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Il giornalismo ai tempi del web

Foto © Acri In Rete
Gaia Bafaro
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Il mestiere del giornalista, a causa dei social e di internet, ha subito dei profondi cambiamenti ed è diventato sicuramente più complesso cercare di non venir meno a quel codice deontologico che si prefigge di regolare il comportamento di chi si approccia al mondo dell’informazione. Iniziamo con il dire che a “scribacchiare” sono molti ormai, scrivere in Italia è diventata una moda, si gioca a fare l’autore ma si legge veramente poco. Ci sarebbe da chiedersi quanti effettivamente (e quali) siano i testi da non utilizzare come fondo nella gabbia di un canarino e chi effettivamente meriti i titoli di: scrittore, giornalista pubblicista o professionista. Il problema si è notevolmente amplificato con l’avvento dei social e la visone che le piattaforme on-line hanno contribuito a promuovere è quella dell’apparenza: Scrivo per farmi notare, mi metto in evidenza, faccio il giornalista per risultare interessante. Nessuno ha l’onestà intellettuale di riconoscere che chi scrive ha un’utilità pubblica. Chi informa deve farlo in maniera obiettiva ed attenendosi il più possibile alla verità dei fatti. Alcuni colleghi fanno spessissimo informazione politica lasciando trapelare il loro orientamento ideologico e trasformando la propria penna in una bandiera di partito, venendo meno a quelli che sono le regole della nostra professione: l’informazione neutrale ed imparziale che serva al cittadino alla conoscenza dei fatti e non ad un possibile plagio di pensiero. Importante è anche cercare di dare voce a pareri discordanti, rispettando i contenuti, le fonti e cercando di non manipolarne i messaggi, assumendo, in questi casi, il compito di “mediatore” e garantendo l’evolversi di un dibattito costruttivo. L’informazione attuale, gode troppo spesso di persone amatoriali da sfruttare gratis per riempire qualche pagina oppure di gente che fa il giornalista senza un minimo di vocazione o talento. I giornali locali sfruttano qualche aspirante per pochi soldi senza riconoscere che molte di queste persone più che giornalisti possono considerarsi “copisti”, un circolo vizioso di “copia e incolla” è quello che si attiva a partire dalla visualizzazione del sito: “ANSA.IT”. Questo Boom di scribacchini e di FAKE NEWS O POST- VERITA’ sono una piaga favorita da Internet, per qualche “click” e per ottenere le “visualizzazioni” grazie alle quali le testate on-line sopravvivono, si pubblica di tutto venendo meno a quello che la nostra categoria dovrebbe conoscere: “Il testo unico”. Un totale caos è quello che ne deriva: Notizie non rettificate per orgoglio, immagini violente e non necessarie pubblicate con la funzione di cosiddetto “specchietto per le allodole”(o per i click), notizie di scarse interesse sociale diffuse (del tipo Da come ti bacia il tuo partners puoi scoprire se ha un’altra); dettagli superflui utilizzati nei fatti di cronaca per dimostrare di saperne di più, calpestando quelli che sono i diritti della privacy e morali della persona. Senza dimenticare il prestarsi ad iniziative pubblicitarie ( cosa vietata dall’ordine dei giornalisti ) ottenendo ricompense e premi economici, oppure l’ esercitazione del mestiere con abuso di potere ,ad esempio, minacciando di far uscire pezzi negativi su persone con aziende o attività. Un’altra piaga di Facebook è in particolare il senso del patetico e della pietà che si mira a promuovere strumentalizzando immagini di persone o bambini con problemi fisici o mentali, un aspetto vergognosamente diffuso che di certo non rispecchia i principi del codice Deontologico del giornalista. Fatte queste premesse e tenendo presente che i colleghi devono per forza adattarsi alle esigenze del tempo per sopravvivere economicamente al sistema, credo che l’ODG dovrebbe in qualche modo fare una distinzione tra coloro che possono rappresentare con onore la propria categoria e quelli destinati a far numero nella lista e pagare rette. Lo scopo primario del giornalista deontologicamente corretto è quello della ricerca della verità, intesa nel senso greco del termine: “aleteia”, verità/ “dis - velata”, ragion per cui, invito tutti i colleghi a fare informazione obiettiva, a non far rientrare in categoria persone non portate alla missione giornalistica (moralmente ed anche grammaticalmente). Infine, auguro a tutti coloro che credono in questa professione di adempierla al meglio, attenendosi alla buona fede, alla lealtà, al rispetto delle fonti e della moralità delle persone, pubblicando in nome dell’interesse sociale e pubblico e cercando di non cadere nei circoli, grandi o piccoli, della corruzione.

PUBBLICATO 16/02/2022 | © Riproduzione Riservata



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