I RACCONTI DI MANUEL Letto 1185  |    Stampa articolo

Viva l’Italia interna

Foto © Acri In Rete
Manuel Francesco Arena
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Fa un caldo atroce anche sulla Sila questo venerdì. Addirittura le previsioni dicono che sia il giorno più caldo di quest’ondata bollente che sta avvolgendo l’Italia in questi giorni. Sarà, ma d’estate come diciamo ad Acri “è tiampu du sua a luglio” – ndr. del caldo –. Tuttavia alle otto e trenta siamo già sulla strada con i nostri cavalli di carbonio.
L’asfalto è rovente e l’acqua della borraccia già a Parco Caccia è diventata calda come un tè appena tolto dal fuoco. Non c’è refrigerio che tenga, si sente davvero stavolta. A Giamberga appaiono i covoni di fieno in immense praterie d’erba ingiallita tinteggiata da papaveri stanchi che hanno perso il loro caratteristico colore rosso.
Con il mio amico, solito luogotenente di tante pedalate, cavalcando le nostre biciclette ci gustiamo il panorama apparentemente sempre lo stesso, ma eppure continuamente in totale mutamento giorno per giorno. Giunti alla fontana di Parco Varrise una rinfrescata è d’obbligo. Come sempre c’è spazzatura ovunque, segno di passaggio del più pericoloso animale esistente in natura, ovvero l’homo cretinus.
Due buste piene zeppe legate ad un albero mi lasciano però pensare che in fondo mettere un bidone dove uno possa lasciare la spazzatura, non sarebbe poi una cattiva idea. Nessuna giustificazione per l’homo cretinus, sia chiaro! Però almeno si potrebbe mitigare l’impatto visivo ed inquinante di questa landa che circonda la fontana la quale puntualmente dopo esser pulita, ogni volta viene tristemente addobbata di nuovo a discarica dai predoni delle abbuffate. La nostra tappa procede fino al lago Cecita. Con queste temperature calde, settanta chilometri bastano.
Le tappe più lunghe se Dio vuole, le riprenderemo non appena rinfresca di qualche grado. Una fermata al bar del lago è d’obbligo. In questo porto sicuro nel cuore della Sila dove uno si sente a casa, abbiamo trovato sempre un buon caffè e tanta gentilezza ad accoglierci.
Seduti al tavolino sotto una franca frescura, facciamo due chiacchiere con Giovanni il proprietario del locale.
Vorremmo fermarci per ore lì tanto si sta bene, ma si è fatta ora di tornare. Per le undici e trenta puntiamo ad essere ad Acri così da risparmiarci le ore più calde. Dopo aver salutato Giovanni ed esserci lasciati alle spalle il bar ed il lago, mi viene in mente fastidiosamente un articolo che parla di un documento del governo sulle aree interne dove sta scritto senza mezzi termini “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile” di esse.
Non idee per salvarle, ma cure per aiutare a morire diverse cittadine, paesi e borghi sparsi in un’Italia meravigliosa e lontana dai grossi centri.
E’ chiaro a tutti che questo progetto scellerato forse va avanti da tempo. Infatti da anni stiamo assistendo a quel che è quasi un incoraggiamento per i giovani a partire, poiché più luoghi vengono abbandonati e paradossalmente più risparmio c’è per lo stato. Un vero e proprio circolo vizioso che si è innescato poiché questi luoghi interni, perdendo popolazione a loro volta perderanno in servizi, sanità e finanche rappresentanza politica.
Penso che oggi più che mai la restanza è l’unica forma di resistenza. Tuttavia però mettendo questa cosa nero su bianco in un documento eppure passato in sordina, una politica fallimentarmente miope ha dichiarato senza mezzi termini che esistono due “Italie”, una di serie A e una di serie B.
Purtroppo se perdiamo le radici, la storia, le tradizioni avremo perso un po' di noi stessi perché gli Appennini e le Alpi sono la spina dorsale di questo nostro paese. Ciò purtroppo quanto verrà capito, sarà troppo tardi.
Invito i nostri governanti a togliere giacche e cravatte per fare un tour lontano da Roma: vadano a visitare i piccoli borghi, a magiare un gelato nelle piazze dei nostri paesi, entrino nelle vecchie case dove al centro stanno ancora i camini per sentire le storie dei vecchi.
Solo così potranno veramente capire questi posti che vogliono condannare all’abbandono dove chi li abita ancora, lo fa con uno struggente amore. Mentre a pochi chilometri da casa sono perso in questi pensieri, incontro una cicloturista bella come la Venere di Botticelli che fa sfumare in me d’improvviso ogni contrarietà, almeno per il momento: è vero, a volte in fondo basta un raggio di sole per illuminarti un momento. La ragazza è molto simpatica oltre ad essere bella.
Parliamo qualche minuto con piacere e gli racconto dei panorami silani che incontrerà più avanti.
Alla fine della conversazione nella mia cuffia salta fuori un John Denver d’annata che con “Take me home, country road” dolcemente mi riaccompagna a casa dove ad attendermi ci sono una doccia rigenerante ed un’anguria fresca.

PUBBLICATO 05/07/2025 | © Riproduzione Riservata





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