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Acri e il paradosso del canile: quando le inaugurazioni arrivano prima delle risposte

Foto © Acri In Rete
Michele Ferraro
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C’è qualcosa di profondamente stonato nell’aria, ad Acri. C’è un dettaglio che sfugge, o forse si spera che sfugga. Ad Acri si inaugura un’ oasi canina nuova di zecca, ma nessuno è in grado di dire con chiarezza quali cani accoglierà, con quali criteri, con quale strategia. Una struttura che, in teoria, dovrebbe portare ordine, tutela e trasparenza per affrontare con chiarezza la presenza incontrollata di cani liberi sul territorio urbano.
Una città che, soprattutto, di sera cambia volto. Basta una passeggiata serale per rendersene conto. Le strade del centro, i quartieri periferici, le scalinate che collegano i rioni storici: ovunque, più cani che persone. Non è un’impressione, è un dato di fatto.
E non si tratta di un giudizio sugli animali che sono vittime e non colpevoli, ma sulla gestione pubblica di un problema che riguarda la sicurezza, la convivenza e la responsabilità.
La domanda che molti cittadini si fanno è semplice: come è possibile inaugurare un oasi canina senza comunicare quali cani accoglierà, come verranno gestiti gli animali già presenti sul territorio, quali risorse economiche e professionali sosterranno il servizio, come verrà garantita la sicurezza dei cittadini e il benessere degli animali.
Un taglio del nastro non risolve un fenomeno complesso.
Senza queste informazioni, il rischio è che l’oasi canina diventi un contenitore simbolico, un gesto di facciata, un modo per dire “abbiamo fatto qualcosa” senza aver realmente affrontato il problema.
Non basta un edificio nuovo per trasformare una politica inesistente in una politica efficace.
La comunità ha bisogno di risposte, non di cerimonie. Acri non è una città disattenta. E’ una comunità che osserva, che discute, che si interroga.
E che, soprattutto, non accetta più risposte vaghe o rassicurazioni generiche.
La gestione del randagismo è un tema serio, che richiede competenza, pianificazione e dialogo costante con la cittadinanza.
Perché la verità è semplice: non si può chiedere ai cittadini di convivere con un fenomeno crescente e potenzialmente pericoloso mentre le istituzioni si limitano a inaugurare strutture senza spiegare come verranno utilizzate. Il canile può essere un punto di svolta.
Oppure può diventare l’ennesimo monumento all’arte di rinviare i problemi. Dipende da ciò che verrà fatto adesso.
E soprattutto da ciò che verrà finalmente detto.

PUBBLICATO 13/04/2026 | © Riproduzione Riservata



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