Come abitare la terra
Padre Leonardo Petrone
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Premessa breve, modalità brevissima. Come si abita la Terra? Amandola come ami tua madre.
Partiamo dalla Bibbia: Adamo, ebbro della bellezza del Creato, chiude gli occhi, si addormenta. Dopo poco apre un occhio: vede alberi e animali, li apre tutti e due e vede Eva accanto a sé: la conobbe e l’amò. Veramente la conoscenza sfocia nell’amore come l’ignoranza abbraccia l’indifferenza. “I miti abiteranno la Terra”. E’ Gesù che lo afferma, non i sapienti e tantomeno i prevaricatori, i miti, quelli che abitano senza imporsi, abitano con dolcezza, grazia, amore. Questi tre sentimenti hanno perduto prestigio oggi, ce lo rivelano le rondini che non fanno ritorno al loro nido. Conoscere la Terra sprigiona, rende vivo nell’uomo l’elemento divino che già abita in Lui: “la Terra è Casa Comune”. Per meritare “abitata”, deve essere in ordine e ben pulita, mai trasformata in “discarica insidiosa”. Conoscere significa sapere, sapere significa provare, provare è quell’abbraccio che comunica energia. Conoscenza fa evitare il male, porta al rispetto che è sempre sorridente. Non rispettare i confini tra bene e male affonda in maleodorante pantano di disordine e confusione. Chi non rispetta sé stesso è candidato al suicidio, chi non rispetta i suoi simili, è indegno di farne parte, chi non rispetta la “Casa Comune” è indegno del letto su cui dorme, indegno del cibo di cui è colmo il suo piatto. Riparare i disastri provocati è doloroso e faticoso. Il fare ha sapore, riparare è insipido; faticoso: le energie sprecate non tornano. Matteo nel suo Vangelo afferma che Gesù “è passato facendo bene tutto”, ha riparato i nostri disastri. Per “uscire a riveder le stelle” dobbiamo correggere il cammino. “Abitare bene la Terra”, ci viene in aiuto Platone “significa vivere bene la propria vita”, “se così non è, - fa notare Kant – l’uomo resta indecifrabile e incomprensibile a sé stesso”. Bisogna essere doppiamente comprensibili: di fronte alla legge scritta, di fronte alla legge del cuore. La legge del cuore prevede “in tutto e per tutti” responsabilità. Ci è facile gridare “siamo innocenti”, cosa avvenuta nel processo ad alcuni pezzi grossi di Calabria (era uno scherzo, si poteva celebrare sull’aia, sarebbe stato più panoramico per la foto-ricordo): “assoluzione globale, il fattaccio non esiste”, gli abituali innocenti hanno assicurato l’onorevole pubblico con sorridente foto-ricordo. Scrutiamo seriamente i nostri cuori: c’è veramente molto di cui chiedere perdono, un ronzio ci avverte: “Tu quoque..”. Anche il grande buco praticato tra i folti pini della Sila “era un semplice scherzo”. Abitare la Terra è cosa bella, non siamo autori, coautori di questa bellezza. Se il Signore dovesse chiamare: “Leonardo, dove sei?”, non risponderei “nella discarica”, rispondo “nel tuo giardino, sto piantando una rosa”. Non fermatevi ad un futuro rovinoso, piantiamo un fiore e il futuro sarà luminoso, colorato, profumato. Apriamo la finestra al nuovo sole, luce e calore invaderanno la “Casa Comune”. Continuando: sfruttamento spudorato, tagli boschivi sconsiderati, e dolosi fuochi estivi, il verbo “desertificare” alza la testa e la voce ci ordina: “cambiate pianeta”! Non sono previsti grandi contributi federali. Per partire, il deposito globale è: “cuore buono – intelligenza operativa”, il Deserto fiorirà. Riassumo: abitare bene la Terra vuol dire mettere in pratica un comportamento virtuoso, creando armonia tra Terra e Abitanti, quelli che vengono dopo di noi non devono trovare “Terra inospitale”. Primo movimento: aprire bene gli occhi e leggere la situazione, è all’armante. Secondo movimento: diventare esseri umani e ridisegnare un futuro più armonioso. Dostoevskij ha gridato forte “La Bellezza salverà il mondo”, non imbrattiamo i suoi colori. |
PUBBLICATO 27/01/2021 | © Riproduzione Riservata

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