Acri non muore quando si parte. Muore quando si smette di provarci
Vincenzo Abbruzzese
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Acri si sta svuotando. E no, non è solo “colpa della mancanza di lavoro”. È anche colpa nostra.
Ci lamentiamo che non c’è niente da fare, ma quando qualcuno prova a organizzare qualcosa non partecipiamo. Diciamo che i giovani devono restare, ma poi critichiamo chi prova ad aprire un’attività. Vogliamo cambiamento, però aspettiamo sempre che lo faccia qualcun altro. La verità è che è più facile dire “qui non funziona niente” che mettersi in gioco. Acri non ha bisogno solo di soldi o progetti dall’alto. Ha bisogno di mentalità diversa. Eventi fatti bene, turismo valorizzato, spazi per i giovani, idee nuove: tutte cose possibili. Ma finché restiamo fermi a guardare o a giudicare, non cambierà nulla. Chi vuole andare via, andrà. Ma chi resta deve scegliere: continuare a lamentarsi o iniziare a costruire davvero qualcosa. Perché Acri non muore quando la gente parte. Acri muore quando chi resta smette di provarci. |
PUBBLICATO 19/04/2026 | © Riproduzione Riservata

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