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Siti archeologici nascondono significative testimonianze

Rosanna Caravetta
Foto © Acri In Rete
Tra mito storia e archeologia.  Nuove ricerche sul territorio di Acri. La monetazione come sema di circolazione culturale”. Questo il motivo del convegno organizzato dall’associazione  “Acri Antica Pandosia”  con il patrocinio del Comune e della Fondazione Padula  ,  svoltosi nel suggestivo  scenario di Palazzo Sanseverino-Falcone. La monetazione è stato il tema dominante dell’incontro con una appassionante lezione  tenuta dalla dottoressa Giorgia Gargano, archeologa e ispettore onorario del patrimonio numismatico della Calabria. La studiosa ha incantato il pubblico con una comunicazione sulla monetazione dell’antica Pandosia degli Enotri soffermandosi sui particolari delle monete dell’alleanza tra Sibari e Pandosia e tra Kroton e Pandosia. Dettagli  dai quali  è stato  possibile decodificare gli aspetti più appariscenti della civiltà magno greca e dell’incontro tra questa e quella dei popoli italici preesistenti.
"Ad oggi  però i dati oggettivi  su cui poter  fare  riferimento sono pochi – ha spiegato la Gargano - con un lavoro in gran parte deduttivo". E nella cittadina silana , dove sono stati individuati ben 12 siti archeologici di cui però uno solo scavato,  per la Gargano  ci sono tutte le premesse per arrivare ad importanti e significative scoperte.  Di particolare interesse anche il  contributo dell’archeologo Massimo Di Salvatore sull’identità storica di Acri antica;   quindi , di alto profilo scientifico,  la relazione  di Paola Vivacqua  sull’economia della montagna e del mare durante l’antichità. In sala appassionati di storia antica, cittadini interessati alla riscoperta di identità storiche dimenticate, ma anche tanti giovani studenti.
"Nel passato si cela l’Archè che ha generato il presente -  ha affermato all’apertura dei lavori Angelo Vaccaro,  Presidente di Acri Antica Pandosia - nel passato c’è anche la linfa del futuro. Bisogna investire nell’archeologia per dare alla Calabria un nuovo volano di sviluppo. Qui ogni collina, ogni fiume, ogni formazione geomorfologica può nascondere  un tesoro culturale e riportarlo alla luce è indispensabile per creare nuove prospettive di turismo di qualità, nuove  grandi risorse da affiancare a quelle naturali".

PUBBLICATO 12/05/2016

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