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L’estate di San Martino tra riti e tradizioni

Foto © Acri In Rete
Gaia Bafaro
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La festa di San Martino è strettamente legata alle usanze contadine,infatti, anticamente l’11 novembre si rinnovavano i contratti agricoli (di lavoro, affitto e mezzadria) , molte persone partivano da un podere all’altro e facevano “San Martino” cioè traslocavano. Un ulteriore momento importante era quello in cui si aprivano le botti per assaggiare il “vino novello” (pratica ancora in uso). Solitamente questo giorno è noto come “Estate di San Martino” e le temperature sembrano essere più miti e meno rigide , la leggenda ci spiega meglio i motivi di questo cambiamento climatico. Martino De Tours era un soldato romano che, durante una rigida notte di novembre del 335, incontrò un mendicante infreddolito e decise di offrirgli metà del suo mantello per permettergli di scaldarsi. Continuando la sua ronda, incontrò un altro povero uomo morto di freddo e gli diede senza esitare la parte restante del suo mantello. Dio, per ricompensare il suo nobile gesto, fece spuntare nuovamente il sole dal cielo plumbeo affinché le temperature divenissero più miti. Invece, un’altra versione del mito narra che il santo offrì solo una delle parti del mantello poiché non era di sua proprietà ma dei suoi superiori e che per questo motivo,la stessa notte gli apparve in sonno Gesù Cristo che indossava il suo mantello intero: “Ecco il soldato romano che non è battezzato e che mi ha vestito”. Al risveglio trovò miracolosamente il suo mantello nuovo. Sono diverse le tradizioni legate a questa ricorrenza ad esempio: il 9 novembre si offriva l’ultimo pasto ai maiali che venivano poi uccisi il giorno di San Martino, questo cibo doveva prevedere orzo, malto, piselli e fagioli. Gli animali, prima di essere sacrificati per sfamare le famiglie dovevano bere siero di latte o il risciacquo delle botti in cui si lasciava fermentare la birra. In epoca Vittoriana le donne erano solite praticare arti divinatorie la vigilia di San Martino. Le fanciulle o i giovanotti venivano bendati e dovevano scegliere una di tre ciotole poste dinnanzi a loro da una donna adulta. Se avessero scelto quella piena di acqua pulita avrebbero sposato una vergine o un celibe, prendendo quella con acqua sporca sarebbero convolati a nozze con un/a vedovo/a e se gli fosse toccata quella vuota non si sarebbero mai sposati. L’Estate di San Martino è celebrata in tutto il mondo in Germania, nelle Fiandre, in Alto Adige si partecipa ad una processione di lanterne in memoria della fiaccolata che accompagnò il corpo del santo a Tours. Un uomo vestito da San Martino guida la processione mentre i bambini cantano canzoni a lui dedicate. In varie parti d’Italia si preparano dei dolcetti di pastafrolla glassati con zucchero bianco e decorati con caramelle che rappresentano San Martino a cavallo con la spada. A Venezia i bambini vanno casa per casa e anche nei negozio cantando e suonando campanelli e pentole per portare buon augurio in cambio di dolcetti e monetine. Protagonista è sicuramente il vino novello che viene assaggiato per la prima volta accompagnato da buon cibo e gustato in compagnia degli amici. Si pensi ai modi di dire riguardanti questa festa che parlano del vino: “ A San Martino ogni mosto è vino”; “A San Martino cadono le foglie e si spilla il buon vino” e non si dimentichi il capolavoro di Giosuè Carducci che nella poesia dedicata a San Martino riesce a mettere in evidenza il contrasto tra il paesaggio cupo autunnale e l’allegria della brigata che festeggia bevendo vino. Il popolo, nel componimento, sta vivendo un momento fuori dal tempo, una breve estate dell’anima che però è destinata a finire culminando in stormi di uccelli neri e di pensieri malinconici. Un vero e proprio inno sulla fugacità della spensieratezza e della vita umana. L’11 novembre è il momento giusto per gustare castagne e soprattutto le oche. L’oca è sempre legata alla vita del Santo che convertitosi al cristianesimo venne eletto vescovo ma, temendo di non esserne all’altezza, si nascose e venne scoperto a causa di uno stormo d’oche che lo raggiunsero nel suo nascondiglio. Un altro motivo per cui si predilige mangiare oche in questo momento è dovuto probabilmente al fatto che migrassero verso sud fosse e risultasse più semplice cacciarle. Oppure perché per alcune famiglie povere erano da sostituirsi alla carne del maiale sicuramente più costosa. Sempre in Italia , il 12 novembre iniziava il digiuno prima di Natale e per questo motivo ci si abbuffava: “oche , castagne e vino tieni tutto per San Martino”; nel Veneto la superstizione popolare ritiene che chi non mangia oca in questo giorno è destinato a non fare soldi per tutto l’anno. Prima del Cristianesimo si trattava comunque di un periodo molto importante, tra le varie usanze, si svolgeva la festa dei cornuti portando in processione teste di cervo per sottolineare l’importanza dell’unione tra mondo umano e animale mentre i bambini andavano in giro a chiedere dolci. Infine nell’antica Roma, l’undici novembre si riprendevano i lavori agricoli e si seminava il grano dopo la pausa dedicata al mondo dei morti ed all’ apertura della porta del “Mundus Patet”.

PUBBLICATO 11/11/2021 | © Riproduzione Riservata



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