Il Cambiavento targato Capalbo
Innovatori della Politica
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Volendo parafrasare il titolo del celebre romanzo di E. Hemingway del 1940, “Per chi suona la campana”, a distanza di oltre tre anni dall’ insediamento di Pino Capalbo alla carica di Sindaco del Comune di Acri, abbiamo finalmente capito il senso ultimo dello slogan che ne ha dapprima anticipato, e poi accompagnato, l’elezione. Piuttosto che di “ Acri Cambiavento”, sarebbe forse più giusto ribaltare la prospettiva su “Per chi cambia il vento” ad Acri. È tempo di chiedersi quindi per chi sia davvero cambiato il vento nel nostro territorio.
Sicuramente il vento è cambiato per il Sindaco Capalbo, il quale si è ritrovato a sacrificare il proprio tempo personale e privato dividendosi tra due attività dispendiose in termini di energie mentali e nervose: guidare la comunità di Acri in quanto Primo Cittadino, e collaborare come consulente esperto al 50 % per conto del Consigliere Regionale Aieta. Se non si può dubitare che il contributo offerto in termini di prestazioni possa essere apprezzato dal medesimo Aieta, ben altro si deve dire, a nostro avviso, circa la qualità della gestione amministrativa, che presumibilmente passerà alla storia del Comune di Acri quale una delle peggiori ( se non proprio la peggiore) di sempre, in quanto eccessivamente votata all’utilizzo delle istituzioni e dell’arma (a doppio taglio) del costante turnover assessorile al fine di preparare il campo in vista di una futura campagna elettorale. Se appare legittimo costruire la propria campagna elettorale, non lo è invece lavorare alacremente allo scopo di raggiungere obiettivi che spesso si discostano dalla risoluzione dei molteplici problemi della cittadinanza. Non sorprende quindi constatare come il PSI, un partito storico e tradizionalmente tra i più importanti del panorama politico locale e nazionale, abbia deciso di sposare un progetto che ci appare inesorabilmente prossimo alla fine su tutta la linea. Partito che negli ultimi anni sembrava quasi scomparso dalla cartina politica del nostro Comune, e ritornato in auge (oltre che in Giunta Comunale) con la segreta speranza che possa costituire un valido sostegno in ottica politica futura. Il vento è cambiato senz’altro per l’ Assessore Bonacci, il quale ha subito nel corso degli ultimi anni una metamorfosi che lo ha condotto da strenuo oppositore del progetto politico di Capalbo, fino a diventare Consigliere collaborativo, ed in seguito con un triplo salto mortale a ricoprire il ruolo di Consigliere di maggioranza, poi di Assessore, ed infine di Vicesindaco. Egli non è diventato Sindaco in carica solo e soltanto perché tale eventualità avrebbe significato un ritorno alle urne, con tutto ciò che da questo sarebbe facilmente potuto derivare. In realtà l’ Assessore Bonacci appare agli occhi dei cittadini più Sindaco dello stesso Sindaco, assumendo le fattezze di una sorta di figura ibrida capace di spodestare in termini di carisma e personalità lo stesso Capalbo. Il vento è cambiato, seppure a folate monsoniche, per tutta la schiera di Assessori che si sono avvicendati all’ interno della squadra di Governo, e ci scuseranno gli interessati se non citiamo singolarmente ciascuno di loro, perché a memoria stentiamo a ricordare tutti gli avvicendamenti e rischieremmo di fare un torto a qualcuno. Il vento è cambiato solo parzialmente per il Consigliere Morrone, il più votato alla fine delle scorse consultazioni elettorali, e nel contempo il più tradito, snobbato nonostante l’elevato consenso raggiunto in termini di fiducia e di voti, e sorpassato sistematicamente in termini di preferenze gerarchiche persino da chi a suo tempo non ha rappresentato nessun sostegno per Capalbo in termini fattivi di candidature e liste. In compenso lo stesso Morrone si può consolare con la scelta attuata dal Consigliere Bevacqua, il quale lo ha premiato assegnandogli il volante della sua vettura. Forse la carica agognata non si materializzerà, ma almeno il posto di lavoro è salvo, e di questi tempi non è senz’altro poco. Il vento non è per nulla cambiato invece per i cittadini di Acri, i quali pagano come sempre il prezzo più alto a causa delle solite promesse elettorali disattese, sancite nero su bianco da un programma che langue tristemente in attesa di vedere la luce in un cassetto di cui, ormai,si è persa definitivamente la chiave. Programma fatto di ipotetiche postazioni di elisoccorso, istituzione di un ripudiato Ufficio Legale, referendum mai indetti, realizzazione di canili comunali fantasma, potenziamento della rete e delle risorse idriche mai effettuato, completamento delle opere pubbliche rinviato a data da destinarsi, internalizzazione del servizio di raccolta differenziata abortita sul nascere, maggiore attenzione alle dinamiche centro-frazioni periferiche ma solo sulla carta, sistemazione delle strade comunali (stendiamo un velo pietoso!), ed una sfilza di molteplici punti rimasti ad oggi lettera morta, quali il bilancio partecipato, gli sportelli informativi comunali sulle aree periferiche, la toponomastica territoriale, la scuola teatrale comunale, il Wi-Fi free solo per citarne alcuni. Il tutto mentre qualcuno ancora si ostina a mortificare l’intelligenza dei cittadini, giudici supremi e spettatori interessati, affermando che il 70% del programma elettorale sia stato realizzato. Infine, volendo omaggiare il già citato Hemingway, concludiamo con una frase che appare come una vera e propria sentenza politica: “Delle persone con cui si lavora bisogna fidarsi completamente o non fidarsi affatto; e bisogna decidere se fidarsene o no”, |
PUBBLICATO 12/07/2020 | © Riproduzione Riservata

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