Come il miele e la neve
Manuel Francesco Arena
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L’albero delle noci è una pianta orgogliosa sicura di se. Dal suo legno si ricavano mobili di indiscusso valore mentre in autunno regala buonissimi frutti. In alcuni luoghi, come da tradizione sin da tempi più antichi, dalla noce ne viene ricavato anche un pregiato olio ricco di proprietà; per farne un litro addirittura occorre trasformare oltre tre chili di gherigli, mica niente!
Tuttavia questa pianta è sempre solitaria, colpa della tossicità contenuta nelle sue foglie caduche che si posano nel terreno ad essa vicino facendo sì che sia inospitale per altri alberi o germogli vari. Un chiaroscuro quello del noce, albero maestoso eppure contraddittorio un po' come può sembrarlo la nostra meravigliosa terra di Calabria. Una terra solare ma forse pure troppo abbandonata al suo destino dove vive gente meravigliosa che nella persona di Dario Brunori, in arte Brunori S.a.s. in onore della ditta di famiglia, ha trovato il suo eroe in questo festival di Sanremo che lo vede come favorito alla vittoria. Un eroe per bene e posato che sa fare musica da sempre in modo garbato come solo alcuni grandi cantautori hanno saputo fare. Lo vedi presentarsi sul palco con la sua chitarra pregno di semplicità senza ostentare, perché da ostentare non ha nulla se non il suo indiscusso talento ed un’allegria che sprizza dal suo sorriso tipica di chi si sta veramente divertendo e godendo il momento senza avere particolari tensioni. Nella delicata e personale canzone di Brunori, quella terra “crudele dove la neve si mescola al miele e le persone buone portano in testa corone di spine” in cui egli è cresciuto, c’è come un moto che prende vita dalle fondamenta per animare quei luoghi e quelle genti che lì vivono. E’ un moto di bellezza questo, un volersi unire simbolicamente sotto la bandiera di quell’antenato del gelato tutto calabrese chiamato “scirubetta” il quale è fatto per l’appunto mischiando la neve fresca al miele di fichi o in altre varianti, anche al mosto cotto o agli agrumi. Da sottolineare che in questo non c’è nulla di popolano o folkloristico come si potrebbe pensare, anzi va interpretato in chiave di un’elegante voler risaltare orgogliosamente le proprie radici come con il dovuto rispetto che bisogna portare ad un grande artista quali è Fabrizio De Andrè, fece con la sua Genova dedicandogli l’immortale capolavoro Crêuza de mä. Dopo ancora a seguire si potrebbero citare anche Antonello Venditti con Grazie Roma, l’Emilia struggente di Francesco Guccini che vive in Piccola città o un altro nostro conterraneo come Rino Gaetano con la sua Ad esempio a me piace il sud. Di sicuro gente che ha fatto la storia della musica pop italiana e non semplici banali autori di canzonette! Al di là di come andrà la finale che eppure vede sfidarsi artisti di buon valore, questo Sanremo è già stato ampiamente vinto dalla nostra Calabria. Quella Calabria emersa nei versi di questo albero delle noci dove tutti abbiamo trovato un po' di noi stessi, dei nostri ricordi e soprattutto la voglia di un riscatto che attraverso la musica di un ragazzo semplice della porta accanto, si fa un inno che resterà a lungo a vibrare non solo nelle radio ma anche nelle nostre vite. |
PUBBLICATO 15/02/2025 | © Riproduzione Riservata

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