Il teatro comunale “
Alfredo Rendano” di Cosenza il 30 giugno 2010 ha incorniciato
ancora una volta le forme della bellezza e dell’eleganza tributando un nuovo successo
dell'ensemble acrese
ATB Danz’Arte. In uno spettacolo intenso di danza
'parlante' che ha saputo compiacere esaltare con ricercata semplicità i sentimenti
del corpo e dell’animo in uno scintillio sfolgorante di “
perle” che anche
attraverso la storia esplorano con maestria la psiche attraverso i corpi, dando
“
voce gioiosa” ai brillanti percorsi della danza accademica locale.
Si rinnova lo spessore tecnico e culturale dei giovani ballerini tutti per lo
più impegnati nell’evoluzione della loro formazione, nella trasformazione della
loro personalità e sensibilità. Riconoscimenti al merito, all'esclusività e alla
profonda passione, in una ricerca di un equilibrio ideale tra le potenzialità
del corpo e quelle dell’anima, espresse attraverso il tecnicismo codificato delle
metodologie di carattere e studio; ma anche attraverso forme nuove di sperimentazione
e ricerca formale. Efficace il repertorio coreografico firmato da
Michele Ferraro,
e diligentemente interpretato dagli allievi in congedo; intenso e ricco il risultato
complessivo, raffinato e sincero, che intellettualizza gli spazi, il tempo delle
linee delle curve dei corpi e dei movimenti. Pregiate le evoluzioni creative,
magistralmente eseguite con vivida intensità, attraverso la sottolineatura ritmica
che libera la fisicità e proietta lo spazio nella sua essenza. Evoluzioni, entrate,
uscite forme a torsioni, forti d’impatto, ben eseguite e stilizzate con convincente
emozionalità. Sentimento e Intensa Passione, anche per la mirabile nota di colore
della bella armoniosa produzione, ispirata a <<
Napoli o Il pescatore e la sua
sposa>> capolavoro del danzatore e coreografo danese Auguste Bournonville
(1805-1879) del Teatro Reale Danese andato in scena il 29 marzo del 1842 con musiche
di
E. Elsted e G. Rossini di cui
Bournoville fu il primo Gennaro
protagonista. Godibilissima la scena della tarantella dalla prorompente vitalità
a metà tra lo specchio del folclore e l’essenza della tecnica, che ha calibrato
l’espressività, regalando l’emozione della felicità del vivere, dell’allegria
della leggerezza, della vitalità e solarità. Il breve balletto ha snocciolato
la complessità delle figure tecniche, la vivacità dei costumi e delle scene in
un gioco continuo tra musica e danza. Un vero e proprio divertissement. Spiccata
la versatilità espressiva delle singole ballerine, tutte ugualmente volenterose
ed esteticamente perfette nei loro costumi; ma tutte differenti nella singolarità
della loro rappresentazione e in quella degli stati d'animo; in una gamma infinita
di gesti, sorrisi, smorfie, risate, che sono le tante facce dell'animo umano. La danza
travolge, e gli spettatori godono anche dello spessore folkloristico.
Ammiccante l'effetto complessivo che ha reso difficile resistere alla
fisicità e alle sonorità del Sud, esaltando l'indissolubile rapporto uomodonna
e il senso della militia amoris in cui l'amante paragonato a un
soldato, va alla conquista della sua preda preferita, trasformandola in
una fonte di vita e d'amore. Tributo alla napoletanità il quadretto è
apparso colorato, ricco dei suoni, e dei profumi di una terra solare e di
mare, che rivela tutta la straordinaria complessità del mitico mondo
mediterraneo che giganteggia dal centro del palcoscenico e accoglie i
danzatori. Una danza vitalistica in cui le ballerine nei fruscianti abiti
volteggiano al ritmo incalzante della musicalità partenopea misurata
anche attraverso le profferte amorose. La stessa riprodotta come sogno
d’inizio estate evoca la perfetta ricostruzione di costumi e acconciature,
creando perfetta sintesi “romantica” del periodo di riferimento e della
trama.