Il mio paese mi è sempre piaciuto. Dinverno la neve lo rende etereo,
in primavera si improfuma di ginestra. E la melagrana spaccata sui tre monti,
il presepe con le case basse a gregge. Ha il sapore agrodolce e tutto proustiano
dellinfanzia perduta. Lì si conservano tutti i miei ricordi più
belli. In quelle strade ho giocato, in quelle scuole sono cresciuta. Lì
viveva mia nonna, che ora non cè più. Lì vivono i miei
genitori, mio fratello.
Eppure non ci torno volentieri. Non mi piace vedere come si trasforma, come le
pessime gestioni, di ogni colore, la risucchino in vortici sempre più neri,
come si contendono cattivi primati a danno di chi resta fiducioso.
Acri langue. Le strade che franano la isolano, la disoccupazione la svuota, il
malcostume le toglie lanima. E dura pensare che questa sia la terra
di
Giovan Battista Falcone, di
Vincenzo Padula e di tutti quei cuori
rivoluzionari che la volevano più etica, in un mondo più etico.
Quando un paese di provincia, in questa Italia, di questi tempi, cambia, cambia
sempre in peggio. La modernità fa irruzione dai rettangoli ultrapiatti
delle tv e disciplina la vita delle persone a loro insaputa, li indottrina coi
vuoti soliloqui quotidiani. Suggerisce labbigliamento, propone modi di parlare,
è martellante sulle quisquilie e nettamente superficiale sulle faccende
importanti della vita sociale. Quella cattiva maestra popperiana che ingerisce
la cultura, la ghettizza, la rende inutile passatempo per pochi e noiosa ai più,
che forgia nuovi cittadini senza coscienza, propensi sempre guarda caso
a preferire Cesare a Bruto, a farsi folla inconsapevole, ingorda e mai
sazia del vecchio e sempre valido panem et circenses.
Quando ad Acri hanno costruito lanfiteatro, inghiottendo una porzione di
bosco, lo hanno fatto con la promessa di portare agli abitanti la cultura. Chi
ci ha creduto si aspettava le belle rassegne culturali che alimentano la mente
e invece si ritrova a fare i conti con una riproduzione dal vivo della pessima
televisione contemporanea.
In pochi anni si è passati dalla sagra della salsiccia alla sagra delle
persone.
Giovedì 15 luglio, alle ore 21:00 si inaugurerà la nuova stagione
della rassegna estiva che si svolge tutti gli anni proprio in quellanfitatro.
Acrinscena si chiama. Ci sarà
Milly Carlucci con la
Titova,
Umberto Smaila (senza ragazze cin cin),
Alessandra Amoroso, Marco Mengoni,
una sequala di sosia, di dilettanti allo sbaraglio, di ballerini improvvisati
al primo debutto sul palco. Acri si fa specchio di quella cattiva maestra, fa
il possibile per dare ai suoi abitanti il diventimento effimero e cieco che si
aspetta, lunico a cui è stato abituato da ventanni di univoca
sperimentazione catodica. E la cd. Endemol generation denuiciata da
Caparezza
che funziona come non mai.
Il 15 luglio c.m. ad Acri parte il solito carroccione e fesso chi non si fa trovare
pronto a saltarci su!