Rocce vetrificate di Serravuda. Ecco l’ipotesi dell’origine
Roberto Saporito
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Acrinrete ha sempre seguito con interesse e attenzione la genesi delle strane rocce di Serravuda. Una vicenda appassionante (purtroppo solo per pochi) che oggi si arricchisce di nuovi elementi. Nei giorni scorsi, infatti, la Società dei Naturalisti e dei Matematici di Modena ha dato alle stampe gli Atti relativi al 2022, fra i quali figura l’articolo di Gian Paolo Sighinolfi, Francesco Foggia, Giovanni Tosatti “Further insights on the origin of the vitrified rock structure of Serravuda (Acri, Calabria, Italy)”. Il ritrovamento di un ammasso di rocce vetrificate sulla cima della collina di Serravuda si deve a Francesco Foggia nel 1970. Bertolani (1972) per primo ha condotto uno studio petrografico su tali rocce estendendo lo studio anche alle rocce del substrato roccioso al fine di determinare l’origine delle stesse. L’Autore prende in considerazione le ipotesi che esse possano essersi formate in seguito a processi naturali quali impatti extraterrestri, lightening strikes or fire forest o che siano legate ad attività antropiche. Quasi 50 anni dopo la scoperta delle rocce vetrificate al fine di risolvere il problema dell’origine di tali rocce sono state iniziate da parte di un team di studiosi una serie di ricerche le cui finalità principali consistevano nel determinare se la struttura formata da tali rocce sia da considerarsi di origine antropica e di identificare il processo di riscaldamento attraverso il quale sono state raggiunte temperature tali da provocare la fusione parziale dei sui costituenti rocciosi e pertanto conseguente vetrificazione estesa della struttura. I resti di una struttura formata da frammenti e blocchi di rocce vetrificate poggiano su un substrato roccioso costituente il Sila Plateau di età Paleozoica formato da rocce granitoidi fra le quali predominano quelle della Kinzigitic Formation costituite da high-grade metamorphic rocks (Bertolani, 1957, Bertolani & Foggia, 1975). Tali affioramenti di rocce vetrificate sono collocati sul top di una collina apparentemente artificialmente flattened e si estendono essenzialmente in una direzione E-W formando una struttura continua della forma di una muraglia arcuata avente una lunghezza di circa 30 m. Al momento della scoperta la struttura vetrificata sporgeva dal terreno per un’altezza che raggiungeva da alcuni decimetri ad un metro. Al fine di risolvere il mistero della formazione delle rocce vetrificate di Serravuda a partire dal 2019 sono stati condotti da un team di ricercatori una serie di studi multidisciplinari (mineralogici, petrografici e geochimici) sia sui materiali costituenti la struttura vetrificata e quindi sottoposti ad un evento di riscaldamento sia sulle rocce del substrato affioranti sul top della collina che lungo i versanti della collina stessa. I risultati delle analisi mineralogiche per diffrazione a raggi X (Elmi et al., 2021) condotte su materiali provenienti dalla struttura vetrificata e comprendenti sia campioni di rocce parzialmente fusi che vetri cementanti hanno evidenziato che la vetrificazione è stata causata da un evento di riscaldamento durante il quale sono stati raggiunti picchi termici dell’ordine di 1000-1100 °C. Tale evento ha indotto la fusione parziale dei frammenti di rocce costituenti la struttura ed ha portato alla formazione di volumi significativi di liquidi silicatici che percolando attraverso i materiali non fusi li ha cementati formando blocchi conglomeratici vetrificati. La maggior parte dei frammenti di rocce costituenti la struttura vetrificata sono di origine alloctona e sono stati trasportati dai fianchi verso il top della collina dall’uomo. La morfologia della struttura vetrificata e la sua localizzazione su una posizione su un alto strutturale inducono a pensare che si trattasse di una struttura costruita a scopo difensivo e pertanto simile alle numerose presenti in molte località del sud Italia in epoca preromana (Gualtieri, 1987). La unicità della struttura di Serravuda è rappresentata dal fatto che rispetto a tutte le altre fortificazioni difensive essa è stata coinvolta durante o dopo la sua costruzione in un evento di riscaldamento che ha provocato la significativa formazione di cemento vetroso. La presenza di impronte di legname e di tronchi di legno impresse nella matrice vetrosa fa pensare che l’evento di riscaldamento che ha provocato la fusione parziale nel materiale accumulato sia legata alla combustione di legname appositamente inserito nella struttura durante la sua costruzione. L’apparente uso intenzionale del fuoco per rafforzare strutture difensive rende simile Serravuda ai cosiddetti vitrified forts o hillforts (see e.g. Kresten, 2004; Harding, 2012) che rappresentano un handmak delle popolazioni dell’età del Ferro presenti nell’Europa del Nord ed insulare. Gli studi recenti compiuti sulla struttura vetrificata di Serravuda indicano indiscutibilmente che si tratta di una struttura antropica costruita in un arco di tempo variabile del Medio Bronzo al Ferro. Considerata la posizione della struttura su un alto strutturale e la sua configurazione l’ipotesi più probabile è che si trattasse in origine di una fortificazione difensiva. La vetrificazione della struttura è avvenuta, quindi, in seguito ad un evento di riscaldamento provocato dalla combustione di legname inserito di proposito nella struttura.
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PUBBLICATO 23/11/2022 | © Riproduzione Riservata

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