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Silenzi istituzionali e risposte delegate

Foto © Acri In Rete
Redazione
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Il contributo concesso dal Comune di Acri alla pubblicazione del progetto editoriale "La terza via dell’inclusione. Relazione, interiorità e cura educativa", così come riportato e discusso solo sulle pagine di acrinrete.info, ha sollevato interrogativi legittimi tra i cittadini.
Interrogativi che non riguardano il valore del tema trattato, né il diritto di un autore a proporre il proprio lavoro, ma il metodo, le priorità e soprattutto la gestione pubblica del confronto.
Di fronte a domande chiare sull’opportunità e sui criteri del contributo, l’amministrazione comunale ha scelto una strada quantomeno singolare: non rispondere direttamente. Al posto di un chiarimento istituzionale, puntuale e trasparente, si è preferito il silenzio. O, peggio, si è lasciato che a rispondere fosse l’autore stesso della richiesta, Francesco Luigi Gallo.
Una scelta che solleva più di una perplessità: perché delegare a un soggetto direttamente interessato ciò che dovrebbe essere spiegato da chi amministra risorse pubbliche?
Questo slittamento di responsabilità è tutt’altro che secondario. Le risposte sulle scelte dell’ente non possono essere affidate alla difesa dell’autore beneficiario, per quanto articolata o legittima essa sia.
Il tema non è personale, ma politico e amministrativo. Ed è qui che il silenzio dell’istituzione diventa assordante.
C’è poi un aspetto che nel dibattito è stato sorprendentemente sottovalutato: il precedente che questa richiesta crea. Se un cittadino può, giustamente, inviare una PEC al Comune per chiedere un contributo alla pubblicazione di un progetto editoriale, allora lo stesso diritto deve essere riconosciuto a ogni cittadino acrese, per la pubblicazione di un’opera su qualsivoglia argomento. È un principio di equità amministrativa elementare.
La domanda, dunque, non è “perché questo libro”, ma quali criteri generali intende adottare l’amministrazione da ora in avanti.
Su questo punto, invece, il dibattito sembra fermarsi a valutazioni apodittiche, buone per giustificare ex post una singola decisione, ma insufficienti a definire una linea pubblica chiara.
Senza criteri espliciti, senza un regolamento noto, senza un indirizzo politico dichiarato, ogni contributo rischia di apparire discrezionale, anche quando è formalmente legittimo.
Infine, la discussione viene spesso deviata sul piano simbolico o personale, mentre la questione centrale resta inevasa: quali sono le priorità culturali del Comune di Acri e come vengono selezionate?
Rispondere a questa domanda non significa sminuire il valore di un progetto, ma rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il confronto pubblico non si tutela evitando le domande, né demandando le risposte a chi è parte in causa. Si tutela con la trasparenza, con il coraggio politico e con la disponibilità a spiegare le proprie scelte.
Il resto, per quanto ben scritto, resta una difesa individuale là dove sarebbe servita una risposta istituzionale.

PUBBLICATO 09/02/2026 | © Riproduzione Riservata



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