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Sono un Acretino

Foto © Acri In Rete
Leonardo Marra
Ho letto con interesse l’articolo del sig. Gaccione: “Acresi – Acritani – Acretini” ospitato qualche giorno fa sulle pagine di Acri In Rete. L’ho letto con attenzione così come ho letto gli articoli successivi, che dalle riflessioni del sig. Gaccione hanno preso spunto.
Devo dire che come al solito le opinioni sono contrastanti. Partendo dal principio che chiunque deve avere la possibilità di esprimere il proprio pensiero, senza per questo dover essere messo alla berlina, trovo alquanto deprecabile il modo attraverso il quale si criminalizza e si tenta di censurare chi, come il sig. Gaccione, ha espresso semplicemente un suo punto di vista.
In un articolo successivo (redatto da chi evidentemente non la pensa come lui) trovo scritto: “Il Sig. Gaccione, colpito probabilmente da uno scatto di ira pre Ferragostana, ha accusato, ma soprattutto mortificato, l’intera comunità. Nessuno escluso; commercianti, professionisti, politici, giornalisti, edicolanti, artigiani, studenti, imprenditori, artisti, docenti, impiegati, giovani, donne, clero, associazioni ecc ecc.”.
ed ancora:
“Lo scritto del sig. Gaccione ha fatto indignare tutti, perché brutto, inopportuno, volgare, fuori luogo…”
A parte il tono da “Santa Inquisizione” che l’articolo in questione assume nel prosieguo, sarebbe utile conoscere la tipologia di indagine condotta dall’autore. Sarà stata una intervista porta a porta? Una indagine a tappeto strada per strada o gestita tramite l’invio di un questionario? No, perché né io, né le persone che conosco siamo mai stati interpellati in tal senso dunque, quando si parla di “intera comunità” o di “nessuno escluso” o di “ha fatto indignare tutti”, immagino fossimo inclusi anche noi visto che facciamo parte della comunità. Va be’, sorvoliamo.
Nel seguito, l’articolo tira in ballo la Fondazione Padula: “…ha, probabilmente, fatto irritare anche la Fondazione Padula che da anni valorizza la sua figura e le sue opere…”.
Ma che c’entra? Dove è stato menzionato Padula? Siamo nel 2016, qui è messa in discussione la capacità degli acresi di riuscire a difendere i propri diritti in un contesto storico e politico che nulla ha a che vedere con la storia (remota) o con la figura e le opere del Padula. Ma ormai si sa che tirare in ballo la Fondazione è diventato uno sport più praticato da una parte della “intellighenzia” acrese.
Prendendo spunto da questi articoli posso affermare senza ombra di smentita che gli acresi sono stati un popolo battagliero che ha sempre combattuto con orgoglio e dignità, ma dall’epoca delle “sommosse popolari” è passato così tanto tempo e soprattutto è così modificata la cultura dei cittadini, che richiamare quei vecchi ideali resta solo un mero esercizio di “amarcord”. E’ vero, anche recentemente ci sono state delle manifestazioni per “difendere l’ospedale” e per il “caro bollette ed i rifiuti”, ma non mi risulta (forse a causa della mia scarsa informazione, nel qual caso chiedo venia) ce ne siano stati per l’ambiente o per la natura o per il verde pubblico o per qualità della vita, a meno che per manifestazioni non si intendano quei due o tre articoli che appaiono sporadicamente ad opera di qualche “idealista” sulle pagine di questo quotidiano o quelle, per lo più all’interno di qualche sede di partito, che hanno evitato (bontà loro !) la possibilità di installazione di pale eoliche sul territorio comunale.
Comunque sia, a parte un iniziale coinvolgimento della popolazione, queste “grandi” manifestazioni si sono perse per strada e non sembra abbiano riscosso molto successo (in termini di risultati) tanto è vero che l’ospedale è stato praticamente azzerato, per quanto riguarda le bollette non mi risulta ci siano stati grandi compromessi, il verde pubblico è scempiato quotidianamente e la qualità della vita… (lasciamo perdere). Con buona pace del Padula che “ha sempre difeso i soprusi e le classi deboli”, ma soprattutto del popolo definito “tutt’altro che rassegnato, colluso, amorfo e pecorone”.
Non ho il piacere di conoscere il sig. Gaccione il quale, a mio modesto avviso, fa delle riflessioni sacrosante. Se solo ci si soffermasse a ragionare su quanto da lui affermato, invece di improvvisare uno sdegno plateale quanto (questo sì) inopportuno. Chiudere gli occhi davanti ad una realtà come quella acrese significa comportarsi come lo struzzo e nascondere la testa sotto la sabbia. Io da parte mia non posso non sottoscrivere la realtà di un popolo di “rassegnati” (uso un eufemismo per non fare indignare i soliti benpensanti) perché:
solo un popolo di “rassegnati” può sopportare in silenzio la chiusura di un ospedale ed accettare l’idea di cercare aiuto a decine (a volte centinaia) di chilometri da casa. Solo un popolo di “rassegnati” può tollerare che dopo più di 9 anni non si riesca a terminare una galleria che eviti le “montagne russe” di una frana la quale, bontà sua, ci sta graziando da così tanto tempo.
Solo un popolo di “rassegnati” riesce a tollerare investimenti in opere pubbliche che, non solo sono, ad oggi, incompiute, ma probabilmente non lo saranno mai e quelle poche che sono state ultimate sono abbandonate al fluire del tempo. Opere incompiute come la caserma dei Carabinieri, il teatro, la galleria sulla Acri-Cosenza, il palazzetto dello sport, l’ascensore su viale Calamo, la casa del pellegrino che ha permesso l’abbattimento di una storica scuola.
Solo un popolo di “rassegnati” può tollerare che intere zone abitate rimangano al buio totale ed alla mercé di branchi di cani randagi che impediscono ad ogni ora il passaggio a chiunque si trovi, per sua disgrazia, a passare nelle vicinanze.
Solo un popolo di “rassegnati” può continuare a spargere spazzatura in ogni dove, creando piccole discariche lungo ogni arteria extraurbana avendo l’ardire di lamentarsi del degrado in cui versa il territorio.
Solo un popolo di “rassegnati” accetta che dei bellissimi viali alberati vengano sacrificati in nome del rifacimento di marciapiedi che sarebbero potuti essere risistemati anche senza giungere a soluzioni così drastiche.
Solo un popolo di “rassegnati” può continuare a lamentarsi, la domenica mattina in piazza o nei bar, della disastrata situazione in cui ci ritroviamo, dimenticandosene per il resto della settimana e, soprattutto, al momento di eleggere chi gestirà le sue sorti, lasciandosi abbindolare da “chi la spara più grossa”.
A questo punto vi chiedo uno sforzo di oggettività perché so che ne siete capaci. Fate finta di non essere cittadini di Acri, di trovarvi, per esempio, in Finlandia a leggere delle vicende Acresi su un qualunque strumento di informazione. Vi risulterebbe così difficile sostituire tutti quei “rassegnati” precedenti con un meno elegante, ma sicuramente più azzeccato “cretini”?
La colpa del sig. Gaccione è quella di aver osato guardare al di là dello strato di apatia che ricopre, come un mesto velo funereo, le coscienze di noi tutti e fa sì che possiamo andare avanti fra un caffè bevuto con gli amici e le violenze auto inflitte nel nostro vivere quotidiano. Io sono uno di quegli Acretini che riconoscono di aver fatto poco per evitare questo sfacelo, ma che si domanda: “dove abbiamo sbagliato?” in modo da cercare di non ripetere più l’errore. Credo questo sia l’unico comportamento in grado di farci evolvere, così da distinguerci da coloro che “rassegnati”, purtroppo, lo rimarranno per sempre.

PUBBLICATO 19/08/2016





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