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A proposito di "rottamazione"

Foto © Acri In Rete
Vincenzo Rizzuto
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Qualche anno fa fu di moda l’espressione ‘pensiero debole’ per indicare e descrivere il regime logico-gnoseologico che governava le scelte della vita di ogni giorno, compresa quella degli intellettuali.
Poi l’espressione è passata di moda e non se ne è parlato più ma, a ben vedere, soprattutto nel campo politico gli effetti di quel pensiero debole non sono venuti meno, anzi si sono estesi silenziosamente o in modo eclatante su base planetaria: dall’Europa all’America si sono andate diffondendo pericolose derive autoritarie; si è assistito così al disfacimento dei partiti, delle associazioni, delle stesse parrocchie, del movimento studentesco, che avevano visto enormi masse ritrovarsi insieme e discutere del loro destino, delle loro scelte. Al loro posto è subentrata la ricerca del lider carismatico che si è sostituito al partito; e sempre più vaste masse vanno alla ricerca dell’uomo forte, del ‘salvatore’ della patria attraverso un rifiuto quasi totale di ogni forma di dialettica, sentita come presa di coscienza critica collettiva.
In Italia poi, di fronte alla crisi profonda della prima repubblica, si è risposto, ancora più che nel resto d’Europa, con pericolose derive di tipo autoritario, chiliastiche che si sono materializzate nella figura del ‘cavaliere’, cui si è affidato il destino della nazione per un altro ventennio, quasi un nuovo duce, riveduto e corretto in chiave moderna, ‘democratica’, i cui immensi conflitti di interesse privato con quelli pubblici non sono stati bloccati da nessuno: la cosiddetta sinistra storica, smarrita e compromessa, di fronte al pericolo della perdita di ogni democrazia, si è divisa in mille rivoli perdendo ogni sua identità e capacità di proporre alternative valide a rilanciare un progetto di ricostruzione della società.
In questo complesso processo di disfacimento del tessuto democra-tico e di perdita di ogni identità si è materializzata anche a sinistra la pericolosa tendenza ad affidare, appunto, al ‘salvatore’ la risoluzione di ogni problema; e il ‘redentore’ ha iniziato la sua opera di rigenerazione brandendo la clava della ‘rottamazione’: uno strumen-to, questo, contrabbandato come ‘gioiosa macchina da guerra’ in grado di recidere ogni legame con il passato, di spezzare ogni vincolo, ogni condizionamento del regime, appunto, logico-gnoseologico che aveva governato la società e le istituzioni.
E tutto questo in nome di un illusorio, truffaldino rinnovamento generale dello Stato e della società.
In realtà si sta tentando un pericoloso cambio di ‘colonnelli’, portato avanti attraverso la criminalizzazione di ogni valore sociale, conquistato con decenni di lotta da parte del mondo del lavoro; viene così criminalizzato ogni aspetto dello stato sociale della prima repubblica, come lo Statuto dei lavoratori, l’assistenza sanitaria come diritto inalienabile di tutti, la sicurezza del e sul lavoro, la tutela del piccolo risparmiatore, il diritto dell’elettore a scegliersi i propri rappresentanti in parlamento.
Si è avviato inoltre un lento e inarrestabile degrado della scuola pubblica, diventata sempre più inadeguata a svolgere opera di promozione nei confronti degli strati più deboli della società, così come ha sancito la micidiale riforma de ‘La buona suola’, nelle cui pieghe addirittura si tenta paurosamente di ridurre a quattro anni l’istruzione media superiore di secondo grado: un attacco, questo, degno davvero di scelte scellerate.
Si è assistito così, quasi senza colpo ferire, in modo soft come oggi si dice, alla scomparsa di ogni tenuta democratica sempre all’insegna della ‘rottamazione’, che, ahimè, è tanto piaciuta, appena concepita, a larghi strati dell’opinione pubblica, che l’ha accettata in modo acritico come una vera panacea alle proprie frustrazioni.
Ma come si fa a condividere una tale ‘cochonnerie’, dal momento che ben quattro governi: di Renzi, di Monti, di Letta e di Gentiloni, che si sono succeduti dopo l’invenzione della ‘gioiosa macchina della ‘rottamazione’, si sono retti e hanno governato appoggiandosi proprio a vecchi rottami della politica del passato.
La verità allora è che sotto lo specchietto per allodole della ‘rottamazione’ si cela l’inganno di nuove lobby bancario-finanziarie che tentavano di sostituirsi alle vecchie per impadronirsi del potere; un disegno, questo, per fortuna mal riuscito, nonostante il look raffinato con cui è stato presentato e tanto gradito al gran pubblico degli show televisivi.
Allora, se ‘rottamazione’ significa tutto questo sfacelo, è meglio non dimenticarsi mai del vecchio adagio del filosofo del XII sec., Bernardo di Chartres, secondo cui pure nani, vediamo al di la dei nostri padri solo perché saliamo sulle loro spalle!

PUBBLICATO 29/12/2017 | © Riproduzione Riservata





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