Le antiche botteghe di paese e la poesia perduta
Manuel Francesco Arena
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E voi li ricordate? Eravamo tra anni 90, inizio 2000 ed in ogni rione o frazione ce ne era uno.
Erano i piccoli negozietti alimentari. In una stanza tante volte di poche decine di metri quadri gestito da colui che era cassiere e tante volte all'occorrenza anche salumiere o commesso, era stipato tutto l'essenziale. Particolari erano il profumo di mortadella che veniva fuori dal banco, del baccalà sotto sale a Natale e del pane ancora caldo. Lì infatti c'era tutto quello che serviva alla famiglie compreso il frigo con i gelati il quale per noi bambini quando veniva l'estate, era l'attrazione migliore che potevamo immaginare. Per non parlare dei palloni supersantos appesi nelle reti fuori la porta! Sembravano cocomeri dalla buccia d’arancia e costavano circa duemila lire. Quei palloni erano il miglior regalo che si potesse desiderare per una generazione che amava sognare i campioni del calcio. All'epoca si era in un mondo meno globalizzato dove si viveva meglio e questi negozietti rappresentavano un'economia per le famiglie che li gestiva. In più erano comodità per i più anziani e per chi non aveva la macchina per raggiungere i "Supermercati" che stavano in città. In questi piccoli magazzini che a rimembrarli ora hanno un sapore nostalgicamente romantico trovavi tanta gentilezza, familiarità ed era impossibile non sentirti a casa. Poi gli anni andarono avanti. Dissero che stava arrivando il progresso. Tutti iniziarono ad avere voglia di nuovo ed andare nelle botteghe diventò anacronistico. Erano arrivate le grandi catene ed anche nei piccoli paesi aprirono i grandi centri commerciali con le loro insegne illuminate pure di notte e con il volantino delle offerte della settimana. Quello per i piccoli negozietti fu la fine. Ad uno ad uno chiusero quasi tutti saracinesca. I frigo dei gelati d'estate rimasero vuoti per sempre. I caratteristici palloni arancioni appesi non furono messi più sulle porte. Finirono di invadere i vicoli anche i profumi della mortadella, quello del pane appena sfornato e del baccalà che arriva dalla Norvegia in dicembre. Senza nemmeno accorgercene, finì per sempre un piccolo mondo di contrada o se preferite provinciale, e con esso tutta la poesia ci regalava. Foto dal profilo faceobook di Antonio Biagio Serra. |
PUBBLICATO 27/07/2025 | © Riproduzione Riservata

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