Rinvenute nel cosentino lettere del 1940. Testimoniano l'amore tra un soldato e una giovane della Sila
Gaia Bafaro
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Un’importante testimonianza è quella emersa dalla soffitta di una famiglia del Cosentino.
Si tratta di alcune lettere datate 1940 che attestano l’amore tra un soldato rossanese e una ragazza di Longobucco. Lo scambio epistolare è molto importante, non solo perché testimonia la bellezza di un amore puro ma è anche una fonte di informazioni di tipo storico, sui luoghi di battaglia e sulla lingua. Il giovane scrive con termini tratti direttamente dal parlato e quindi dialettali. Questo dimostra che sia lui che la destinataria appartenevano ad un ceto sociale medio - elevato , visto che la maggior parte della popolazione al tempo non era capace di leggere e scrivere. Per far fronte all’analfabetismo, infatti, si dovrà attendere il 1947,quando lo Stato istituì un decreto-legge sull’apertura delle scuole popolari. Alcuni esempi dei vocaboli utilizzati sono: “abbitava (abitava), voria (vorrei), c’hai molta raggione (hai molta ragione)”ecc. Il soldato si chiamava Vittorio e la sua fidanzata Rachele, la corrispondenza inizia con una lettera datata 24 maggio 1940 in cui il giovane scrive: “Carissima ti faccio sapere una trista novità, mi è arrivata la cartolina per partire soldato. Mi debbo trovare a Taranto il 15 Giugno, alle ore otto alla R. Capitaneria di porto marittimo.Con me stanno partendo parecchi richiamati del 13,del 97 e 96, del 15 e 16 e di tutto le classe, per conseguenza le cose vanno troppo male. Dobbiamo andare a difendere la nostra Patria.” La Patria e l’onore sono più volte presenti nelle epistole, determinando un cambio brusco d’umore e di stile. Quando si parla dell’Italia, si interrompe il linguaggio da innamorato dolce e languido per assumere un tono grave: “alla nostra Patria bisogna dare il sangue e la vita e risollevare la sorte di chi la regge” e ancora – “bisogna vincere quelli che ci hanno da tanti anni maltrattato e affamato”. Queste parole sono il risultato di un continuo bombardamento dei soldati con propaganda politica di guerra, con lo scopo di prepararli a combattere e a morire. In una delle ultime lettere Vittorio dice di essere su un’isola ma il tempo, inclemente con gli scritti mal custoditi non ci permette di capire quale sia. In essa siamo informati che nel posto dove si trova l’accampamento mancano francobolli e quindi, la tassa sulla posta doveva essere pagata al momento della consegna: “Avea penzato di non scriverti per non farti pagare la tassa ma tu potevi pensare che io non ti voleva più bene”. Seguono parole tenere e la speranza di rivedersi presto per abbracciarsi, la delusione di non aver ricevuto una nuova foto della fidanzata e qualche rigo con l’inchiostro rovinato, forse bagnato dalle lacrime per una crisi di gelosia :“So che sono incominciati i lavori a Camigliatello e quel mio amico biondo mi ha detto che ci hai parlato, questo a dire il vero non lo voglio. Dovete immaginare che tutto si sa, perciò ti ripeto ancora di mantenerti al tuo posto e di dare meno confidenza.” L’ultima lettera è datata 25 settembre 1941 e si legge: “Io ti aveva promesso che presto ci vedevamo,non credere che non ho voluto venire io ma bensì non mi hanno mandato. Le mie parole e il mio bene non si perderanno nel vento, so che il nostro amore non sarà cancellato”. Su un foglio a parte è allegata una canzone, probabilmente scritta a Rachele in qualche notte insonne “ Tango argentino”: “Ogni sera domando alle stelle se tu senti il mio canto d’amor […] ritornerò e felice tu sarai, tuo indimenticabile”. Vittorio non tornò mai più a casa, fu disperso in guerra, forse morto o con la memoria cancellata. Non siamo riusciti a pervenire al suo cognome, ma la famiglia di Rachele ci ha detto che lei lo aspettò per tutta la vita. “Non si sposò e parlava sempre di lui, come se continuasse a sentirlo. Non chiudeva mai la porta” dice il nipote Raffaele – “si aspettava che da un momento all’altro, Vittorio sarebbe andato a prenderla per renderla felice come le aveva promesso”. Rachele rifiutava ogni proposta di matrimonio dicendo: “Non posso sposarmi, se dovesse ritornare, Vittorio morirebbe dal dolore e anche io”. L’amore quello vero supera ogni cosa, le distanze, le difficoltà e anche la morte. Forse ora, i due innamorati ballano insieme il loro “Tango argentino” tra gli angeli. |
PUBBLICATO 20/05/2020 | © Riproduzione Riservata

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