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Quando si è indifferenti o complici

Foto © Acri In Rete
Anna Lambori
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Da una vicenda realmente accaduta, riceviamo e pubblichiamo questo scritto della dott.ssa Anna Lambori. Per il mio lavoro nel sociale mi sono imbattuta, a volte, in famiglie tossiche dove un membro viene sacrificato. Purtroppo i servizi territoriali spesso fanno l'interesse dei più forti contribuendo a isolare il singolo. Tempo fa ho conosciuto una donna di una finezza unica che sua madre stava uccidendo lentamente. Malgrado il mio intervento non sono riuscita a salvarla e me ne rammarico. Purtroppo i vicini di casa si sono rifiutati di testimoniare e non è stato possibile denunciare. La donna in questione era una docente universitaria che la madre, sin da quando era in fasce, maltrattava. Trovato un lavoro si allontanò dalla famiglia, ma con l'inganno venne intercettata e portata quasi a morte. Adesso, perdute le speranze di vivere, si sta preparando all'evento finale, dopo aver lasciato tutti i suoi beni all'unica persona cara. Questa storia mi fa riflettere ancora una volta sui pregiudizi sulla famiglia che viene considerata un luogo sicuro, ma che spesso nasconde terribili insidie. Vorrei sensibilizzare chi legge a non criticare ma anzi aiutare le persone in difficoltà specialmente se dietro ci sono parenti che condannano. Queste sono condizioni limite e pericolose per cui è necessaria la denuncia. E non importa se la famiglia è apparentemente perbene. La cattiveria è trasversale ed interessa tutti gli strati sociali. Essere intellettuali non significa essere moralisti e presuntuosi ma persone umane e pietose non giudicanti. Purtroppo la violenza impera e l'ipocrisia è la cifra del nostro mondo. Non serve essere gentili a parole bisogna dimostrarlo nei fatti. È inutile costruire castelli se poi all'interno ci sono mostri. Al nord le cose funzionano diversamente. C'è più oggettività. Il sud prende sempre il peggio e si allinea con gli atteggiamenti più vieti. Anna Lambori

PUBBLICATO 17/07/2023 | © Riproduzione Riservata



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