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Affidamenti diretti e conflitti: il sindaco fugge dalle sue responsabilità

Foto © Acri In Rete
Nicola Feraudo
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C’è un principio fondamentale che regge la vita democratica di un Comune: il Consiglio comunale esercita controllo e indirizzo politico, il Sindaco risponde. Non è un’opinione, è la legge a prevederlo.
Eppure, ad Acri, questo principio sembra essere un optional!
Durante la seduta consiliare del 13 dicembre scorso, il sottoscritto, insieme ad altri consiglieri comunali, ha presentato una interrogazione formale rivolta al Sindaco Pino Capalbo.
L’interrogazione era chiara, puntuale, inequivocabile: si chiedeva se, sotto l’attuale sindacatura, il Comune di Acri avesse affidato lavori, forniture o servizi – tramite affidamenti diretti o trattative con unico operatore – a soggetti che fossero stati o fossero tuttora soci del Sindaco, oppure soci di suoi congiunti stretti (padre, fratelli, figli).
È bene chiarirlo con forza: quell’interrogazione non era affatto generica né esplorativa. Era stata presentata perché chi l’ha proposta era già a conoscenza dell’esistenza di affidamenti diretti a favore di un soggetto legato, da rapporti societari, al fratello e al padre del sindaco. Con quell’interrogazione si chiedeva al sindaco di fare ciò che spetta a chi governa: assumersi pubblicamente la responsabilità politica di ammettere quei fatti e di spiegare le scelte compiute.
Insomma, domande legittime, dovute e che qualsiasi amministratore trasparente avrebbe il dovere politico e morale di affrontare
La risposta, però, per ragioni facilmente comprensibili, non è mai arrivata.
Anziché un riscontro del sindaco, sono state trasmesse alcune note dei responsabili di settore, nelle quali questi si limitano a dichiarare, in modo generico, di non aver mai ravvisato conflitti di interesse nella loro attività.
Ma questo non è ciò che era stato chiesto. E soprattutto, non è una risposta ad una interrogazione consiliare: alle interrogazioni, anche a quelle scomode, risponde il sindaco, non i funzionari.
È il Sindaco che dovrebbe (un Sindaco con la S maiuscola) assumersi la responsabilità politica delle scelte amministrative compiute, senza nascondersi dietro dichiarazioni tecniche che nulla hanno a che vedere con il contenuto dell’interrogazione.
Infatti, limitarsi a dire che “non si sono rilevate situazioni di conflitto di interessi” non chiarisce se determinati affidamenti ci siano stati o meno, a chi siano stati assegnati, e quali rapporti societari intercorressero tra i beneficiari e il sindaco o i suoi familiari.
E il motivo è evidente.
L’interrogazione nasce da un dato di fatto che a molti ad Acri è ben noto: il Comune fa un uso massiccio e sistematico degli affidamenti diretti, una procedura non comparativa che consente di scegliere direttamente le ditte senza gara e che se ripetuta, come avviene nel nostro Comune, finisce per alterare la concorrenza e per escludere molte imprese dal mercato dei lavori pubblici.
In questo abuso – perché di abuso si tratta – emerge con chiarezza una ditta che, dal 2017 ad oggi, avrebbe ricevuto affidamenti per oltre 200 mila euro e il cui titolare è attualmente socio, in un’altra società, con il padre e con il fratello del Sindaco.
Ma vi è di più: in passato è stato anche socio dello stesso sindaco.
Ecco perché il sindaco, che si conferma politicamente un despota, ha preferito non rispondere.
Perché rispondere avrebbe significato ammettere fatti politicamente gravissimi oltre che assumersi la responsabilità di scelte che pongono un’ombra pesantissima sull’imparzialità dell’azione amministrativa.
A questo punto le domande non possono più restare chiuse nei cassetti del Consiglio comunale, ma devono essere poste direttamente all’opinione pubblica: è normale che una ditta così strettamente legata alla famiglia del Sindaco riceva una quantità così rilevante di affidamenti diretti dal Comune?
È normale che il Sindaco, di fronte a domande tanto precise, eviti di rispondere assumendosi la responsabilità politica delle proprie scelte?
Non è accettabile che chi ha legami societari con chi governa e i suoi parenti sia destinatario di affidamenti diretti, specie così se così numerosi.
Tutte le imprese dovrebbero avere le stesse opportunità, senza corsie preferenziali, senza sospetti, senza zone grigie.
In tale contesto, la strada maestra, che ribadisco da tempo, è una sola: ridurre drasticamente gli affidamenti diretti e privilegiare le procedure comparative, le gare, la trasparenza.
Solo così si garantiscono imparzialità, concorrenza e fiducia
dei cittadini nelle istituzioni.
Dal punto di vista politico, invece, emerge come, anche in questo caso, il sindaco abbia scelto la fuga dalle proprie responsabilità politiche.
E quando un sindaco evita di rispondere a domande così chiare da parte di un consigliere comunale nell’esercizio delle sue prerogative, quel silenzio non è neutro: è una scelta politica precisa, che pesa come un macigno.

PUBBLICATO 01/02/2026 | © Riproduzione Riservata



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