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Giuseppe Scaramuzzo presenta il suo nuovo libro, "Gli emigrati acresi nelle Americhe e nella Grande Guerra"

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Redazione
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Il libro ricostruisce la storia dell’emigrazione acrese nelle Americhe tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento ed, in particolare, quella dei circa 1.300 giovani chiamati alle armi per mobilitazione generale nella Grande guerra.
La prima parte ricostruisce lo stato di drammatica miseria in cui versava la maggioranza della popolazione acrese, che spingerà braccianti, contadini e artigiani ad intraprendere, a partire dal 1876, la via dell’emigrazione, denunciata nei giornali del tempo e descritta in molti canti popolari.
La seconda parte è dedicata alla diversità di comportamento degli emigrati nei confronti della chiamata alle armi.
La maggior parte - circa un migliaio- che aveva trovato lavoro e formato una famiglia, scelse di non ritornare e di non rispondere alla chiamata.
Dichiarati disertori, vennero poi amnistiati col R.D. del 2 settembre 1919.
Soltanto 270 acresi scelsero, invece, di rientrare e di presentarsi al Distretto militare di Cosenza, dal quale vennero subito inviati al fronte.
Tra questi, molti furono i morti e i dispersi, i feriti e i prigionieri altri preferirono arruolarsi come volontari nell’esercito americano “associato” e furono mandati a combattere in Francia, dove due di loro morirono. Al termine del conflitto, la crisi postbellica, con l’aggravarsi della disoccupazione, riaprirà la via dell’emigrazione, ampliando ancora di più i problemi della questione meridionale.

PUBBLICATO 17/12/2018 | © Riproduzione Riservata



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