Non è facile, tanto meno scontato definire la preghiera, proprio per il
suo essere e divenire, espressione della profondità dell'animo nelle diverse
situazioni della vita e della storia.
Certamente ci si riferisce a una relazione nostra con una presenza avvertita come
reale e misteriosa e chiamata con diversi nomi nelle molteplici esperienze religiose;
ed è ancora veritiera la constatazione di una dimensione personale della
preghiera e di una comunitaria altrettanto importante.
La preghiera rivela la percezione e l'immagine che noi abbiamo di Dio: se piuttosto
strumentale e utilitaristica o nell'ambito di una relazione, con tutti gli aspetti,
anche problematici che questo comporta. Si dice anche che è inutile pregare;
certo non basta pregare e nello stesso tempo sembra non solo importante ma fondamentale,
quando la preghiera è nutrimento della profondità dell'essere e
delle motivazioni, dei fini e della verifica del fare.
I Salmi della Bibbia sono esemplari per le preghiere; raccolgono quelle di gratitudine,
quelle d'invocazione, altre di affidamento e, a esprimere le tribolazioni ed i
drammi della vita e delle storie, quelle di protesta e di interrogativo doloroso
verso Dio.
Si può dire che le preghiere non dovrebbero essere formule già confezionate
e ripetitive, ma sgorgare ed emergere dal cuore, dalla profondità dell'essere.
Pare proprio che il silenzio interiore sia la premessa dell'autenticità
della preghiera. Gesù di Nazaret prega, educato nell'esperienza del suo
popolo e della sua famiglia; i Vangeli lo ritraggono in ritiro e solitudine, nella
ricerca dell'incontro intimo e silenzioso con suo Padre, il mattino presto, come
nella tarda sera e nella notte.
La sua preghiera avvolge anche le sue parole e i suoi gesti con le persone: bambini,
donne, ammalati, altri che quotidianamente incontra. Lui stesso dice che non bisogna
moltiplicare e ripetere le formule, ma presentarsi al Padre come figli che si
affidano. Ci comunica la preghiera della gratitudine e dell'invocazione e quella
drammatica del Getsemani e del Golgota. Un giorno gli è stato chiesto di
insegnare a pregare, proprio al termine di uno di quei momenti di solitudine intensa
di relazione con il Padre. E come il Vangelo di questa domenica riporta (Luca
11, 1-13) Gesù ha pronunciato quelle parole che noi conosciamo fino dalla
nostra infanzia.
"
Padre nostro che sei nei cieli" ci si rivolge a un padre che
è vicino, con confidenza e affidamento, non a un Dio lontano e inaccessibile,
impassibile e giudice implacabile; è il Padre di tutti, senza discriminazione
ed esclusione di alcuno; non è proprietà di un popolo, né
di una religione; nessuno può esibirlo per contrastare e respingere gli
altri. Sta nei cieli: cioè è vicino e insieme altro, diverso, non
vincolato al tempio di Gerusalemme, né ad alcun altro luogo sacro.
"
Sia santificato il tuo nome" che tutti lo riconoscano come il
Dio della liberazione, della giustizia, della fraternità. Disonorare e
disprezzare il suo nome é offendere, diffamare, violare la dignità
delle sue figlie e dei suoi figli, perché "la gloria di Dio è
l'uomo vivente" (S. Ireneo) " è che il povero viva" (mons.
Romero).
"
Fa' che il tuo regno venga": che la giustizia, la pace, la verità,
la fraternità si affermino; che i poveri e gli oppressi diventino protagonisti
della liberazione; che i ricchi, i potenti e i violenti vengano sconfitti con
la non violenza, con l'impegno, la perseveranza.
"Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra":
che quest'umanità che Dio vuole si affermi, non nei progetti dei prepotenti
e questo nonostante le nostre tribolazioni, incertezze, e infedeltà.
"
Dacci oggi il nostro pane quotidiano": a tutti quello che è
necessario per vivere con dignità; è una preghiera di critica radicale
al capitalismo, al materialismo, al consumismo, coinvolge nell'impegno quotidiano
per la giustizia per tutti gli abitanti del pianeta; pane significa cibo, acqua,
istruzione, salute, lavoro, casa, dignità.
"
Perdonaci perché anche noi perdoniamo": l'esigenza di
essere attesi, ascoltati, incoraggiati nei momenti di fragilità, di infedeltà,
di oscurità, di sfiducia; un'esperienza da viverre reciprocamente fra noi,
con disponibilità.
"
Fa' che non soccombiamo nella tentazione"; la tentazione più
grave è di rinunciare per chiusura e per sfiducia a partecipare al progetto
di rendere più umano questo mondo; è l'avvilimento, il fatalismo,
il conformismo.
"
Liberaci dal male" possibilmente da tutte le espressioni del
male, ma soprattutto dall'essere e dal dimostrare scarsa umanità e anche
disumanità.