente all’intero comprensorio montano e lacustre della Sila Grande, per il patrimonio archeologico e per le dinamiche insediative che hanno interessato questi luoghi, dalla Preistoria fino all’Alto Medioevo.
Il ritrovamento dell’Elephas antiquus si caratterizza per la sua singolarità nel quadro delle evidenze note dell’Italia peninsulare e in particolare della Calabria.
La sua parziale connessione anatomica, i meccanismi di conservazione e l’assenza, allo stato attuale, di ulteriori elementi associativi di natura antropica, farebbero pensare che l’elefante sia stato vittima di una morte naturale sulle rive del lago. 
Le porzioni anatomiche messe in luce evidenziano caratteri diagnostici che si riconoscono in Elephas antiquus, quali le zanne leggermente arcuate della lunghezza di 3 metri e frammenti diafisari che ricostruiscono un’altezza di 4 metri al garrese; una specie che ha abitato l’Europa a partire dai 700.000 anni fa o anche prima e che farebbe propendere per una datazione molto antica del contesto del lago Cecita.
Le operazioni di recupero dei reperti ritenuti asportabili hanno rilevato la ricchezza dell’area, che dovrà essere ulteriormente indagata al fine di fornire una più chiara e completa interpretazione archeologica.
I materiali asportati saranno sottoposti a pulizia, consolidamento e restauro presso il laboratorio archeologico dell’Università degli Studi del Molise, per essere poi nuovamente riconsegnati sul territorio silano per una loro debita valorizzazione.
I particolari di questa importante scoperta e altre notizie, saranno illustrati nel corso di un convegno che si terrà sabato prossimo, alle 10,30, al centro Cupone, alla presenza del commissario del Parco Sila, Sonia Ferrari, del governatore della Calabria, Mario Oliverio, di studiosi, ricercatori e docenti universitari.

PUBBLICATO 24/11/2017

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