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Prendere lezioni si può, ma dipende da chi

Foto © Acri In Rete
Marcello Perri
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Una delle cose più strane di cui ho memoria è la vicenda del contributo al sig. Gallo per la pubblicazione del suo libro. Ancora più strano è che il comune non abbia proferito parola ma sia stato il diretto interessato a farlo. Un fatto strano, senza precedenti, ma come si suol dire, non c’è limite al peggio.
Il sig. Gallo, nel suo sproloquio, ha cercato di farci una lezione in merito a quanto accaduto.
Probabilmente non conosce Acri, la sua storia ed i suoi maestri e quindi non sa che noi acresi siamo abituati a ben altre lezioni e soprattutto, le accettiamo e le apprezziamo.
Dipende però da chi le tiene. Le accettiamo in primis da chi non sente il bisogno di mostrare il proprio curriculum. Non le accettiamo da chi ostenta grandezza quando questa non c’è.
Quando si è grandi ed importanti non si va alla ricerca di un contributo. Ma questa è un’altra storia.
Noi acresi siamo abituati alle lezioni del Padula, di Talarico, del Prof. Abruzzo, del Prof. Scaramuzzo. E mi fermo qui. Citando proprio quest’ultimo mi viene in mente una delle sue frasi più emblematiche e chi ha avuto la fortuna di essere tra i banchi del liceo come suo studente, se lo ricorderà bene: “a cultura costa tiamp sordi e fatica, e chini a vo si le de fear.”
Sperando venga capito il senso di questa frase, non ci resta che iniziare il conto alla rovescia aspettando la fine di questo scempio.
Con l’augurio di non dover leggere altri curriculum.

PUBBLICATO 11/02/2026 | © Riproduzione Riservata



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