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Il problema del rapporto tra morale e politica ha da tempo immemore impegnato il lavoro di intere ed illustri generazioni di raffinati pensatori.
Dal Principe di Machievelli a Benedetto Croce da Kant a Pareto.
A ciascuno di essi non sembrerebbe vero di assistere a ciò che stiamo assistendo negli ultimi decenni.
Oggi la categoria della politica e della morale da concetti distinti e separati ma interconnessi si sono notevolmente divaricati.
La funzione del potere politico quale avanguardia “acculturata” e con il compito, arduo ma onorevole, di tracciare traiettorie destinate ad arricchire le società, è stata soppiantata da falsi moralisti e gattopardi che vedono nella funzione di rappresentanza politica non già uno scontro su possibili modelli di società ma una mera occasione di arricchimento personale ed al massimo per qualche amico.
In Regione Calabria da decenni assistiamo inermi ad una perfetta alternanza tra centrodestra e centrosinistra, in un gioco delle parti che sembra recitare “oggi vinco io, domani vinci tu, ma non facciamoci la guerra per carità di Dio!!!”, accomunati da interessi condivisi e da posti da spartire, senza che in alcun modo si tenti anche solo di competere sul terreno dello sviluppo economico e ammodernamento della nostra sfortunata comunità.
La recentissima legge, approvata all’unanimità ed a tempo di record, che prova a reintrodurre un privilegio, secondo il quale anche un consigliere appena eletto dichiarato ineleggibile o incompatibile, acquisisce il diritto al vitalizio (ora pensione), versando i contributi corrispondenti ai cinque anni della legislatura, è l’ultimo ceffone rifilato alla decenza ed ai calabresi da una classe dirigente tanto sputtanata quanto sfrontata ed evidentemente dedita al raggiungimento di interessi personali.
Calabria. Politica omertosa di personaggi arruffoni, loschi che vegetano fra affari, intrallazzi, corruzione, mediocrità, subalternità, ignoranza, delinquenza, malaffare e privilegi.
Democrazia senza morale. Senza etica.
Apologia dell’onestà nella Regione dei corrotti, della inefficienza, della arretratezza.
Vale la pena di incazzarsi? Si!
Non solo per coglierne amaramente i tratti di attualità, ma per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione”.
Per cercare di rispondere a questa domanda, bisogna partire dall’art. 54 della Costituzione, passare poi ad un Giudice della Corte suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde. Non esiste. Muore.
Quell’art. 54 della Costituzione che dovrebbe ormai essere letto tutte le mattine negli uffici pubblici, all’inizio delle lezioni nelle scuole (e, perché no? All’inizio delle sedute “parlamentari” regionali e nazionali).
L’art. 54 della Costituzione sancisce che “ Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.
Vi è dunque una categoria di cittadini, i funzionari pubblici, che deve garantire alla società un “ valore aggiunto”, che si manifesta in comportamenti ispirati all’interesse generale.
E’ terribile rimanere in un silenzio omertoso, abbiamo il dovere civile, etico e morale di denunciare.
In questo clima, quale spazio rimane per quella “controsocietà degli onesti”?
Qui vengono a proposito le parole di Louis Brandeis, (Giudice della Corte suprema americana) che nel 1913, con espressione divenuta proverbiale, scriveva “la luce del sole è il miglior disinfettante”Prendere coscienza e lottare a mani nude.
Non basta più l’evidenza di una corruzione onnipresente, i tempi incalzano!
Chiudiamo, come nostro costume, con l’amara satira di Ennio Flaiano. “ scaltitrosi nel furto legale e burocratico, a tutto rinuncerete fuorchè ad offenderlo. Lo chiamate ladro, finge di non sentirvi. Gridate che è un ladro, vi prega di mostrargli le prove. E quando gliele mostrate: “ah dice, ma non sono in triplice copia!”
Il nostro invito è un grido di consapevolezza… alzare la voce, allora, pretendere una politica della legalità che esige un mutamento radicale non nelle “dichiarazioni” ma nei “comportamenti” OGNIGIORNO.

PUBBLICATO 31/05/2020 | © Riproduzione Riservata



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