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Ruote di scorta della democrazia

Foto © Acri In Rete
Giuseppe Donato
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Siamo appena usciti dalla tornata elettorale di secondo grado per l’elezione del Presidente della Provincia di Cosenza e dei 12 consiglieri che rappresenteranno le istanze dei 150 comuni compresi nel territorio più vasto della Calabria.
I risultati sono noti a tutti e le analisi non sono mancate, sospinte dalle sorprese solitamente riservate dal voto ponderato che in più di una disamina risulterebbe aver fatto pendere il piatto della bilancia a favore o contro.
La concomitanza del turno di votazione con la giornata dedicata alle donne offre però un’ulteriore occasione di riflessione, entrando nei numeri di una competizione che anche quest’anno ha prodotto un’insignificante presenza della componente femminile nella formazione dell’assise provinciale.
Sono soltanto due le candidate elette, entrambe nelle file della maggioranza, contro i 10 colleghi di sesso maschile, risultato che combacia con quello della precedente tornata colorata di rosa soltanto per l’elezione della Presidente Succurro, passata alle scorse regionali così come la consigliera Madeo agli scranni reggini.
A dover far storcere il naso a più di un’agguerrita rappresentante dell’altra metà del cielo, dovrebbe concorrere e non poco la composizione delle liste per l’elezione dei consiglieri provinciali, vincolata alla regola scritta della percentuale di presenza attribuita a ciascun sesso non superiore al 60%, rivelatrice del tutt’altro che partecipato coinvolgimento dell’universo femminile, inferiore alla componente maschile già prima della consultazione elettorale.
L’apoteosi la si raggiunge in sede di scrutinio, quando alla voce voti conseguiti si riscontra lo zero assoluto, a certificare la drammaticità della partecipazione alle operazioni di voto.
Candidature di servizio, le chiamano, come le donne che fanno le pulizie nelle case agiate e non hanno voce in capitolo pena la rimozione immediata. Il dato emerge in tutta la sua drammaticità nelle liste minori a supporto del candidato Presidente, dove la componente donna risulta totalmente asservita alle ambizioni dei candidati di sesso opposto, raggiungendo raramente affermazioni numeriche che la sdoganino dalla mera funzione di riempimento della lista.
Francamente, come segno tangibile del rispetto dovuto alle donne e richiesto dalle donne, sono proprio quest’ultime che dovrebbero domandarsi perché nel 2026 sono ancora costrette a riempire le file della democrazia partecipata, facendosi annoverare fra le ruote di scorta al servizio delle scintillanti vetture sulle quali la propaganda dei colleghi maschi sfreccia verso uno scranno (quasi) sicuro?

PUBBLICATO 11/03/2026 | © Riproduzione Riservata



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