Corsi e ricorsi storici nelle terre bruzie
Giuseppe Donato
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Madonna del Pilerio, San Valentino martire, Carnevale, Le Ceneri, Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Sacro e profano concentrati nel 2026 nell’arco di soli 8 giorni, dal 12 al 20 febbraio.
In mezzo, la solitudine di chi si è ritrovato il fiume in casa, indesiderato, temuto ma sottovalutato. La furia del fiume in piena non ha risparmiato i luoghi dove placidamente, fino a qualche giorno prima, scorreva intenzionato a terminare la sua corsa in mare. Tarsia, Cassano allo Ionio, Lattughelle di Sibari, Sibari, Corigliano-Rossano, piangono ancora una volta il superamento quando non proprio la rottura degli argini che nulla hanno potuto contro lo strapotere della natura che si riprende tutto lo spazio che si era pazientemente costruito negli anni e che sembrava aver ceduto in balia di un tacito accordo. Geologi che postano le foto d’epoca nelle quali l’alveo del fiume Crati appare in tutta la sua estensione con ampi spazi di tracimazione naturalmente disegnati dalla corsa del fiume, proprio lì dove oggi sorgono strutture commerciali che paiono sospese fra la montagna e il fiume, con i rocciatori che periodicamente srotolano teli protettivi atti a contenere eventuali movimenti franosi della parete alle spalle dell’area commerciale di Zumpano. Poco più avanti il fiume Crati si è ripreso un tratto della strada provinciale 234 detta appunto Destra Crati. In rete spopola la singolare statua equestre del re visigoto Alarico, che sovrasta il suo fido destriero, affogata fino al ventre, quasi a giustificare la strana posizione attribuitagli dallo scultore torinese Paolo Grassino. L’eccezionale ondata di maltempo che si è abbattuta sulla Calabria e quindi anche nel perimetro del comprensorio che abbraccia Rende, Cosenza e Castrolibero, ha già conquistato un posto di rilievo nell’almanacco degli eventi calamitosi, alla pari della storica esondazione del fiume Crati nel novembre del 1959. In quell’occasione il fiume ridisegnò l’universo urbano del cosiddetto Lungo Crati De Seta, spazzando via le botteghe che si alternavano lungo gli argini del fiume in piena, invadendo quartieri popolari, negozi e abitazioni situate alle pendici dei colli Triglio e Pancrazio. Singolare appare dunque la collocazione di questo ennesimo accadimento, fra le festività delle Sante patrone delle città di Cosenza e Rende, ricollocate nel calendario proprio per ricordare due eventi che ne avevano segnato la storia passata e recente. Il 12 febbraio del 1854 un terribile terremoto colpisce la città di Cosenza che un anno dopo ottiene lo spostamento della festività relativa alla Madonna scura in volto dall’8 settembre, giorno della Natività di Maria, al 12 febbraio, elevandolo a festa patronale. Stessa sorte per l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, solitamente festeggiata l’8 dicembre, ma nelle terre bagnate dal fiume Campagnano inizialmente elevata a festa patronale nello stesso giorno e per gli stessi motivi della Madonna del Pilerio, per poi passare in seguito al terremoto del 1980, meno disastroso di quello del 1854 ma più sentito nel territorio rendese, al 20 febbraio. Un incrocio di date ed eventi che il fiume Crati ha voluto novellare, rinnovando quanto avvenuto all’imbrunire di quel 24 novembre del 1959, nella trascorsa notte fra il 12 e il 13 febbraio, inserendosi proprio nell’intervallo compreso fra le feste patronali dei due centri più rappresentativi dell’hinterland bruzio. A futura memoria. |
PUBBLICATO 16/02/2026 | © Riproduzione Riservata

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