INTERVISTA Letto 1009  |    Stampa articolo

Anna Maria Algieri e la poesia come tramite per esplorare l’animo umano

Foto © Acri In Rete
Fulvio Castellani
Franca Azzarelli ha indicato Anna Maria Algieri come “la poetessa della quotidianità”, una voce poetica di Acri (il suo paesetto d’origine e dove risiede) che “si identifica con il suo cuore e riesce a chiamare a raccolta gli afflati degli altrui cuori” grazie ad “una poesia pura, semplice, chiara, come puro, semplice e chiaro” è il suo animo, gentile e sensibilissimo.
Giuseppe Fiamma, a sua volta, ha scritto che nelle composizioni poetiche di Anna Maria Algieritraspare quella vena di malinconia e di umanità che è propria degli animi sensibili, che la contraddistingue e nello stesso tempo distingue dal mondo di oggi fatto spesso di superficialità e fredda razionalità”.
E noi non possiamo che essere in sintonia con quanto è stato evidenziato dai due critici, in quanto, dopo aver letto e apprezzato non poche delle sue opere, ci sentiamo di dire a trecentosessanta gradi che in Anna Maria Algieri si respira aria pura, sincerità, amore per la propria terra e per gli altri, gioia nel ricordare, speranza nel dopo…, il tutto vissuto ed interpretato nel segno di una fede totalizzante e con la purezza spontanea che si aggrappa alle parole che le ha rivolte tempo addietro il frate cappuccino Ignazio: “Sii la penna nella mano di Dio e sii la voce dei deboli nella tua penna per scrivere le parole di pace, gioia, giustizia…”.
Finora ha pubblicato le seguenti opere in versi e in prosa: “L’illusa speranza” (1982), “Guscio di sogni” (1986), “Ricordi” (1993), “Oasi” (1997), “Lettere di Natale ai miei genitori” (2003), “Rime d’amore/Rimes d’amour” (2006), “Voce dell’anima” (2008), “Il giardino di Dida” (2011) e “La voce del cuore” (2014), “Liriche in libertà” in “Africano” (2014) e “Luce di sogni” (2016).
Se a ciò aggiungiamo il fatto che è presente in diverse antologie e in dizionari ragionati di scrittori del Novecento, oltre ai non pochi riconoscimenti conseguiti in concorsi letterari e al suo impegno nel mondo sociale e culturale, comprendiamo benissimo il perché il suo nome è una presenza costante tra gli addetti ai lavori e quanti amano la poesia in modo particolare.
Prima di lasciare spazio alle sue risposte, agli interrogativi che ci siamo permessi di metterle di fronte, ecco cosa ha scritto sulla felicità: “Gioia di vivere / gridare e dire / son felice. / Il cuore / con ritmo / lento e dolce / batte e dice: / felicità è? / Stare bene / con se stessi”.

D. - Nostalgia del passato, quotidianità, affetti e fede marchiano a fuoco il suo percorso poetico, il suo vivere la poesia ogni giorno, ad ogni incontro con gli altri, con la sua terra d’origine… Ma cosa esattamente la spinge e la sollecita a scrivere versi e come ha iniziato diversi anni orsono a dedicarsi alla poesia?
R. - Ho iniziato a scrivere poesia da ragazza per cantare con i miei versi l’amore, la natura e la vita. È avvenuto tutto in modo naturale e spontaneo: l’espressione poetica è stata ed è per me il modo più congeniale ed immediato per esprimere i miei pensieri più profondi, le mie emozioni più intense, i miei affetti più coinvolgenti, le mie gioie, i miei dolori, le mie speranze, le mie disillusioni.
Alla base della mia poesia vi sono la sincerità con me stessa e nei confronti degli altri, il rispetto per il prossimo e per la natura, la coerenza con l’educazione, ispirata ai precetti cristiani ricevuta in famiglia, e con gli alti ideali umanitari che mi sono stati trasmessi da figure esemplari di religiosi e di laici che ho avuto la fortuna di incontrare attraverso i loro scritti e alcuni anche personalmente.
Oggi continuo a scrivere per esplorare l’animo umano, per cogliere le sfumature dei sentimenti che esso custodisce, per scorgere l’umanità presente sul viso del mio prossimo, per raccontare della mia terra d’origine dove “trovo me stessa, la mia identità”, e dove trovo risposta ai tanti misteri della vita nella fede.
D. - Ad Acri, il suo paese, come viene accolta una poetessa e quali opportunità offre a livello culturale? Ne parli.
R. - Acri è una splendida cittadina ai piedi della Sila Greca, in provincia di Cosenza, ricca di storia e di uomini illustri: primo fra tutti il nostro più grande concittadino, Sant’Angelo d’Acri; e poi non bisogna dimenticare Vincenzo Padula, Filippo e Francesco Maria Greco, Nicola Romano, Salvatore Scervini e tanti altri ancora.
Proprio la presenza di un numero così rilevante di poeti e letterati, nel passato come nel presente, è indizio dell’importanza straordinaria che la cultura, in particolar modo la sensibilità letteraria, ha sempre avuto e continua ad avere ad Acri, nonostante la sua condizione di relativo isolamento dovuta non solo alla sua posizione geografica ma soprattutto alla precarietà delle vie di comunicazione.
Da alcuni anni vi si svolge una manifestazione culturale molto importante, il “Premio Padula”, al quale ho avuto l’onore di essere invitata e di partecipare nell’edizione dell’anno 2013 come poeta locale.
Ho sempre accolto gli stimoli culturali che provenivano dall’esterno e ne ho creati anch’io di nuovi ed originali, infatti sono stata ospite come poetessa di diverse scuole sia acresi che dei centri vicini; ho realizzato nel 2009 un cortometraggio in collaborazione con l’Istituto Tecnico Commerciale e Geometra “Giambattista Falcone” di Acri sul Santo Natale, che è stato molto apprezzato e mi è valso un importante riconoscimento da parte dell’Associazione “Ars Millennium – Opera Internazionale Praesepium Historiae Ars Populi”.
Inoltre di recente ho accolto nel mio salotto letterario alunni della Scuola Media “Ex II Circolo” di Acri, insieme ai loro insegnanti, affinché visitassero il mio Presepe artistico e, in un mondo sempre più votato al materialismo e all’effimero, riflettessero sul valore e sul vero significato della “Natività”.
D. - Chi, in un certo qual modo, le ha fatto capire di essere sulla strada giusta ed è stato, in pratica, il suo punto di riferimento?
R. - Ho avuto il privilegio e l’onore di formarmi alla scuola del professor Giuseppe Julia. Critico, agiografo, profondo studioso di letteratura, egli fin dal primo manifestarsi della mia poesia l’ha sempre condivisa e incoraggiata. Mi spronava, consigliava e soleva accompagnarmi in varie manifestazioni culturali anche fuori Acri. Mi ha inserita nella sua importantissima “Storia della Letteratura Acrese” (Graphisud, Acri, 1984); ha presentato il mio secondo libro “Guscio di sogni” (Ursini Editore, Catanzaro, 1986); ha recensito il mio libro “Ricordi” (Tipolito Jonica, Trebisacce, 1993); e così ha scritto di me: “La poesia per lei è uno stato di grazia, che si effonde dal suo spirito; e ogni stato di grazia del nostro spirito reca in sé il segno della chiarezza”.
Sento ancora la sua mancanza.
Il professore Julia è stato un intellettuale molto importante ed un esempio di rettitudine, non solo per me, ma per tutta la comunità acrese.
D. - Se “la vita è breve e il sorriso / è misto al pianto”, come ha scritto in una sua poesia del 1978, come affronta la realtà e guarda al dopo?
R. - L’uomo è sempre alla ricerca disperata di un’armonia interiore. Nel sorridere liberamente c’è sempre in agguato il pericolo, la spina pungente che fa male, il dolore. Il dolore, però, rafforza, matura la nostra esistenza e di conseguenza mi fa accettare il tutto con spirito francescano. È una lotta che, se combattuta sotto le insegne della fede, “ci lascia intravedere la vittoria”.
D. - È vero che la poesia, come ha scritto Franca Azzarelli al suo riguardo, rasserena, semplifica, supporta, conforta, disarma”?
R. - Può darsi che il risultato finale della creazione poetica sia un effetto di pacificazione col mondo, con gli altri e con noi stessi e di rasserenamento interiore, ma ciò comporta necessariamente il passaggio attraverso l’esperienza del dolore, della sconfitta, della consapevolezza del male e dell’infelicità. Solo da una presa d’atto della miseria morale e materiale che opprime oggi più che mai l’umanità può, grazie alla fede, alla fiducia nel progetto divino, all’amore evangelico per il prossimo, scaturire l’energia capace di affrontare e sconfiggere il pessimismo, la rinuncia e lo scoramento che finiscono con l’abbattere l’uomo, sempre più confuso, della nostra epoca. Una poesia consapevole di ciò e capace di rivolgersi a tutti in modo lineare ed immediato, e di fare leva su valori universali legati agli affetti familiari ed ai bisogni reali e più vitali di ogni essere umano può generare nuova speranza e dare anche nei momenti tristi dell’esistenza la forza di guardare al futuro con fiducia e in modo costruttivo.
D. - Che cosa significa per lei la preghiera, l’incontro con la Luce che viene dall’alto?
R. - La preghiera è molto importante, direi essenziale, per la mia vita perché è un colloquio diretto col Signore e non può che essere fonte di pace e di serenità interiore, e anche di fiducia nel domani e nel prossimo. “È la luce del Signore che brilla oltre l’orizzonte”.
D. - E della felicità e del sogno che cosa ci può dire?
R. - Felicità e sogno sono strettamente collegati nella mia poetica e sono due termini che si alimentano a vicenda, e sarebbero destinati a svanire con l’arrivo della disillusione, se su di essi non si stagliasse la fede a dare a tutto una prospettiva spirituale che va oltre il senso dell’umano sentire. Oggi, più realisticamente, la felicità o meglio la serenità, può essere colta in uno stile di vita sano, arricchito dagli affetti sinceri di familiari e amici. Il sogno, quello della giovinezza, è un desiderio ormai impossibile da realizzare, da considerare con nostalgica tenerezza.
D. - Tra i diversi riconoscimenti che fin qui ha ricevuto, quale le ha dato maggiori gratificazioni e visibilità? E cosa bolle di nuovo nel suo shaker creativo?
R. - Sono stati tanti e prestigiosi i premi e i riconoscimenti ricevuti nel corso della mia più che trentennale attività letteraria e ognuno di essi ha rivestito grande importanza ed ha avuto un profondo significato per me, se però devo per forza indicarne uno, il più emozionante, non posso che ricordare il premio “Città di Valletta” e “Città di Medina”: in quell’occasione, l’8 giugno 1986, ho ricevuto la targa dalle mani del Presidente della Repubblica di Malta.
Ultimamente sto lavorando ad alcuni racconti. Dopo la positiva accoglienza da parte della critica e dei lettori dell’opera di narrativa intitolata “Il giardino di Dida”, ho pensato di ripetere quella bellissima e gratificante esperienza.
Naturalmente non ho messo da parte la poesia e ho in programma, anche se non a breve, la pubblicazione di una raccolta di versi inediti.

PUBBLICATO 14/06/2018





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