LE STORIE DI MANUEL Letto 1928  |    Stampa articolo

Lo sguardo del lupo

Foto © Acri In Rete
Manuel Francesco Arena
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Nella notte era arrivata la regina bianca dell’inverno dalle fredde manine senza che nessuno potesse accorgersene. Silenziosa, ne era caduta così tanta da coprire strade, villaggi, case e solitudini.
ùCiò che emergevano ancora intatti e che mai nessuna nevicata avrebbe potuto coprire, neppure la più severa, erano i ricordi. Quelli affioravano dall’animo umano come monti senza cima visibile.
L’uomo aveva messo i soliti stivali, preso l’ascia e si era incamminato lungo il tratturo nella selva per fare un pò di legna. Con se aveva la solita cagnolina che non lo abbandonava mai.
C’erano tutto attorno orme strane, di lupo avrebbe detto qualcuno. Tanti, specie i più anziani raccontavano di lupi che d’inverno, spinti dalla fame si avvicinavano al villaggio. Eppure lui che conosceva quei luoghi come i pantaloni di fustagno che aveva addosso, non ne aveva mai visto uno nella sua vita. Tuttavia non ne aveva mai avuto timore anche quando d’autunno andava per funghi in luoghi più selvaggi. Solo tanto rispetto si, ma timore mai.
Per ogni passo che faceva, le gambe affondavano e parte della neve gli andava giù dall’orlo degli stivali bagnandogli un pò le calze. Tra i monumentali alberi, finalmente dopo mezz’ora di cammino trovò un giovane carpino caduto sotto il peso della neve. Con l’ascia lo liberò dai rami e gli tolse la cima per trascinarlo meglio. Il menare l’ascia lo aveva fatto sudare, al punto che iniziava a sentire freddo. Prese un pò di fiato guardando la cagnolina giocare tra i cumuli bianchi di neve dove non di raro, spariva per poi riemergere con un simpatico ghigno. Dalla tasca del pesante tabarro, cavò una bottiglietta metallica colma di Sambuca. Ne bevve qualche sorso e quando finalmente l’alcol gli scaldò il sangue nelle vene, prese il tronco si incamminò verso casa.
Giunto nella radura a pochi metri dal caseggiato, notò che le calze erano ormai fradice e pensò per la prima volta che faceva veramente talmente freddo che pure i pensieri avrebbero potuto gelarsi da un momento all’altro. Il cielo intanto aveva preso il colore del latte cagliato al di là dei monti; era prevedibile che da lì a poco sarebbe di nuovo cominciato a nevicare.
Senza che potesse accorgersene mentre la cagnolina lo precedeva, oltre i pini coperti di bianco dietro a se, erano da poco apparsi due occhi ben nascosti che lo fissavano. Erano proprio gli occhi curiosi di un lupo che acquattato se ne stava immobile. Solo all’imbrunire, verso sera, un ululato forte fece tremare la terra, incrinare i pini laricii e muggire di terrore i vitelli nelle stalle.
Allora i racconti dei vecchi all’osteria non erano solo semplici fantasticherie come i più giovani credevano? Era oramai innegabile, sua maestà il lupo, l’unico vero ed incontrastato Re della Sila era tornato o più semplicemente, non era mai andato via dai suoi boschi.

PUBBLICATO 18/01/2025 | © Riproduzione Riservata



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